- 22 dicembre
2009 - Messaggero Veneto - Lettere - Slavia friulana 1 - Muro di gomma che permane
La lettera pubblicata il 24 novembre a firmata Giovanni Rossi
evidenzia, e in modo ben articolato, le odierne grosse difficoltà
anche identitarie presenti nelle Valli del Natisone. Eugenio
Segalla, giornalista che quindici anni fa fece per il Messaggero
Veneto unampia e approfondita Inchiesta sul presente
e futuro della montagna friulana, parlando delle Valli
del Natisone scrisse: «Lidentità, questo è
il muro di gomma contro il quale si scontra la gente delle Valli.
La connotazione culturale è infatti considerata dai sociologi
la premessa per lavvio di un processo di sviluppo autocentrato».
Si era allora in attesa delle leggi di tutela della minoranza
slovena che secondo alcuni avrebbero risolto il problema anche
economico delle Valli, per come avevano fatto in Alto Adige quelle
che tutelano il tedesco. Si trascurava però il fatto che
lassù lidentità tedesca è percepita
da oltre il 50% degli elettori, mentre nella nostra regione il
partito della minoranza slovena non supera l1,5% e nella
circoscrizione di Udine nemmeno lo 0,3%. Nel 1999 e nel 2001
sono state approvate le attese leggi di tutela della minoranza
linguistica slovena, poi localizzate con provvedimenti non corretti,
per ultimo anche in 16 comuni della Slavia friulana (Valli del
Natisone, del Torre e di Resia), dove detta minoranza non è,
come le leggi richiedono, né storicamente radicata
né tanto meno tradizionalmente presente. Cioè
provvedimenti forzati al limite dellimposizione che le
comunità slavofone locali non hanno logicamente accettato
non riconoscendosi nella minoranza slovena perché di patria
italiana. Perciò il muro di gomma, oramai
ottantenne, permane. Come rimediare a tale oramai insostenibile
situazione che continua a ostacolare lo sviluppo complessivo
della Slavia friulana? Per prima cosa, in provincia di Udine,
andrebbe rivista la delimitazione degli ambiti territoriali di
tutela della minoranza slovena con la conseguente esclusione
dei comuni che non riconoscono nello statuto il presupposto richiesto
dalla legge, cioè la presenza della minoranza slovena
sul territorio. Poi, sempre nel rispetto degli statuti comunali
che invece riconoscono e tutelano le lingue e tradizioni locali
variamente definite, chiedere alla Regione una specifica legge
che, con riferimento allarticolo 9 della Costituzione,
tuteli le peculiarità locali certificate dalla millenaria
loro storia. Solo così, nel rispetto delle leggi e degli
statuti comunali, anche i sindaci e i consiglieri comunali potranno
ritrovare la consapevolezza della storica identità della
propria comunità e tradurla nella volontà comune
di sopravvivenza, nel suggerito condiviso processo di sviluppo.
Sergio Mattelig (presidente Lega della Slavia friulana
- San Pietro al Natisone)
Slavia friulana
2 - Più
presenza sul territorio Riporto il virgolettato conclusivo dellarticolo
apparso nella pagina culturale Album nel Messaggero
Veneto del 15 dicembre a proposito della legge 482/99 inerente
alle minoranze linguistiche, cioè: il presidente provinciale
Fontanini afferma che «Dal 2001 al 2006 ho tentato di modificare
la 482 (pro resiano)...» e il senatore Saro evidenzia che
«Bisogna prendere atto dellesistenza di questa lingua
(resiano) e della cultura che esprime»; aggiungendo
bontà sua! «E così pure va affrontato
il tema della Slavia friulana». Quindi, il presidente provinciale
nei cinque anni da parlamentare non è riuscito a fare
nulla e lattuale senatore friulano fa, mi pare, solo auspici
fatti anche per iscritto; il che sembra troppo poco da entrambi.
Inoltre lassessore regionale Molinaro lamenta la disparità
di trattamento nella distribuzione delle risorse che privilegiano
complice la legge 38/01, slovenofila al 100%, quasi non
bastasse la precedente 482 gli sloveni anziché
i friulani. Si aggiungono, pertanto, solo parole forse anche
per riempire in qualche modo il vuoto operativo; intanto chi
agisce forsanche sotto banco riesce a spillare soldi statali
e regionali che nei Paesi della montagna friulana potrebbero
essere impiegati più utilmente, specie laddove cè
carenza di beni e servizi sociali che contribuiscono allimpoverimento
della montagna e al suo definitivo spopolamento. Forse ci sarebbe
anche da ridire sul corretto impiego dei fondi ricevuti; infatti
recentemente un ex amministratore comunale mi ha detto che i
fondi ricevuti sono ben graditi, ma girati pro parlata
locale; non cè niente di male, ma sono soldi di
tutti, buttati però via come quelli inerenti ai cosiddetti
sportelli sloveni, come nel mio natìo comune
dellAlta Val Torre ove dei 75 mila euro richiesti (150
milioni di vecchie lire) alcuni sarebbero impiegati per il preventivato
corso di formazione linguistica e di terminologia slovena. Cioè
i due bravi impiegati rimasti in municipio, perché gli
altri sono andati al comune capofila di Nimis (anche questa è
unassurdità!), dovranno imparare una lingua nuova
che non ha nulla da spartire con la parlata locale po nasin.
Se tutti sono contrari ai tagli dei fondi in argomento io personalmente
taglierei, metaforicamente, le manine e le lingue di chi non
conosce effettivamente le realtà locali della nostra montagna;
quindi meno chiacchiere e convegni e più presenza sul
territorio! (Lidio Buttolo - Udine)
- 12 dicembre
2009 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Tagli, proteste dal Forum
per la Slavia - Il
Forum per la Slavia grida allo scandalo: in un panorama di tagli
a 360° nota lorganismo - «sono stati confermati
i 4 milioni di euro per le organizzazioni della minoranza nazionale,
vengono assegnati 140 mila euro alla cultura germanofona ma i
100 mila destinati alle minoranze di Resia e delle Valli del
Natisone, del Torre e della Val Canale sono stati cancellati».
Un provvedimento vergognoso, dice il Forum, che aggiunge:
«I 100 mila euro stanziati nei due anni precedenti per
Resia e le altre Valli possono essere considerati unumiliazione,
se non avevano il senso di costituire un punto di partenza per
lavvio di una politica culturale alternativa, democratica,
popolare e pluralista a quella calata dallalto ed estranea
al comune sentire della popolazione locale. Il Consiglio regionale
non può lasciar passare una tale proposta. È giunto
il momento di una presa di posizione chiara, precisa, definitiva:
la Regione deve garantire la democraticità della politica
culturale e linguistica nelle aree in questione, senza dimenticare
gli iscritti allAire di quel comprensorio. Il Forum per
la Slavia chiede dunque il ripristino in bilancio regionale dello
stanziamento, portandolo a 250 mila euro: 50 mila andrebbero
assegnati al Comune di Resia, la rimanenza allo stesso Forum
per le attività da promuovere nelle Valli del Natisone,
del Torre e Val Canale e per gli iscritti allAire dei Comuni
del territorio interessato». La copertura del finanziamento
richiesto, si precisa, andrebbe trovata «nella riduzione
per un pari importo dello stanziamento di 4 milioni di euro previsto
in favore delle organizzazioni della minoranza nazionale, che
godono di consistenti finanziamenti (svariati milioni di euro
allanno) da parte della Repubblica di Slovenia.
- 2 dicembre
2009 - Il Gazzettino - San Pietro al Natisone - Il Forum della Slavia
protesta per i tagli - Il Forum per la Slavia chiede il ripristino
in bilancio regionale dello stanziamento per le espressioni linguistiche
locali di Resia, Valli del Natisone, del Torre e Val Canale,
previsti dalla legge regionale 205/2007. «Fondi che sono
stati tutti cancellati - dice Ferruccio Clavora del Forum -.
È una vergogna. Già i 100mila euro assegnati nei
2 anni precedenti per Resia e le altre valli erano unumiliazione
se non avevano il senso di costituire un punto di partenza per
lavvio di una politica culturale alternativa, democratica,
popolare e pluralista a quella calata dallalto, con la
forza dei cospicui finanziamenti a disposizione, ed estranea
al comune sentire della popolazione locale. Il Forum chiede un
contributo di 250mila euro; 50mila per Resia, 200mila per il
Forum per le attività da promuovere nelle Convalli, del
Torre e Val Canale, e iscritti allAire di questi comuni.
«Il Forum è stato riconosciuto dinteresse
primario della minoranza slovena nel 2002; beneficiò
per 2 anni di 35mila, somma che non comprometteva la finanza
regionale. Nel 2004, lassessore Antonaz, forse su richiesta
delle organizzazioni della minoranza nazionale slovena, decise
la cancellazione del Forum dallelenco delle associazioni
riconosciute pur rappresentando un alto numero di organizzazioni
culturali, sociali e sportive attive e quindi, una componente
largamente maggioritaria della popolazione delle vallate».
(p.t.)
- 24 novembre
2009 - Messaggero Veneto - Dibattito - Individuare un modello di autonomia
istituzionale - La
situazione di grave degrado demografico, sociale, economico,
politico e culturale della Slavia friulana non necessita di dotte
argomentazioni, è sotto gli occhi di tutti: senilità
galoppante, nascite quasi azzerate, giovani coppie in fuga, scuole
in chiusura, interi paesi abbandonati, campi incolti, boscaglia
sempre più invadente, artigiani in disarmo, piccoli imprenditori
allo stremo, esercizi pubblici che sopravvivono a stento, patrimonio
immobiliare in rapida svalutazione eccetera. Di fronte a questa
drammatica situazione, al fallimento dellazione della Comunità
montana, destinata a essere cancellata nellambito del più
ampio disegno di riforma delle autonomie locali, e allassordante
silenzio delle residue formazioni politiche locali, solo il Forum
per la Slavia si è preoccupato di elaborare una proposta
di soluzione alternativa al completo annullamento dellindividualità
istituzionale della specifica comunità della Slavia friulana
o Schiavonia veneta. Innanzi tutto vorrei sottolineare che il
Forum per la Slavia (avanzando lipotesi della costituzione
di una Comunità autonoma della Schiavonia veneta
o della Slavia friulana o ancora delle Valli
del Natisone non importa tanto la denominazione
dellistituzione quanto la definizione della sua territorialità
e delle competenze primarie a essa attribuite ) non intende
rivendicare paternità sul progetto. È pronto a
farsi da parte se qualche altro soggetto intendesse farsi carico
delliniziativa: un gruppo di consiglieri comunali, un gruppo
di cittadini, o altri ancora... Lunica condizione posta
è quella dellassoluta trasversalità politica
dei promotori: limportanza vitale di una soluzione positiva
al mantenimento di ununità politica e istituzionale
della nostra comunità esige che non diventi strumento
di contrapposizione partitica o di schieramento, ma si trasformi
in elemento coagulante tra uomini e donne di buona volontà,
esclusivamente preoccupati del futuro della loro comunità.
