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dossier sanità

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ospedale di Cividale:
la situazione

15 novembre 2003

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Dopo un lungo periodo di attesa, torniamo nuovamente a parlare dell'ospedale di Cividale e lo facciamo partendo dall'unico dato positivo che possiamo ad oggi registrare: la sottoscrizione unanime in Consiglio Comunale di una mozione che, in buona sostanza, richiede la revisione della Legge Regionale 13, la cui applicazione è alla base delle difficoltà in cui versa buona parte della sanità regionale.
E' un fatto importante, che manifesta la consapevolezza generale della grave situazione in cui versa la sanità regionale e locale: la spesa sanitaria non è diminuita, l'efficienza del servizio non è aumentata, sono cresciuti i disagi ed è sempre più difficile garantire una adeguata risposta alla domanda di salute che viene dai cittadini. Parlavamo di necessità di revisione della Legge 13, ma, a breve termine, non è previsto nessun intervento deciso in questa direzione e il recente impegno espresso dalla Giunta Regionale a non chiudere i piccoli ospedali non ci rassicura molto.
Il nostro timore è che nel frattempo continui il processo di indebolimento di ciò che resta dei piccoli ospedali e in questo senso le notizie che ci vengono da Cividale, come da altre realtà, sono molto preoccupanti.
Il laboratorio di analisi che eseguiva analisi su campioni provenienti anche dai distretti di Udine e di Tarcento è in via di smantellamento. Le promesse di sviluppo e potenziamento espresse solo 2- 3 anni fa sono state smentite dai fatti: la parte di servizio dedicata alla microbiologia non c'è più e, nonostante che per molte analisi le risposte vengano consegnate in tempi nettamente più rapidi di quanto non avvenga in altre sedi, il servizio è a serio rischio di chiusura.
Il servizio di Endoscopia che fino a pochi mesi fa era in grado di fornire un numero elevato di prestazioni (circa 2000 l'anno) rischia seriamente la chiusura. Oggi vieme garantita una sola seduta la settimana e per di più limitata alla esecuzione di gastroscopie, mentre per le analisi del colon bisogna rivolgersi a Udine dove le liste di attesa, per carenza di organico, sono lunghissime (fino a 8-12 mesi).
Il Pronto Soccorso non è ancora stato trasferito nella sua sede definitiva nonostante i locali ad esso riservati, dopo due profonde ristrutturazioni, siano già da tempo disponibili. Il Pronto Soccorso è chiamato a svolgere una importante funzione di filtro, ma è in grado di svolgere adeguatamente queste funzioni solo se alle sue spalle, e lo diciamo da tempo, c'è una rete qualificata di servizi e consulenze. Intanto non mancano voci su una possibile riduzione della sua operatività alle ore diurne che, se veramente realizzata, determinerebbe in sostanza la sua chiusura.
Il servizio di Radiologia dal mese di novembre resterà con un solo medico che, con ogni probabilità, verrà mandato a Udine a colmare le carenze di organico del Santa Maria della Misericordia. Intanto, fin che dura, si continua a lavorare con macchinari obsoleti di cui già da tempo è stata richiesta la sostituzione.
Il servizio di Cardiologia ha ridotto in 10 anni di circa il 30% il numero di prestazioni erogate.
Il servizio di RSA contribuisce a sollevare le famiglie che hanno in cura anziani malati, ma non risponde in modo adeguato alle esigenze di cura di pazienti anziani dimessi precocemente o sottoposti a terapie chirurgiche. Questi pazienti spesso hanno recuperi lenti e richiedono una assistenza infermieristica, medica e assistenziale molto impegnativa, che può essere garantita solo da una struttura sanitaria che prevede cure ad alta intensità.
E potremmo andare avanti parlando della demotivazione del personale, delle richieste di trasferimento ad altra sede o funzione, dei pensionamenti anticipati, delle mancate sostituzioni di personale, delle promesse di potenziamento che vengono formulate ad ogni occasione e che puntualmente vengono non mantenute ...
Se Cividale piange, Udine non ride: parlavamo delle lunghe liste di attesa per analisi di routine, ma a queste bisogna aggiungere le difficoltà di molti altri reparti. L'ospedale Santa Maria della Misericordia è diventato un ospedale di I livello in cui si curano principalmente le patologie più semplici (quelle per intenderci che in passato erano trattate nei piccoli ospedali periferici). Ci troviamo di fronte al controsenso di un ospedale di Rilievo Nazionale e di Alta Specializzazione che si trova a fare la medicina minore e che vede il suo ruolo ridimensionato dall'invadenza della Facoltà di Medicina. Oggi a Udine è la Facoltà di Medicina che svolge il II livello (gli interventi più sofisticati) e che ha tutto l'interesse a dequalificare il Santa Maria della Misericordia.
Cosa fare nell'immediato? Non crediamo sia realistico sperare in un ritorno al passato e non vediamo nell'immediato la possibilità di un recupero di tutto quello c'era a Cividale. Con pari franchezza diciamo anche che l'ipotesi di un ospedale transfrontaliero, per quanto accattivante, non ci sembra concretizzabile a breve, sempre che sia realmente praticabile (pensiamo solo ai problemi organizzativi che sorgerebbero nella gestione di ammalati di lingua diversa e che fanno riferimento a sistemi sanitari diversi). Crediamo sia più realistico intervenire su punti più limitati, che però blocchino lo smantellamento dell'ospedale e lascino aperta la prospettiva futura di una possibile inversione di tendenza. In questo senso crediamo sia ad esempio utile potenziare la day surgery (piccoli interventi chirurgici a decorso post operatorio breve di tipo ortopedico, ginecologico, urologico, ...), facendo in modo che serva anche all'ospedale di Udine allegerendone il carico di lavoro. Sarebbe importante che questo servizio venisse svolto da un nucleo medico stabile e ad esso interamente dedicato. Crediamo sia fondamentale poi salvaguardare e potenziare il servizio ambulatoriale già oggi presente nel settore medico, chirurgico, ortopedico, pediatrico, ...
Tutto questo naturalmente non può prescindere dalla revisione della legge 13, dall'eliminazione dei doppioni, da una promozione e rivalutazione della sanità pubblica, da una politica sanitaria che non consideri la salute una merce, da una politica regionale che non privilegi un territorio rispetto a un altro solo perché elettoralmente più importante o più rappresentato in Consiglio Regionale, da una presa in esame seria del problema delle due facoltà di Medicina, ...
Rischieremo di ripetere cose che, inascoltati, diciamo già da tempo e lo diremmo in una situazione politica in cui le forze che, a suo tempo, realmente si sono battute contro la legge di riforma sanitaria regionale, risultano essere minoritarie anche all'interno della maggioranza che attualmente governa la Regione. Insomma temiamo che le esigenze di bilancio, la visione aziendalistica della sanità, la sostanziale intangibilità dei centri di potere forti (leggi università), alla fine producano cambiamenti più di facciata che di sostanza.
Speriamo di sbagliarci.

la redazione del sito

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