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dossier sanità

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Riforma della Legge 13:
un passaggio politico difficile

intervista a Pio De Angelis
Consigliere Regionale di PRC

15 aprile 2004

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Pio De Angelis, medico presso l'ospedale di Maniago, è sempre stato fortemente impegnato nella difesa della sanità pubblica. Attualmente è Consigliere Regionale di PRC, è membro della III Commissione Regionale e partecipa alle attività del Gruppo di Lavoro che, nel centro-sinistra regionale, si occupa dei problemi della sanità. Abbiamo avuto modo di intervistarlo poco dopo una riunione con il Circolo del Cividalese di PRC e abbiamo parlato con lui delle prospettive della sanità in Regione. Le righe che sotto vi presentiamo propongono i passaggi più significativi della intervista curata dalla redazione del sito.

Redazione: da molte parti emerge una forte richiesta di revisione della normativa che ha riformato la sanità regionale: lo chiedono gli operatori della sanità, i cittadini, molti rappresentanti delle istituzioni, ...
Vorremmo chiederti come stanno le cose in merito.
Pio De Angelis:: a mio parere le cose non stanno andando nel verso giusto. Trovo preoccupante il fatto che si sia pensato di andare prima alla realizzazione di un nuovo Piano a MedioTermine e solo dopo a una possibile revisione della L.R. 13.
E' un controsenso perché i contenuti del nuovo Piano a Medio Termine condizioneranno e forse anticiperanno le scelte politiche che si faranno al momento della revisione della Legge.

Red.: eppure ad ogni occasione ci viene detto che la spesa sanitaria della Regione è troppo elevata e condiziona pesantemente la possibilità di spesa regionale...
P.D.A.:
la spesa sanitaria è indubbiamente alta, ma è tale anche perché l'età media della popolazione regionale è elevata (con tutto ciò che questo comporta in termini di tutela della salute), perché ci sono sempre nuove esigenze sanitarie e nuove richieste in termini di diritto alla salute. Sottolineo il significato del termine salute che va inteso correttamente non come "assenza di malattia", ma come benessere complessivo della persona.
Se poi si vuole dire che sono necessari altri tagli devono spiegarci dove si vogliono fare: non certo sul personale che è ridotto all'osso, non certo sulla spesa farmaceutica che è al di sotto di quella di molte altre Regioni, non certo sui servizi territoriali che già funzionano in modo ridotto, ...
Ci sono molte ipotesi: si parla di ridurre ancora il numero degli ospedali, qualcuno accenna alla possibilità di creare una unica azienda sanitaria regionale, qualcun altro preferisce ipotizzare l'introduzione di una "tassa di scopo" per sostenere la sanità in Regione, ...
Tante ipotesi, tante proposte, tutte non convincenti; i doppioni e le vere fonti di spreco, cito solo l'Agenzia Regionale per la Sanità, hanno invece l'aria di essere intoccabili.

Red.: è parere molto diffuso che la L.R. 13 abbia sostanzialmente mancato gli obiettivi di efficienza ed efficacia che si proponeva e colpisce che a dirlo siano anche personalità politiche che hanno avuto un ruolo nella formulazione della riforma sanitaria ...
P.D.A.:
gli ultimi dati a disposizione dimostrano in modo inconfutabile il fallimento della L.R. 13 ed evidenziano tutti un peggioramento della situazione della sanità in Regione.
E' aumentata la sfiducia nella nostra sanità e molti nostri corregionali preferiscono utilizzare il Servizio Sanitario del Veneto (con notevoli esborsi da parte della Regione). In alcune aree marginali, con il depotenziamento dei piccoli ospedali, è meno garantito il diritto alla salute; i posti letto in Regione si sono ridotti a 5 ogni 1000 abitanti (c'è chi punta a ridurli al 4 per 1000). L'offerta sanitaria è in calo, sono in calo i posti letto, il personale è ridotto all'osso, sono sempre più diffuse sono le dimissioni anticipate (per risparmiare sui costi), in tutta la Regione ci sono solo 679 posti di RSA (2,6 posti letto per ogni 1000 abitanti ultra65enni), c'è poca attenzione alla riabilitazione, mancano le strutture adatte a ospitare i malati terminali, ...

Red.: un quadro desolante che richiama il centro-sinistra ad una grande attenzione al problema ...
P.D.A.:
il quadro è anche drammatico: nelle RSA la mortalità è del 9,5% , il tempo medio di degenza è di 29 giorni (su un massimo di 60 giorni) e alcune strutture ospedaliere rischiano il collasso (a Pordenone la carenza di posti letto in ospedale assume aspetti particolarmente pesanti ad ogni epidemia di influenza).
E c'è di peggio perché si prepara l'ingresso dei privati con il modello del project financing. In alcune aree della nostra regione è il privato che si è preso in carico i malati anziani sostenendo anche alcune spese, ma utilizzando liberamente le strutture ospedaliere. E' di oggi la notizia che il Città di Udine (struttura privata) ha inaugurato un nuovo centro di dialisi con il finanziamento della Regione e fa pensare il fatto che a Cividale lo stesso reparto non è adeguato alle richieste del territorio o alla prospettiva di un ospedale transfrontaliero.
E' il solito discorso: al privato verranno poi affidate le funzioni più remunerative (es. diagnostica), al pubblico rimarranno gli oneri.

Red.: quali prospettive per i piccoli ospedali e per la revisione della normativa regionale?
P.D.A.:
per i piccoli ospedali la situazione non è facile anche perché in alcuni settori della maggioranza è forte l'opinione che questi debbano essere chiusi. Non è una opinione generale, ma anche nel centro-sinistra c'è chi sostiene che la L.R. 13 non ha funzionato a dovere solo perché non è stata ben applicata. Non so nemmeno se c'è l'intenzione di rispettare i contenuti del programma comune di Intesa Democratica in tema di sanità, ...
Detto questo capisci come intervenire sulla normativa regionale non sia facile. Un aiuto però a cambiare la normativa può e deve venire dal basso e in questo senso credo sia importante ogni iniziativa di sensibilizzazione e di mobilitazione a favore dei piccoli ospedali.
Per i piccoli ospedali è comunque improponibile il ritorno al passato. Bisogna rivedere la funzione che questi ospedali possono assumere e in questo senso ritengo indispensabile la presenza non solo di ambulatori, ma di veri e propri reparti come una Medicina, una Day Surgery, una RSA e un Pronto Soccorso sulle 24 ore. Ci sarebbe molto da fare anche per gli anziani, i malati terminali e più in generale per l'assistenza domiciliare.
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