Da questo disegno, coinvolgente e impegnativo, rimarranno estranee
solo le lobbies estreme: da una parte quella interessata al mantenimento
dello status quo per continuare a usufruire degli incredibili
privilegi di cui gode e, dallaltra, quella irrimediabilmente
incapace di guardare avanti e di immaginare un futuro. Per questi
soggetti, la conservazione del drammatico presente e la sua naturale
evoluzione verso lestinzione fisica e/o identitaria della
genuina comunità della Slavia è lunica garanzia
per assicurare la propria sopravvivenza. In realtà, il
movimento dopinione che sta prendendo corpo si inserisce
nella linea tracciata forse con qualche leggerezza
in occasione della tradizionale commemorazione dellArengo,
svoltasi il 29 giugno scorso a San Pietro al Natisone con la
partecipazione di rappresentanti di tutte le amministrazioni
comunali delle Valli del Natisone. In quella sede fu solennemente
letto un documento che ricordava non solo «che le Valli
del Natisone hanno una storia particolare, che differisce da
quella del Friuli in maniera notevole per usi, costumi, tradizioni
locali e lingua, che rende le Valli del Natisone un territorio
unico nellambito del Friuli Venezia Giulia» ma anche
che «per molti secoli, durante il governo del Patriarca
di Aquileia e della Serenissima Repubblica di Venezia, le Valli
del Natisone hanno goduto di grande autonomia amministrativa
e politica fornendo nel contempo la difesa dei confini orientali».
In forza di quanto sopra affermato, altrettanto solennemente,
gli amministratori locali si impegnavo a tutelare il «patrimonio
linguistico, storico e culturale delle Valli del Natisone»
e a «farsi promotori, con gli enti superiori», di
una richiesta di «maggiore autonomia decisionale e maggiori
finanziamenti per poter dare al territorio una nuova spinta per
il rilancio culturale, economico e turistico». Gli elettori
che hanno cambiato il volto politico delle amministrazioni locali
non potrebbero capire ulteriori dilazioni nella definizione,
da parte degli eletti, di una strategia di sviluppo alternativa
a quella, comunque inconcludente, portata avanti dagli amministratori
di sinistra. Non capirebbero nemmeno che si ripetesse il gioco,
usuale nel passato, che consisteva nellandare a verificare
preliminarmente ai livelli politico-amministrativi superiori
quello che si poteva chiedere. È chiaro che di una vertenza
politica si tratta, della comunità della Slavia, nel suo
complesso, con la Regione e lo Stato. Accelerata e rafforzata
dalla crisi internazionale, la presa di coscienza dei cittadini
della Slavia friulana, della necessità e dellurgenza
di unazione che coinvolga tutte le forze vive e responsabili
della comunità locale, si sta già diffondendo,
coinvolgendo tutte le fasce della società: dagli artigiani,
imprenditori, piccoli esercenti al personale della scuola, dagli
amministratori ai semplici cittadini, dai dipendenti pubblici
agli sportivi e al mondo della cultura, dai giovani agli anziani,
dai cittadini nativi a quelli di più recente
insediamento, ivi compresi gli extracomunitari, i proprietari
di beni immobili e di terreni eccetera. In sostanza, tutti coloro
i quali hanno un qualche interesse, anche materiale, a non vedere
il loro territorio precipitare in una definitiva emarginazione
ed essere fortemente declassato anche dal punto di vista socio-economico.
Il Forum per la Slavia ritiene che lunica via praticabile
per bloccare il degrado e poter progettare un futuro per le Valli
del Natisone sta nellindividuazione di un modello di autonomia
istituzionale che tenga conto non solo delle caratteristiche
morfologiche del territorio, ma anche dellunicità
storica, culturale e linguistica del popolo che le abita. «We
can because we care». (Dino Chiabai - Forum per la Slavia
- Moimacco)
- 24 novembre
2009 - Messaggero Veneto - La rappresentanza politica non cè
- La
stimolante proposta del Forum per la Slavia sul futuro istituzionale
delle Valli del Natisone dopo la cancellazione delle Comunità
montane dal sistema delle autonomie locali sta suscitando un
dibattito tanto ampio e coinvolgente quanto sotterraneo e indeterminato.
Tre sono i tipi di reazione che si registrano. La prima, la più
superficiale e semplicistica emanazione dei gruppuscoli
marginali sempre pronti a urlare la loro contrarietà a
qualsiasi proposta, ma incapaci di formularne una , tende
a negare, a priori, la possibilità di un approdo positivo
dellelaborazione del Forum. La seconda di assoluta
indifferenza, se non di fastidio è quella delle
strutture estranee alla comunità locale, ma lautamente
sostenute finanziariamente dallo Stato centrale italiano, dalla
Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Repubblica di Slovenia,
che preferiscono continuare a operare indisturbate a sola giustificazione
del consumo fatto delle ingenti risorse a disposizione, senza
mai dover rispondere del loro operato a qualsiasi verifica democratica.
La terza e la più interessante è di stizza
avremmo dovuto pensarci noi! e proviene da quelle frange
socio-politiche coscienti della gravità, per le Valli
del Natisone, di un assetto istituzionale privo di una dimensione
comunitaria sovra-comunale specifica, con competenze, mezzi e
rappresentanza politica democratica e autonoma, ma finora confinate
in un improduttivo immobilismo, da alleanze e interessi che portano
in tuttaltra direzione. Il problema che si pone oggi alla
Comunità delle Valli del Natisone è essenzialmente
di rappresentanza politica. Alle ultime consultazioni elettorali,
le forze moderate apertamente contrarie alla slovenizzazione
propagandata dalle organizzazioni della minoranza nazionale slovena
hanno ottenuto uno straordinario consenso proprio a supporto
di questa loro posizione. Il comune sentire che ha sbaragliato
il campo elettoralmente si trova, oggi, senza una rappresentanza
politica in grado di offrire un progetto alternativo a quello
della lobby slovena clerical-comunista, sonoramente sconfitta.
La sfida, per le Valli del Natisone, è quindi, oggi, rappresentata
dalla necessità di dotarsi di una classe dirigente politica,
culturale, sociale ed economica autoctona e libera da condizionamenti
esterni, in linea con quelle che sono le reali aspettative dei
cittadini. La guida politica della comunità e non
solo quella burocratico-amministrativa deve essere ripresa
in mano dagli eletti dal popolo, come si addice a ogni realtà
democratica e non lasciata manipolare da frange marginali, democraticamente
irresponsabili. Se i Partiti di riferimento in senso lato
dellelettorato moderato delle Valli non si decidono
a intervenire con proposte alternative a quelle portate avanti
dal nazionalismo sloveno locale, potrebbe anche nascere e svilupparsi
un vero e proprio movimento politico autonomo della Slavia friulana
sul modello già sperimentato negli anni 80 dal gruppo
dei giovani cattolici-democratici in contrasto con la vecchia
Democrazia cristiana locale, collegato a livello nazionale con
la Lega democratica di Scoppola, Gorrieri, Ruffili e Ardigò.
La sfida, per i cittadini delle Valli del Natisone che non si
rassegnano a diventare gli sconfitti di una Storia più
che millenaria, è quella di guardare oltre alle strette
e desuete appartenenze ideologico-partitiche per osare avventurarsi
nel campo aperto di una sperimentazione post-ideologica al servizio
della comunità. Si tratta, in altre parole, di uscire
dalla supina accettazione del tradizionale ruolo di docili contribuenti
elettorali a fondo perso per assumere quello, più
impegnativo, di partner consapevoli e responsabilizzati,
nella definizione di nuove regole e lindividuazione di
innovate istituzioni per il governo di un territorio la cui specificità
culturale è evidente per tutti. In questo contesto di
ripristino di un quadro generale di democrazia sostanziale troverà
adeguata soluzione anche il problema della qualità della
tutela culturale e linguistica della società locale, oggi
colpevolmente lasciata nelle mani di interessi poco coincidenti
con quelli reali di una comunità che, nonostante i sostanziosi
investimenti, non si riconosce e non può riconoscersi
nella nazione slovena. In realtà, la proposta autonomistica
elaborata dal Forum per la Slavia intende rimettere in moto,
dopo anni di apatia e di delega, un processo che rivitalizzi
gli essenziali meccanismi di partecipazione democratica e restituisca
dignità politica alla volontà dei cittadini. (Giovanni
Rossi - San Pietro al Natisone)
- 6 novembre
2009 - Messaggero Veneto - Lega della Slavia: no all'ente autonomo al posto
della Comunità montana - Una proposta «come tante, che però
non è assolutamente attuabile»: la Lega della Slavia
friulana valuta così lidea espressa dal Forum per
la Slavia, che ha caldeggiato listituzione al posto
della Comunità Montana di un ente autonomo (simile
ad un organismo operante nella Valle dAran, in Catalogna),
capace di «restituire dignità politica alla comunità
locale e di migliorare i servizi offerti alla popolazione».
Ipotesi di difficile attuazione, replica la Lega della Slavia,
«principalmente perchè - dice - qui è stato
ingiustamente frazionato il senso di appartenenza alla propria
storia, certamente compatto in Catalogna. La Slavia friulana
si prosegue è oggi un territorio composto
da sedici Comuni in cui è tutelata la minoranza linguistica
slovena, in realtà inesistente. Alcuni amministratori
comunali sono anche arrivati a dichiararsi eletti di lingua slovena,
pur non essendosi candidati come tali. Altri sindaci hanno chiesto
addirittura il bilinguismo italo-sloveno sulla carta ufficiale
e sulle insegne dei pubblici uffici, in chiara violazione degli
statuti comunali. Con una situazione locale così disarticolata
e falsa come può sorgere la volontà popolare di
unautonomia politica e amministrativa? No: serve prima
ricreare un substrato culturale comune, sulla base della millenaria
storia di queste terre, e ridimensionare poi gli interventi avvertiti
dalla popolazione come estranei alla propria sensibilità».
Alla vigilia del riordino della Comunità Montana la Lega
della Slavia friulana invita dunque i sindaci a ricordare «i
consuntivi delle molte esperienze amministrative del passato
e a superare le ingiustificate contrapposizioni identitarie,
tenendo presente la necessità del contenimento delle spese».
(l.a.)
- 3 novembre
2009 - Messaggero Veneto - Tutela della minoranza slovena: domani il ricorso
in Consiglio di Stato - Il Consiglio di Stato esaminerà domani,
il ricorso straordinario presentato al presidente della Repubblica
dalle associazioni culturali e da alcuni residenti dei Comuni
della Slavia friulana - Valli del Natisone, del Torre e di Resia
- per lannullamento di una parte del decreto datato 12
settembre 2007, quella, cioè, relativa allinclusione
nellambito di tutela della minoranza slovena di sedici
Comuni della Slavia «storicamente privi della presenza,
sul loro territorio, di tale minoranza». Il 5 maggio 2004,
ricordano i promotori delliniziativa, il Consiglio di Stato
sostenne che spettava al Comitato paritetico verificare se i
siti proposti per linclusione nellarea di tutela
fossero territori in cui la minoranza linguistica slovena era
tradizionalmente presente: «Laccertamento, però
spiegano le associazioni della Slavia non fu fatto,
e pur in sua assenza il Governo Prodi adottò, nellagosto
2007, il proposto ambito di tutela della minoranza slovena, includendovi
i 16 Comuni in questione. Ma a testimoniare che nella Slavia
friulana non esiste una minoranza slovena - si continua - era
intervenuta, 11 giorni prima della pubblicazione del decreto
sulla Gazzetta Ufficiale, anche la legge regionale 26/07, che
tutela, come varianti dello sloveno, le lingue locali (resiano,
natisoniano e torriano), smentendo la liceità dellinclusione
dei 16 Comuni delle tre vallate nel decreto». In occasione
delle ultime elezioni regionali e comunali, sottolineano dalla
Slavia friulana, la minoranza slovena è risultata «inconsistente
in provincia di Udine: alle regionali del 2008 - si rimarca -
il partito Slovenska Skupnost ha ottenuto nei Comuni inclusi
nel decreto 233 voti, pari all1,5% dei votanti e in 5 di
tali Comuni non ha superato i 5 consensi. Alle comunali del 2009
non vi è stato poi nessun candidato sindaco o consigliere
dichiaratosi di minoranza slovena. I Comuni in oggetto non hanno
finora recepito nei propri statuti la legge 38/01: un chiaro
rifiuto di essere tutelati per una minoranza inesistente e un
ulteriore motivo, per i ricorrenti, per attendere con fiducia
la decisione del Consiglio di Stato». (l.a.)
- 9 ottobre
2009 - Messaggero Veneto -
Fondi per le imprese dirottati, è polemica - Quattrocentomila
euro «che per legge dovevano essere impiegati in azioni
tese a favorire lo sviluppo sociale ed economico del territorio,
cioè loccupazione locale», destinati alla
costituzione di un Centro culturale per la minoranza slovena
nelle Valli del Natisone: la Lega della Slavia Friulana punta
lindice contro una deliberazione assunta (con sette voti
favorevoli, sei contrari e quattro astenuti) dal consiglio dellormai
commissariata Comunità montana del Torre, Natisone e Collio.
E si rivolge, in un volantino, ai giovani del territorio: «Vi
sembra giusto chiede il sodalizio , in particolare
con la crisi in corso, finanziare una inesistente minoranza slovena
a scapito delle locali piccole e medie imprese? Rimanendo indifferenti
quale futuro vi aspetta? Rifiutate lo spreco di denaro pubblico
diretto alla slovenizzazione delle Valli e chiedete con noi il
censimento degli sloveni e il rispetto delle leggi, delle promesse
elettorali e delle aspirazioni dei cittadini che, orgogliosi
della propria millenaria storia e identità italiana, reclamano
il diritto di rimanere sul territorio non assimilati».
Si elencano poi i nomi dei consiglieri che hanno deliberato a
favore, degli astenuti e di chi invece ha votato contro: questi
ultimi sono i sindaci di San Pietro al Natisone, Tiziano Manzini,
di Torreano, Paolo Marseu, lex primo cittadino di Stregna,
Claudio Garbaz, il sindaco di Savogna, Marisa Loszach, e quello
di Taipana, Elio Berra. Per il sì, si sono invece espressi
Piergiorgio Domenis, sindaco di Pulfero, e i consiglieri Gabriele
Verona, di Attimis, Marino Perabò, di Faedis, Andrea Romito
di Povoletto, Camillo Zanuttig (Prepotto) e Pasquale Petricig
(Savogna). «Si sono astenuti, fra gli altri si conclude
, favorendo lapprovazione, Carlo Biasizzo, di Cividale,
e Renato Picogna, di Nimis». Un progetto inaccettabile,
insiste la Lega della Slavia Friulana: i fondi derivano dalla
legge 38/2001 di tutela della minoranza slovena ed erano finalizzati,
appunto, a stimolare lo sviluppo socio-economico ed ambientale
del territorio. «La Comunità Montana, cui sono stati
assegnati rilevano dal sodalizio , ha però
deciso di usare il denaro per realizzare il citato centro culturale
per la minoranza slovena, che sorgerebbe negli spazi del complesso
che accoglie la Comunità stessa. A nostro avviso si tratta
di unoperazione illecita, di un abuso». (l.a.)
- 8 ottobre
2009 - Messaggero Veneto - Lettere - Italianità e valori - La posta dei lettori
è un luogo curioso. Ci fai un giro cercando fiori e finisci
per raccogliere le erbacce. Giorni fa, per esempio, non si poteva
non cogliere lerbaccia piantata da Covacig. È unerbaccia
che non lascia indifferenti, nemmeno se largomento non
ti tocca direttamente. Ci inciampi e non puoi fare a meno di
guardarla, perché non ti piace. E una volta raccolta,
lerbaccia, devi metterci qualcosa per risistemare il prato.
E cosa ci metto? Intanto ci metto che è una teoria curiosa
quella dellitalianità nelle valli del Natisone.
Quellitalianità non è una pianta autoctona,
per cominciare, cè una data certa in cui è
stata piantata. E che dire delle mire espansionistiche slavo-titine?
Litalianità dellepoca ne era immune? Ma la
mia perplessità sul senso della lettera non nasce da considerazioni
storiche. Cosa determina e litalianità e la non
italianità in un fazzoletto di terra di relativamente
pochi chilometri? Dunque qui cè italianità
e immediatamente dopo il confine, che peraltro non cè
più, cè cosa? Slavità? Ma qual è,
soprattutto, litalianità che si vuole difendere
dallorda barbarica slava? Forse si rivendica litalianità
prendendo a esempio virtuoso chi affonda una nave zeppa di rifiuti
tossici nel mare dove sguazzano i propri figli? È questa
litalianità che si rivendica? Ci sono così
tante italianità con cui il sottoscritto si sente distante
anni luce che il termine assume la sostanza di un contenitore
vuoto. Un feticcio. Un simulacro. Proprio un simulacro che non
dice nulla. E allora, mille chilometri a sud, e non vi è
alcuna allusione leghista in quanto dico, cè la
stessa italianità che si respira a Stupizza e poi più
nulla? Siamo così sicuri che il denominatore comune dellitalianità
sia così robustamente solido sino al confine? Cosa abbiamo
da offrire, oggi, in termini di italianità, al resto del
mondo? Agitare quel feticcio in termini geografici «gli
slavi del Friuli non vogliono avere nulla a che fare con quella
gente» è retorico e privo di senso. Bisogna riempirlo,
invece, questo contenitore di italianità con quelle peculiarità
che dovrebbero renderci apprezzati: con il rispetto, con letica,
la responsabilità, il dovere, il sacrificio, la morale,
le idee, la tolleranza, con ancora mille altre cose e infine
il rispetto. E non è un refuso, il rispetto ci va due
volte. Chi lo riempie di valori può estrarne alloccorrenza,
qui, a Lampedusa o a Caporetto, risorse infinite. Quindi accetterei
una presa di posizione contro i razzisti, i delinquenti, i bugiardi,
insomma con delle categorie che non sono portatori di principi,
e non con una genericità, gli slavi appunto, che, come
gli italiani, rappresenteranno equamente valori più o
meno buoni. E questa non è una considerazione sociale
o politica, ma semplice insiemistica. Chi brandisce così
litalianità per farne pregiudizio la usa dissennatamente.
Ma non scambiatemi per un buonista: sono pluralmente accondiscendente,
ma singolarmente cinico. E non voglio avere a che fare e condividere
nulla, in primis questa sua italianità, con Covacig. (Bruno
Roiatti - Cividale del Friuli)
Minoranze
e Costituzione
- Sono lieto di leggere delle lettere come quella scritta dal
signor Archinto P. Anzil di Treppo Grande. Ho apprezzato la serenità
con cui egli cerca di spiegarsi e spiegare la realtà linguistica
della Slavia friulana. Ma con altrettanta serenità devo
informarlo che la Costituzione repubblicana non parla di minoranze
etniche o nazionali, ma solo di minoranze linguistiche (articolo
6). (Remo Brunetti - Cavazzo Carnico)
Non derivate
dallo sloveno
- Si continua a sostenere che le comunità linguistiche
di antico insediamento presenti da 14 secoli nelle valli del
Natisone, del Torre e di Resia sono slovene perché parlano
dialetti che hanno dato origine alla lingua slovena. Lo ha fatto
su questa pagina anche il signor Anzil di Treppo Grande. Sono
argomentazioni fuori tema se riferite alla tutela delle minoranze
e anche presuntuose. Le minoranze nazionali, oggi chiamate linguistiche,
sono tutelate da precise leggi che non fanno riferimento alle
origini delle lingue, ma tutelano quelle materne attualmente
parlate. Infatti, quelle che riguardano la nostra regione precisano
che a chiederle può essere o il 15% degli elettori o il
terzo dei consiglieri comunali, logicamente di minoranza slovena
e solo dove la minoranza stessa è o storicamente radicata
oppure tradizionalmente presente. Presupposti che nelle precitate
valli, come più volte scritto, non sono presenti, tanto
che i consiglieri comunali richiedenti dette leggi non li hanno
citati. Linclusione nellambito di tutela della minoranza
linguistica slovena da parte di un decreto presidenziale di ben
16 comuni della Slavia friulana risulta pertanto ingiustificata,
anche perché la storia locale è stata sempre profondamente
diversa da quella degli sloveni rimasti oltre le Alpi. Lo testimoniano
gli stessi comuni che in realtà hanno rifiutato la tutela
degli sloveni non avendo recepito nei propri statuti i contenuti
delle relative leggi. Così stando le cose, sembra che
Anzil voglia convincere, con riferimento alla lingua e non ai
diritti fondamentali delluomo, gli slavofoni del Friuli
a essere sloveni, cioè minoranza slovena e non più
di patria italiana scelta e vissuta con orgoglio dai loro antenati.
Comunque egli fa anche riferimenti storici non precisi. È
infatti noto a tutti che i dialetti slavi ancora oggi parlati
nella Slavia friulana sono antecedenti alla lingua slovena di
circa un millennio e pertanto non possono essere derivati da
quella lingua. (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia
friulana - San Pietro al Natisone)
Siamo qui
da 1.400 anni
- Ahimè, non ci lasciano proprio in pace! Dopo i signori
Pascolo e Turello (lettere del 25 agosto) ora spunta anche il
signor Anzil (4 ottobre) a dirci cosa siamo noi delle valli del
Natisone, del Torre e di Resia e quindi quale dovrebbe essere
la nostra lingua. Sembrano tutti ossessionati a convincerci che
siamo minoranza slovena, tanto che mi viene il sospetto
che una simile caparbietà nasconda qualcosa. Evidentemente
questi signori non ci calcolano friulani, anche se siamo qui
da millequattrocento anni, ancora prima che questa terra si chiamasse
Friuli. E se siamo minoranza slovena come loro vorrebbero, gli
altri friulani che cosa sono? Poiché in Friuli si sono
susseguiti veneti, celti, romani, visigoti, unni, ostrogoti,
longobardi, avari e via discorrendo, non è pensabile che
questi popoli siano spariti nel nulla senza lasciare traccia
e sia sorto dincanto il popolo friulano, li esorterei a
cercare le loro radici etniche e quando le avranno trovate a
dichiararsi minoranza di Tizio, Caio o Sempronio. Vi sembra ridicolo?
Allo stesso modo è ridicolo che si parli di minoranza
slovena nelle valli del Natisone, del Torre e di Resia. Vi ringrazio
se pubblicando quanto sopra mi aiuterete a difendere la mia appartenenza
al Friuli e allItalia, di cui mi sento parte integrante
a pieno titolo, nonostante la lingua che parlo. (Magda Succaglia
- San Pietro al Natisone)
- 22 settembre
2009 - Messaggero Veneto - Toni che sono vergognosi - Sul foglio locale Dom del
15 settembre compare un articolo che definisce «Vergognosa
campagna del quotidiano udinese...» il fatto che il Messaggero
Veneto abbia pubblicato molte lettere di chi non vuole essere
definito minoranza slovena, come evidentemente sarebbe
desiderio dellautore. Direi che sarebbe stato vergognoso
se non lavesse fatto! Direi che sia vergognoso che si usino
simili toni per sindacare loperato di un giornale che ha
tutto il diritto e il dovere di ospitare le opinioni dei suoi
lettori nella pagina a loro dedicata e dove, democraticamente,
trovano spazio anche le sue. Infine, basandomi sulla mia esperienza
personale, voglio ricordare allautore che non tutte le
lettere sono pubblicate e se succede altrettanto a tutti quelli
che scrivono sullargomento avrebbe di che leggere opinioni
che non lo soddisfano. (Magda Succaglia - San Pietro al Natisone)
Comportamento
ingiustificato -
Persiste latteggiamento arrogante e spavaldo del quindicinale
Dom Foglio culturale religioso edito a Cividale
e diretto dallo sloveno (si dichiarò tale su questa pagina
nel 1991) monsignor Marino Qualizza che, rifiutando di confrontarsi
con le posizioni altrui, punta esclusivamente a spacciare per
minoranza slovena le comunità slavofone storicamente presenti
nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia, che, con riferimento
alla propria millenaria storia profondamente diversa da quella
degli sloveni, non si riconoscono in tale minoranza. Sul numero
del 15 settembre corrente il citato quindicinale ha addirittura
scritto nella lingua slava locale: «Vergognosa campagna
del giornale udinese, che tenta di rubarci lanima e strappare
quello di più caro e bello che ci hanno lasciato i nostri
antenati». Il riferimento è rivolto chiaramente
al Messaggero Veneto che anche in luglio e agosto ha pubblicato
non già articoli suoi, ma alcune lettere scritte dai suoi
lettori originari delle Valli del Natisone, del Torre e di Resia
in risposta a lettere che li avevano definiti ingiustamente minoranza
slovena. In tali lettere gli slavofoni chiarivano il perché
non si riconoscevano nella minoranza slovena e chiedevano anche
loro, nel rispetto della Costituzione, una tutela specifica delle
proprie peculiarità storicamente acquisite. Chiarivano
cioè che i loro antenati era immigrati nelle Valli precitate
a partire dal VII secolo e che poi i loro discendenti avevano
sempre partecipato alle vicende storiche prima del Patriarcato,
poi della Repubblica Veneta, del Regno dItalia e infine
della Repubblica italiana e sempre nellambito della popolazione
friulana. Si sentono perciò profondamente orgogliosi italiani
e non sloveni addirittura di animo e tradizioni. Incomprensibile
e ingiustificato appare perciò il comportamento del direttore
Qualizza nel definire lospitalità del Messaggero
Veneto come «Vergognosa campagna...». Avrebbe fatto
meglio a spiegare perché egli si sente sloveno e su quali
tradizioni locali e della sua famiglia si basa tale suo sentire.
Nella Slavia friulana la minoranza slovena non è presente
come testimoniano gli statuti comunali e definire vergognosi
quanti alla fine difendono la propria identità nazionale
italiana anche con lettere che giustamente il Messaggero Veneto
pubblica risulta veramente arrogante e comunque non confacente
a un Foglio culturale religioso come è definito
il Dom. (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana
- San Pietro al Natisone)
- 5 settembre
2009 - Messaggero Veneto - Lettera - In attesa di tutela Il signor Pascolo di Udine
è tornato il 24 agosto su questa pagina per sostenere
nuovamente (lo aveva fatto già il 30 giugno scorso) che
i parlanti i dialetti sloveni nella Slavia friulana della provincia
di Udine sono sloveni perché parlano un dialetto sloveno.
Cita in proposito «lampia pubblicistica scientifica
esistente sullargomento» e conclude che «se
la maggioranza di quella popolazione (slavofona) decidesse democraticamente
di non accettare lappartenenza slovena delle loro parlate
e di non ritenersi sloveni»... «i tanto giustamente
apprezzati dialetti locali sarebbero facilmente destinati a rapida
estinzione». Quindi secondo Pascolo distruzione rapida
se non si accetta di ritenersi sloveni. Non sa che in realtà
la distruzione non solo dei dialetti locali, ma anche della millenaria
storia delle Valli è prevista con lapplicazione
forzata delle leggi che tutelano la minoranza slovena. Lapertura
di sportelli sloveni e luso dello sloveno sulle insegne
pubbliche e sui gonfaloni è solo linizio. Il Pascolo
ignora poi che nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia
è la millenaria storia che non riconosce la presenza della
minoranza slovena sul territorio (non sono infatti presenti associazioni
di minoranza slovena) e che i locali statuti comunali tutelano
la lingua materna, cioè i dialetti di origine slava, chiamati
anche dialetti sloveni, avuti tramandati dagli antenati. Dialetti
che sono in attesa dellapprovazione di una legge nazionale
che li tuteli come «lingue slave denominate natisoniano,
po-nasen e resiano», nel rispetto dei principi costituzionali
e della millenaria storia, alla pari di quelle germaniche della
Valcanale, ora tutelate. (Sergio Mattelig - Lega della Slavia
friulana - San Pietro al Natisone)
. 4 settembre
2009 - Messaggero Veneto - No alleutanasia della parlata locale - Sembra che qui nellAlta
Val Torre stiano letteralmente dando i numeri metaforicamente
e non del lotto perché la realtà linguistica locale
è travisata con apparentemente innocue mosse che la gente
non riesce a percepire. Mi riferisco a due recenti accadimenti.
Sta per essere distribuita la ristampa luglio 2009 Agraf
del libro Lusevera. NellAlta Val Torre
in cui lautrice dellaggiornamento, dopo una ventina
danni dalla prima edizione, si permette di fare una grave
e arbitraria affermazione citando linesistente minoranza
slovena locale, che oltre a essere etnicamente falsa e
antistorica è anche offensiva nei confronti della gente
indigeno-autoctona locale che si vorrebbe così classificare
come minoranza nazionale. Detta curatrice avrebbe dovuto ponderare
bene e meglio queste parole soprattutto alla luce del contenuto
preponderante del libro originario in cui il noto valente scrittore
e giornalista don Ottorino Burelli, già parroco in gioventù
a Villanova delle Grotte (quindi conoscitore della peculiarità
idiomatica locale), cita il termine uomini slavi,
quindi non sloveni. Secondo fatto, molto più grave, sta
(camuffato) nel generico oggetto del verbale di deliberazione
della giunta comunale di Lusevera numero 88 del 28 luglio
2009 per la richiesta di contributo ai sensi della legge
38/2001 articolo 8 e Legge regionale 26/2007 articolo 19 in cui
il responsabile del servizio (in questo caso lassistente
segretario comunale) propone, con proprio favorevole parere tecnico,
di approvare, come poi la giunta fa, listituzione dello
sportello linguistico (ovviamente sloveno) con 39.910,72 euro
di spesa, lintervento per la segnaletica stradale istituzionale
plurilingue (30.758,40 euro), svolgimento di corso di formazione
linguistica e di terminologia tecnico-giuridica per il personale
(2.700,00 euro), gestione e poteziamento sito web istituzionale
con luso della lingua slovena (2.419,20 euro); il tutto
pari a 75.788,32 euro, che, tradotto in vecchie lire, ammontano
a oltre centocinquanta milioni a carico del solito pantalone,
cioè del contribuente. Ma non è in questa cifra
il problema, bensì nel proseguire a volere più
o meno surretiziamente inquinare, quindi eutanasiare,
la parlata locale slovenizzando lAlta Val Torre, il cui
comune di Lusevera è compreso tra quegli 11 della provincia
di Udine individuati (da chi?) ad aver diritto (?!?) di usare
la lingua slovena e come meglio ancora precisa Sergio Mattelig
sul Messaggero Veneto (e che tutti dovrebbero leggere e capire
bene) il 21 agosto, cioè «il cosiddetto bilinguismo
visivo, nelle insegne degli uffici pubblici, nella carta ufficiale,
nei gonfaloni e nella segnaletica stradale». A quando la
stella di Tito, che voleva arrivare al Tagliamento?
Roba da matti: il comune di Lusevera, quindi, come appendice
slovena con uno sportello ad hoc, che i due impiegati rimasti
dopo lesodo del tutto nel comune capofila Nimis dovrebbero
gestire; ma per chi? Se nellAlta Val Torre si parla il
po nasin e non ci sono sloveni! Spero proprio che
nella discussione alla Presidenza del consiglio dei ministri
del 4 novembre prossimo sia recepito il ricorso straordinario
presentato da un gruppo di elettori della Slavia friulana. Intanto,
secondo me, dovrebbero darsi una mossa in proposito, come già
annunciato, il consigliere regionale Novelli e il senatore Saro
nonché il governatore Tondo! (Lidio Buttolo - Lusevera)
- 25 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Volontà politica e stato di fatto - I firmatari delle cinque variegate lettere, pubblicate
nel numero del 14 luglio ultimo scorso, sembrano comunque concordi
nel rifiutare la collocazione dei dialetti della Slavia
friulana nellarea linguistica slovena, rifiuto peraltro
non sorretto da ragioni scientifiche, ma suggerito da motivazioni
per lo più di carattere ideologico. Tuttavia essi sembrano
riconoscere il carattere slavo dei loro dialetti ed esprimono
la volontà di salvaguardarli. A questo proposito vorrei
citare alcune parole dellillustre linguista professor Giovanni
Battista Pellegrini pronunciate alla Conferenza sui gruppi etnico-linguistici
della provincia di Udine svoltasi a Udine nel 1978: «Sembra
a me... che in molti cittadini della Slavia friulana sia risorto
un più convinto desiderio e orgoglio di difendere le proprie
origini... Ma dalle varietà locali sarà utile risalire
alla lingua ufficiale con laiuto di insegnanti esperti.
Agli sloveni del Friuli capita una fortuna certamente maggiore
(si riferisce a una sua proposta fatta ai parlanti un dialetto
albanese in Calabria di imparare lalbanese ufficiale),
e cioè di conoscere una lingua che dà loro la possibilità
di apprendere o di capire con discreta facilità un gruppo
di lingue parlate da milioni di europei e tra esse vi sono lingue
di grande prestigio e utilità pratica e scientifica».
Mi permetto infine di suggerire lopportunità, per
potersi formare unopinione più comprensiva, di consultare,
oltre che i numerosi scritti del professor Pellegrini, tutta
lampia pubblicistica scientifica esistente sullargomento.
In particolare cito alcuni autori fra i più importanti:
Jan Baudouin de Cortuenay, Carlo Podrecca, Francesco Musoni,
Ivan Trinko, Fran Ramovs, Jernej Kopitar, Milko Maticetov, Roberto
Dapit, Tine Logar, Han Steenwijk, Breda Pogorelec, Milko Kos,
Ziva Gruden. In unintera paginata del numero del 19 agosto
si rinnova il coro del rifiuto allo sloveno e ciò mi dà
loccasione per un breve codicillo. Come si vede, il Pellegrini,
come del resto gli altri studiosi della materia, non mettono
neppure in discussione il fatto che quei dialetti locali non
siano dialetti sloveni e pertanto i parlanti non siano sloveni.
Certo, se la maggioranza di quella popolazione decidesse democraticamente
di non accettare lappartenenza slovena delle loro parlate
e di non ritenersi sloveni, si dovrà accettare tale determinazione,
a dir poco curiosa, con la quale una volontà politica
smentisce uno stato di fatto. Peccato, perché, se accadesse
questo, i tanto giustamente apprezzati dialetti locali sarebbero
facilmente destinati a rapida estinzione. (Enzo Pascolo - Udine)
- 25 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Si comincia dando il buon esempio - Devo proprio dirlo: «Ma
guarda chi parla»! Mi riferisco alla lettera pubblicata
il 7 agosto a firma Vera Iussa e che solo laltro giorno
ho avuto lopportunità di leggere. Si dà il
caso che conosca la signora da quando era ragazzina e mai, dico
mai, lho sentita usare la nostra lingua, men che meno quella
slovena, nemmeno quando colloquiava con sua madre! Se davvero
ci tiene alla nostra parlata, cominci a dare il buon esempio,
invece di incolpare tutti fuorché se stessa. Le altre
considerazioni sono le solite lagne della stampa slovenofila
locale, che non rispecchiano la realtà dei fatti, ma fanno
solo del vittimismo che alla lunga ha stufato, come si evince
dai risultati delle ultime elezioni comunali. (Magda Succaglia
- San Pietro al Natisone)
- 25 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Comportamenti da evitare - Mi ero ripromesso di non tornare più
sullargomento, ma poiché il dibattito continua ed
è quasi patologico mi siano consentite un paio di considerazioni
cercando di tenermi sulle linee generali. Lattuale governo
italiano si tiene un po indietro perlinnesto delle
parlate locali o dei dialetti o delle lingue minoritarie (friulano
compreso) che dir si voglia in un contesto pedagogico a livello
scolare e quindi a unassunzione ufficiale della lingua
modello a cui ci si ispira. È una decisione
che condivido, anche perché permette in ogni caso un sufficiente
sostegno finanziario destinato alle rispettive tradizioni, ai
costumi, alluso delle parlate locali, preziosa eredità
dei nostri avi. È ovvio che linteresse rivolto ai
gravi problemi nazionali e allinsegnamento della lingua
italiana sia preminente (è risaputo quanto litaliano
sia parlato male e quanto le metodologie e i materiali didattici
siano carenti). Oltre a ciò, penso che sia lora
di affrontare con un certo impegno lapprendimento della
lingua inglese, lingua dEuropa, che pochi conoscono. Nello
specifico, bisogna convincersi a tutti i livelli che esistono
una netta presa di coscienza e un sentimento
o senso di appartenenza inequivocabili verso lo Stato costituito
e i suoi valori, ben radicati e coesi al presente. La storia
e i vari mutamenti linguistici sono testimonianze pregne di significato:
gli Stati più evoluti continuano a dare lezioni di etica
e di convivenza pacifica in questo senso. Tutto il resto: le
varie ipotesi, le paventate certezze, i proclami mediatici e
quantaltro generano confusione, inquietudine, acrimonia
ormai alla noia. Uomini illustri, non autoctoni, che rivestirono
e rivestono ruoli di potere autorevoli, anche ai massimi vertici,
ce lo insegnano. Per concludere, una comunità etnica,
o gruppo etnico, o gruppo etnico-linguistico e le condizioni
necessarie, previste da linguisti di fama mondiale, quali per
esempio T. Veiter, R. Breton, A.D. Smith e altri per una collocazione
in una realtà etnica, sono sottese alla seguente, universale
definizione: «Una comunità umana, legata al suo
interno dalla coscienza di avere un comune patrimonio storico
e da vincoli culturali così forti e tali da improntare
in modo significativo la maniera di pensare e il comportamento
di tutti gli appartenenti alla stessa, questa è definita
comunità etnica o gruppo etnico o gruppo etnico-linguistico
(in quanto normalmente alla comune cultura di base corrisponde
luso di una stessa lingua)». (Cfr. G. Barbina, La
geografia delle lingue, Nis, 1993, Roma, p. 37). (Marino Droli
- Udine)
- 25 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Concordanze di termini - Il signor Lidio Buttolo da anni va dicendo
che i dialetti sloveni della provincia di Udine (che lui e altri
chiamano natisoniano o po nasin) e lo
sloveno non hanno niente a che fare tra loro. Nella sua ultima
lettera dice addirittura che tra il suo dialetto di Pradielis
e quello del comune di Drenchia la comprensione reciproca risulta
impossibile perché non cè «neppure
qualche parola in comune». Eppure si calcola che ci siano
almeno 1.500 vocaboli panslavi, cioè presenti in forma
identica o molto simile (e comunque facilmente riconoscibile)
in tutte le lingue slave. E che i dialetti del Torre e del Natisone
siano slavi lo ammettono anche gli anti-slovenisti. Per fare
un confronto, nel lessico tradizionale delle lingue neolatine
le concordanze sono solo 500. Quindi i casi sono due: o il signor
Buttolo ha straordinarie difficoltà di comprensione, che
non può attribuire al resto del mondo, oppure non capisce
perché non vuole capire. (Davide Turello - Udine)
- 25 agosto
2009 - Messaggero Veneto - La realtà del territorio - Il gruppo di mamme di
Stregna, citate nella lettera pubblicata il 4 agosto a firma
del signor Riccardo Ruttar (capogruppo di minoranza del Comune
di Drenchia), in risposta a una precedente lettera delle stesse,
nonostante il linguaggio poco elegante e alquanto offensivo che
rimandano al mittente, non essendo condizionate da alcuno, ed
essendo loro prive di interessi personali legati
allargomento e in grado di rispettare il pensiero e le
vedute di tutti, gli ricordano che a Drenchia, a Stregna e in
ogni altro comune delle Valli del Natisone il suo pensiero è
quello della minoranza e non della maggioranza della popolazione.
Il signor Ruttar ne è la dimostrazione vivente, essendosi
candidato per due volte alla carica di sindaco andando ben lontano
dallesito sperato. Pertanto il signor Ruttar, che con le
sue dichiarazioni ha dimostrato di non conoscere la realtà
del territorio e la sua storia, dovrebbe imparare a rispettare
il pensiero e le vedute degli altri accettando il fatto che non
si può attribuire ad altri pensieri e/o appartenenze che
non sentono propri. Chi si sente una minoranza slovena, come
il signor Ruttar, ha in ogni caso il sacro santo diritto di dichiararsi
tale, ma non per questo tutti gli altri (maggioranza della popolazione)
devono portare a vita un bollino non sentito e non
gradito. Vivi e lascia vivere...! (Un gruppo di mamme - Stregna)
- 21 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Identità linguistiche e delibere illegittime
- Dibattito
Il consigliere comunale di Drenchia Riccardo Ruttar mi indica
come stucchevole ripropositore di argomentazioni che indirettamente
danno «... del deficiente a fior fiore di studiosi...»,
con chiaro riferimento alle mie note affermazioni secondo cui
le comunità linguistiche slavofone presenti da 14 secoli
nelle Valli del Natisone, del Torre e di Resia non sono una minoranza
slovena, principalmente perché esse stesse non si riconoscono
in tale minoranza, nel rispetto della propria storia. I due diversi
modi di vedere la storia della Slavia friulana non sembrano poi
tanto importanti, a parte il termine riferito allintelligenza.
Diventano invece determinanti quando sono posti alla base della
distinzione dellidentità nazionale italiana o slovena
delle popolazioni ivi residenti. Su questo versante rimane allora
una sola possibilità di chiarimento: seguire fedelmente
le previsioni delle leggi preposte a garantire la tutela della
minoranza slovena (la 482/99 e la 38/01) e rispettare i princìpi
fondamentali che tutelano i diritti naturali di ogni individuo.
Per primo è da tenere presente che per minoranza linguistica
(linguistica corrisponde a nazionale) si intende normalmente
un gruppo di persone che vivono in una determinata località
aventi una lingua e delle tradizioni proprie e che manifestano
un sentimento di solidarietà allo scopo di preservare
la loro lingua, la loro cultura e le loro tradizioni. Non è
pertanto vero, come sostiene Ruttar, che è la legge che
impone alla persona di fare parte di una minoranza, ma è
la persona a scegliere se farne parte o meno. Le citate due leggi
precisano inizialmente dove la tutela può essere applicata
e a richiesta di chi. Può essere applicata solo dove la
minoranza slovena è logicamente già presente. In
particolare, per la legge 482 dove essa «è storicamente
radicata e in cui la lingua ammessa a tutela è il modo
di esprimersi dei componenti della minoranza linguistica».
Per la 38 dove la minoranza «è tradizionalmente
presente». Nella Slavia friulana la lingua parlata non
è quella slovena tutelata dalle leggi. Invece per la richiesta
di applicazione della tutela le due leggi corrispondono sostanzialmente
tra loro nel senso che prevedono entrambe che a chiedere la tutela
possa essere almeno il 15% dei cittadini iscritti nelle liste
elettorali, ovvero un terzo dei consiglieri comunali dei medesimi
comuni. Sorge logica la domanda: in provincia di Udine, lungo
la fascia confinaria con la Slovenia, è veramente storicamente,
oppure tradizionalmente, presente la minoranza linguistica
(nazionale) slovena per come le leggi richiedono? Per la risposta
non andrebbero trascurate le giustificazioni della distinzione
tra lingua slovena e dialetti slavi fatta dalla stessa Associazione
italiana slavisti nel 1989 che è questa: «Dallinsediamento
(VII secolo) fino al 1866 gli sloveni dellodierna provincia
di Udine rimasero isolati dal resto della nazione slovena a causa
sia di barriere naturali sia dellappartenenza di essi nel
tempo a unità statali diverse (Venezia, Austria, Province
illiriche); con il passaggio nel 1866 al Regno dItalia
il distacco dal resto della nazione slovena (allepoca inserita
nellimpero austro-ungarico) diventa definitivo».
Chiariti così anche i principali due presupposti previsti
dalle leggi, proseguiamo nella descrizione delliter applicativo
di dette leggi. Nel 2000, senza attendere il regolamento di applicazione
della 482 il previsto terzo dei consiglieri comunali di 15 comuni
della Slavia friulana chiese al consiglio provinciale di Udine
lapplicazione della legge precisando però che così
intendevano tutelare le lingue locali chiamate dialetti, parlate
o altro e non la lingua slovena. Il consiglio provinciale poi,
il 26 aprile 2001, con delibera 33, delimitò lambito
di applicazione della legge, senza tenere conto di tali richieste
e in assenza del regolamento, definendolo «di tutela della
lingua slovena». Una delibera chiaramente illegittima.
Illegittimità che poi alcuni Comuni inclusi in detto ambito
addirittura utilizzarono chiedendo e ottenendo contributi finanziari
per aprire sportelli bilingui e per tradurre atti comunali in
lingua slovena, pur sapendo di non avere sul territorio la minoranza
slovena. Un classico assalto alla diligenza dei contributi con
ingiustificato spreco di denaro pubblico. Poi, nel 2002, sempre
il solo terzo dei consiglieri comunali di ben 18 comuni (i 15
della 482 più 3) sempre della provincia di Udine proposero,
senza però certificare il previsto requisito della tradizionale
presenza, lapplicazione sul proprio territorio della legge
38/01. Questa volta, il preposto Comitato paritetico accolse
tali proposte senza alcuna verifica, nonostante nel frattempo
fosse stata suggerita addirittura dal Consiglio di Stato, e le
incluse in un decreto poi firmato dal presidente della Repubblica
il 12 settembre 2007. Così fu decretata ufficialmente,
per la prima volta nella millenaria storia della Slavia friulana,
la presenza della minoranza slovena anche in 18 comuni della
provincia di Udine, oltre che in 6 della provincia di Trieste
e in 8 di Gorizia. Un decreto contro il quale un gruppo di elettori
della Slavia friulana che non si sente sloveno ha presentato
ricorso straordinario che sarà discusso dalla Presidenza
del Consiglio dei ministri il 4 novembre prossimo. Comunque le
negative conseguenze applicative di tale decreto sono in corso.
Sono stati infatti individuati 11 comuni della provincia di Udine
che avranno diritto di usare la lingua slovena, il cosiddetto
bilinguismo visivo, nelle insegne degli uffici pubblici, nella
carta ufficiale, nei gonfaloni e nella segnaletica stradale.
Sono state anche regolamentate le modalità per la concessione
dei finanziamenti per luso della lingua slovena nella Pubblica
amministrazione. Non si esclude che qualche sindaco, trascurando
le promesse elettorali, il contenuto dello statuto comunale e
il giuramento di fedeltà alla Costituzione italiana, chiederà
anche tali finanziamenti. E tutto ciò nellindifferenza
dello Stato che dovrebbe tutelare tutte le minoranze presenti
sul proprio territorio nel rispetto dellunità nazionale,
dei princìpi costituzionali e delle norme europee e internazionali.
Emerge comunque chiaro che non si tratta, come dice Ruttar, di
mantenere aperta per divertimento la questione slovena nelle
Valli del Natisone, del Torre e di Resia, bensì di informare
lopinione pubblica sullillegittimo tentativo in atto
di distruggere mediante assimilazione le comunità linguistiche
di antico insediamento presenti da 14 secoli nelle precitate
Valli. Si vorrebbe anche sensibilizzare il Governo e il Parlamento
nazionali perché sostengano il citato ricorso e il disegno
di legge 697 comunicato alla Presidenza del Senato della Repubblica
dal senatore Ferruccio Saro il 27 maggio 2008, proponente laggiunta
allarticolo 2 della legge 482/99 della previsione di tutela
anche delle «lingue slave denominate natisoniano, po-nasen
e resiano». Le comunità slavofone storicamente presenti
sul territorio della Slavia friulana chiedono in sostanza di
rimanere italiane nel rispetto della propria millenaria storia.
(Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia friulana San
Pietro al Natisone)
- 19 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Lingua
staccata dallo sloveno - Abbiamo
letto con molta attenzione quanto scritto dal signor Riccardo
Ruttar, capogruppo di minoranza al Comune di Drenchia, sul Messaggero
Veneto del 4 agosto, in cui finge di non conoscere, o realmente
non conosce la storia, la lingua e la cultura delle Valli della
Slavia friulana e manifesta un atteggiamento di superiorità
e di disprezzo nei confronti di chi osa esprimere
punti di vista diversi dai suoi. Il signor Ruttar sostiene che
gli sloveni «impiegano il loro tempo (molto ben remunerato!,
ndr) per scrivere cose sensate in favore della minoranza cui
appartengono, per organizzare e realizzare iniziative di promozione
del patrimonio culturale, linguistico, economico...». Benissimo,
ma non può pretendere che tutti la pensino come lui, che
si sentano sloveni! Quindi lui può parlare solo per sé
e per gli sloveni come lui e non ha il diritto di insultare chi
non vuole appartenere a tale minoranza, ma vuole continuare a
far valere la propria identità, a usare la propria più
che millenaria parlata derivante da una storia che non si è
mai intrecciata con quella degli sloveni e quindi lotta per poterla
conservare. Al signor Ruttar che ci invita a parlare di «contenuti
amministrativi e propositivi per il bene economico e sociale
delle popolazioni» delle Valli interessano i milioni
di euro che la minoranza slovena percepisce annualmente da Stato,
Regione, Provincia e Slovenia e che non hanno portato alcun benessere
alle comunità locali, ma solo alle tasche di chi lavora
nel settore. Finalmente i valligiani hanno cominciato a conoscere
chi sono i beneficiari di tanto ben di Dio e perché non
sono stati interpellati per esprimere la propria volontà
di appartenenza o meno alla minoranza slovena. È vero
che larticolo 6 della Costituzione «tutela con apposite
norme le minoranze linguistiche», ma dove esse esistono
effettivamente. Le parlate slave delle Valli erano state riconosciute
da leggi regionali, ma con la legge 482/99 le cose sono state
modificate: in Fvg tale legge è applicata in modo diverso
rispetto al rimanente territorio nazionale. In Puglia, a esempio,
è riconosciuto e protetto il grico, in Molise lo stokavo
che non sono certamente le lingue nazionali greca e croata. In
Friuli invece si è voluto introdurre forzatamente la lingua
nazionale slovena, che, converrà il signor Ruttar, non
è mai stata parlata nelle Valli, se non attualmente da
coloro che lhanno studiata appositamente. Ecco quindi perché
ci battiamo: perché le nostre parlate, resiano, po-nasem
e natisoniano, siano tutelate e non annientate dallintroduzione
artificiosa dello sloveno. Non possiamo essere daccordo
con lei, signor Ruttar, sull«ovvietà storica
e linguistica delle nostre valli», in quanto la nostra
storia non ha mai avuto niente a che vedere con quella della
nazione slovena, avendo la nostra popolazione sempre partecipato
alle vicende storiche della pianura friulana e mai a quelle slovene
e mantenendosi la nostra lingua, nei secoli, completamente staccata
dallo sloveno. Inoltre la lingua usata nelle nostre valli per
stilare documenti pubblici e privati è stata quella italiana
e non quella slovena. E ora due domande, signor Ruttar. Se nel
1866 a Stregna tutti erano sloveni, come mai quegli abitanti
hanno optato per lItalia quando avrebbero potuto, al plebiscito,
scrivendo no, rimanere con lAustria ed essere agganciati
quindi alla Regione slovena? E «a chi mettiamo sulla
coscienza» tutti gli abitanti che mancano in tutti i paesi
di montagna non solo del Friuli, ma di tutte le regioni italiane?
Signor Ruttar, meno spocchia, meno sicumera e più rispetto
per la verità e per le persone! (Alessandra Manzini -
Pagnacco, Giovanni Micelli - Resia, Luciano Santoro - Cividale,
Adriano Clemente - Resia)
- 19 agosto
2009 - Messaggero Veneto - E
necessario un censimento - Desidero
esprimere la mia solidarietà alle mamme di Stregna che
sono state trattate in maniera incivile dal signor Riccardo Ruttar.
Si consolino, perché lo stesso trattamento è stato
riservato anche a me, sempre dal signor Riccardo Ruttar, che,
in sloveno su un quindicinale locale, poco più di due
anni fa aveva scritto, riferendosi a me, «... è
difficile mettere insieme tante stupidaggini in così poco
spazio...». Ecco: a coloro che non condividono le sue idee
il signor Ruttar riserva insulti gratuiti. Io avrei «messo
insieme tante stupidaggini in così poco spazio»:
può darsi, ma non mi ha dimostrato perché, mentre
io posso dimostrare che proprio lui aveva scritto e continua
a scrivere stupidaggini, queste sì storicamente provate.
Aveva infatti affermato che Cividale del Friuli aveva ricevuto
il nome di Civitas Austriae dai tedeschi, ritenendo che tale
nome significasse Città dellAustria (fra laltro
provi a dire agli austriaci che sono tedeschi!) e non Città
Australe, cioè orientale, perché situata ai confini
orientali del regno dei franchi, ignorando quindi la storia di
Cividale del Friuli. Ecco come si comporta il signor Ruttar:
chi non la pensa come lui o dice stupidaggini o ha bisogno di
uno psicoterapeuta. Non è in grado di usare un linguaggio
rispettoso dellinterlocutore per sostenere le sue tesi,
ma scade in offese sul piano personale, anche nei confronti di
altre persone (fra laltro, signor Ruttar, il detto latino
non recita «repetita manent», bensì «repetita
iuvant», mentre «scripta manent»!) che si sono
permesse di esprimere la loro opinione sul problema
sloveno nelle valli friulane. E allora vorrei porre
alcune domande al signor Ruttar. Alle elezioni comunali di Drenchia
si è presentato come rappresentante della minoranza slovena?
Ha presentato il suo programma anche in sloveno? Spero di non
dire altre stupidaggini affermando che non lo ha fatto. Come
mai? Se nelle valli ci sono tanti che si ritengono sloveni e
che quindi parlano lo sloveno, perché non si è
presentato come paladino della minoranza slovena? Daltra
parte il signor Ruttar ha perfettamente ragione a sostenere le
sue tesi: i finanziamenti che le associazioni slovene, di cui
anche lui fa parte, ricevono da parte dello Stato italiano, della
Regione, della Provincia e anche dalla Slovenia, ammontano a
svariati milioni di euro, ripeto, milioni di euro, lanno!
E anche nellapplicazione della legge 482/99, che riserva
fondi alle minoranze linguistiche regionali, non si capisce perché
questi sono ripartiti, in proporzione, a tutto vantaggio degli
sloveni e non dei friulani che sono la stragrande maggioranza!
Da tener presente che questo denaro è utilizzato dalle
associazioni slovene come meglio credono! E allora non sarebbe
il caso di conoscere quanti sono gli sloveni in Fvg? Non si può,
perché gli sloveni non vogliono essere contati. Chissà
perché. È giusto essere fieri della propria nazionalità
e quindi conoscere la propria consistenza numerica, come si è
fatto non solo in Alto Adige, ma anche per gli sloveni in Austria
e per gli italiani in Croazia e in Slovenia. Un dato di fatto
certo però è questo: il partito della Slovenska
Skupnost (partito della minoranza slovena che si è presentato
in tutta la regione) ha raccolto, nelle ultime elezioni regionali,
7.008 voti su 597.790 votanti (1,17% circa): non è certo
questo il numero di coloro che si sentono sloveni, ma per arrivare
agli 80-100 mila proclamati dai rappresentanti della minoranza
slovena ce ne vuole! E allora, perché non fare un censimento,
così finalmente potremmo sapere quanti sono i friulani,
quanti gli italiani, quanti gli sloveni e quanti i tedeschi,
come ha suggerito anche la vedova dellimportante rappresentante
della minoranza slovena Spacapan? In questo modo si potrebbe
avere anche un altro vantaggio: in un momento di crisi economica,
cioè, si potrebbe, forse, risparmiare denaro che sarebbe
elargito solo sulla base della reale, e non su quella dichiarata
dagli interessati, consistenza numerica della minoranza slovena!
(Piera Specogna - Cividale)
- 19 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Lidentità
non può essere imposta - Vorrei
dare delle spiegazioni al signor Ruttar che in questo giornale
mi accusa di contraddittorietà senza averlo provato. Entrambi
sappiamo che lidentità la si sceglie e che non può
essere imposta né dagli Stati, né da leggi o trattati.
La lingua per contro è una convenzione e come tale può
essere imposta, oppure, come più auspicabile, un popolo
può accogliere una o più lingue (oltre alla parlata
materna) per cause o scopi diversi. È indifferente il
fatto che il resiano o le parlate delle Valli possano essere
ascritte allarea dialettale slovena. Per esempio, le genti
in questione hanno sempre usato litaliano come lingua scritta
e poco lo sloveno per ovvie ragioni storiche; tuttavia se loro
oggi volessero davvero usare lo sloveno come lingua-tetto più
vicina per meglio proteggere le loro parlate nessuno lo vieterebbe,
deciderebbe il popolo. Parimenti, nessuno vieterebbe loro di
sentirsi anche sloveni nazionalmente, ovvero, di sentire come
loro madrepatria la Slovenia. Lidentità che una
comunità o il singolo decidono per sé non sempre
marcia di pari passo con la parlata materna. Lei signor Ruttar
ne è un chiaro esempio: si sente sloveno. È indifferente
il fatto che parli o no lo sloveno letterario, o che la sua comunità
si senta o no slovena, noi tutti rispettiamo la sua scelta, anzi,
se quelli come lei dovessero arrivare al 15% (come vuole la legge)
dichiareremo allora che in queste zone vi è anche una
presenza slovena. Voglia accordarci la medesima cortesia, la
prego. Lei ha schernito le opinioni di noi italiani
e ha addirittura dato delle malate di mente alle mirabili madri
di Stregna che con semplicità, cuore e testa, mai come
altri prima dora, spiegavano al Friuli la questione
slava. I metodi suoi la connotano anche politicamente signor
Ruttar. I diritti costituzionali di cui parla garantiscono innanzi
tutto la democrazia, ovvero quel sistema che fa stabilire alla
maggioranza del popolo cosè bene per sé.
Non è la legge a fare luomo, ma è luomo
a fare la legge, quindi la legge è fallibile, modificabile
e di conseguenza non sarà la 38/01 a rendere sloveno chi
sloveno non vuole essere. Il termine sloven in tutte
le lingue slave significa slavo generico. Gli sloveni
sono dunque slavi privi di nome tribale (al contrario di croati,
serbi...) che si sono uniti nella seconda metà del XIX
secolo, in Austria, nella nazione denominata slovena
(non essendo lAustria uno stato nazionale). I popoli slavi
del Veneto confluiti nel Regno dItalia hanno cominciato
a sentirsi e sono voluti essere italiani (pur parlando, come
per altro valdostani o friulani, linguaggi diversi dalla maggioranza
deglitaliani). Lerrore che fate voi sloveni
è quello di parlare di comunità slovena
riferendovi alle popolazione delle Valli e di Resia, se vi foste
limitati a parlare di italiani di lingua slovena
probabilmente a questora la lingua-tetto per tutte le varietà
di slavo resiano o valligiano sarebbe stato lo sloveno. Avete
tentato e tentate di sradicare lidentità italiana
della maggioranza della popolazione volendo far sentire questultima
minoranza nazionale slovena, mentre sarebbe potuto
benissimo essere minoranza linguistica slovena. Avete
voluto vedere o bianco o nero e vi siete meritati questa reazione.
Avete marciato sullantico pericoloso assioma sangue = nazione
= lingua = (magari) Stato. Se presto saranno dichiarate lingue
dallo Stato italiano anche il resiano, il torriano e il natisoniano
lo avrete voluto voi. Sarete voi i veri responsabili del mancato
utilizzo dello sloveno in quelle zone. Per far diventare queste
popolazioni di frontiera vero ponte verso la Slovenia non serve
slovenizzarle. Esse sono già il perfetto punto dunione
tra mondo latino e mondo slavo parlando dialetti affini a quelli
sloveni di Slovenia, avendo sangue slavo, sentendosi nazionalmente
italiani. Credo invece che a voi faccia comodo creare una minoranza
nazionale antistorica perché i soldi verrebbero
da Lubiana e da Roma e potreste andare a piangere dalla madre
e dalla matrigna a seconda del capriccio o controllare meglio
il popolo delle Valli dicendo di fare il suo bene. No, voi un
ponte non lo volete. (Massimiliano Verdini - Lega nazionale 1891
- San Daniele del Friuli)
- 12 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Minoranze
e polemiche - È
risaputo da tutti che nelle Valli del Natisone vive una popolazione
di antica origine slava che ancora parla la originaria lingua
slava tramandata oralmente fino ai giorni nostri di generazione
in generazione. È questa la lingua materna dei nostri
avi e non quella slovena che Vera Iussa ha esposto nella lettera
di ieri. Lettera che fa riferimento agli emigranti e alle guerre,
allevidente scopo di sensibilizzare sul piano morale il
lettore. In realtà lemigrazione ha interessato tutta
la montagna e anche gli sloveni dellattuale Slovenia, mentre
le guerre non hanno modificato gli originari confini nazionali
della provincia di Udine, anche grazie allestremo sacrificio
di molti soldati italiani. Circa luso della lingua slovena
in chiesa, è da dire che anche oggi in nessuna chiesa
viene celebrata la messa in tale lingua. Risulta, poi, che nel
1976 la messa in lingua slovena che monsignor Battisti aveva
autorizzato fu addirittura respinta. Comunque è per difendere
la lingua dei propri avi, cioè quella materna storicamente
presente nelle Valli del Natisone, che oggi la popolazione originaria,
che non si riconosce nella minoranza slovena, rifiuta il bilinguismo
italiano-sloveno previsto dalle leggi di tutela degli sloveni.
Quindi nessun ripudio della lingua degli avi da parte degli autoctoni.
Invece chi oggi lutilizza per fare apparire slovene le
citate Valli lo fa ingiustamente e senzalcun sostegno storico
e della popolazione interessata. (Sara Chiacig - San Pietro al
Natisone)
- 4 agosto
2009 - Messaggero Veneto - Nulla di disdicevole a essere minoranza - Ho limpressione
che qualcuno si diverta in modo pervicace a mantenere costantemente
aperto un clima di polemica sulla questione slovena nelle valli
del Natisone e Resia. Lantologia di esperti
di turno a pagina XIX del Messaggero Veneto del 24 luglio sembra
rispondere proprio a una logica provocatoria. Non voglio entrare
in merito alla stucchevole riproposizione periodica delle argomentazioni
di Sergio Mattelig che indirettamente dà del deficiente
a fior fiore di studiosi, politici, esperti. Neppure voglio soffermarmi
sulle contraddizioni dellesponente sandanielese della Lega
nazionale. Come ben appare scorrendo gli annali del giornale
gli sloveni del Friuli non intendono perdersi nelle
stupidaggini di questi buontemponi, ma lo impiegano per scrivere
cose sensate in favore della minoranza cui appartengono, per
organizzare e realizzare iniziative di promozione del patrimonio
culturale, linguistico, economico, e chi più ne ha più
ne metta, in favore della gente che abita questo territorio di
confine. Al signor Buttolo col suo latinorum (repetita manent!)
chiederei di definire una volta per tutte quale sia la sua
di identità e solo dopo di sentenziare su quella altrui.
Di difficile comprensione appare invece la lettera del gruppo
di mamme di Stregna. Qui cè materia abbondante per
diverse sedute di pacata riflessione se non di interventi da
psicologia del profondo. Lintervento sa tanto di strumentale,
ma vi si legge comunque il profondo disagio che comporta questa
diatriba infinita dove termini come identità, minoranza,
lingua, dialetto, cultura eccetera sono caricati di significati
volutamente equivocanti. Ci si sarebbe aspettati, a proposito
delle recenti elezioni amministrative, che a Stregna e in altri
comuni della Slavia il tema politico vertesse su contenuti amministrativi
e propositivi per il bene economico e sociale delle popolazioni
e invece siamo ancora lì, nel 2009, a creare stupidi steccati
su questioni etnolinguistiche che un po di buon senso rivaluterebbe
come valori positivi intrinseci. Fa tenerezza materna limmagine
da Eden con cui è presentato, dalle sconosciute madri
di Stregna, lambiente. Ma cè la terribile
frastornante voce dellorco (leggasi lamministrazione
precedente a quella attuale) a rompere lidilliaca pace.
Tramando nellombra la passata amministrazione, allinsaputa
di tutti, «dichiarava il nostro territorio minoranza slovena».
Questa lonta denunciata dalle solerti madri, che sognando
arcobaleni multicolori auspicano dissolvenze di abbracci pacificatori.
Al di là della garbata ironia sarebbe il caso di porre
dei punti fermi o meglio delle domande alle madri giustamente
preoccupate del futuro dei loro pargoli. Cosa cè
di tanto disdicevole o di cui vergognarsi per essere definiti
minoranza linguistica? La definizione è della nostra Costituzione
(articolo 6) «La Repubblica tutela con apposite norme le
minoranze linguistiche», che specifica il senso dellarticolo
3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale
e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso,
di razza, di lingua...». Che nelle Valli sui parli una
lingua diversa pare assodato. Una comunità che parla una
lingua diversa dallitaliano, nel momento in cui è
riconosciuta tale da parte dello Stato, assume il titolo di minoranza
linguistica, che sia tedesca, francese, ladina, friulana o slovena
ed è con questo atto pubblico che le sono riconosciuti
i diritti previsti dalla Costituzione e dalle normative che ne
derivano. Cosa cè di disdicevole in questo? Sebbene
con oltre mezzo secolo di ritardo la legge 482 del 1999 ha riconosciuto
una dozzina di comunità linguistiche tra cui quella slovena.
Nemmeno a me piace definirmi di minoranza, ma è
la legge che me lo impone; io parlo sempre di Comunità
slovena. Non piace alle madri la parola sloveno?
Possono trovare una definizione che dica la stessa cosa... senza
dirla? Meglio dire: comunità slava? Di popoli slavi ce
ne sono quanti se ne vuole. Gli Stati connotati dal loro specifico
linguaggio slavo sono almeno una quindicina. È
ovvio che un nome per il nostro linguaggio minoritario ci vuole
e non occorre cercare nuovi vocaboli (privi di senso come linfelice
po nain) di fronte allovvietà
storica e linguistica slovena delle nostre valli. Consiglio quindi
alle madri di Stregna, invece di prendersela con la precedente
amministrazione, di ringraziarla per aver permesso alla comunità
di Stregna di usufruire di un diritto costituzionale italiano,
regolato da leggi italiane. E, va precisato una volta per tutte:
in tutta questa faccenda la Slovenia non centra nulla. Io sono
sloveno non perché vivo o tifo per la Slovenia,
ma per diritto costituzionale italiano e vorrei anche continuare
a essere orgogliosamente italiano, perché
lessere sloveno nulla toglie alla mia italianità.
E chi lo mette in dubbio mi offende! Basta quindi con questi
stupidi equivoci e confusioni tra slavo, sloveno, cittadinanza,
nazionalità, identità strampalate che vogliono
dimezzare il cittadino italiano di lingua slovena. Non piace
alle madri che si insegni, per chi lo desidera, la lingua slovena
standard in aiuto al dialetto locale? Mi indichino con quale
metodo innovativo ed efficace intendono preservare per se stesse
e per loro figli il dialetto slavo locale che dicono
di difendere contro attacchi esterni, e mi indichino anche quali
sono gli altri fini nascosti e pericolosi dei filoslavi,
sostenitori dei diritti costituzionali previsti per le minoranze
linguistiche. Qui regnano disinformazione e manipolazione
e latita il buon senso. Purtroppo questo è il risultato
drammatico dellopera del nazionalismo italiano, che ha
condotto la nostra gente a diventare nemica di se stessa in nome
di una falsa e immatura identità italiana che vuole contrapporre
i termini sloveno e italiano invece di accoglierli come espressione
di unidentità doppiamente positiva e da difendere.
Fino al 1866 a Stregna non si parlava di Italia, ma allora lo
stesso comune contava 1.600 abitanti. A chi mettiamo sulla coscienza
i mille abitanti che mancano oggi? Essi, fino a quellanno,
non erano italiani e neppure appartenevano a uno Stato slavo.
Erano sloveni e basta. Con buona pace di tutti prendiamo atto
del progresso che anche lItalia ha fatto da allora, riconoscendo
i diritti delle comunità linguistiche e non sputiamo sul
piatto che ci è offerto dalle leggi, rare, che ci sono
favorevoli. (Riccardo Ruttar - Capogruppo di minoranza del consiglio
comunale di Drenchia)
- 28 luglio
2009 - Messaggero Veneto - A difesa di una lingua - In riferimento allarticolo Storia
di Resia e di altre valli, apparso il 18 luglio nella quinta
pagina del Messaggero Veneto in cui è stata pubblicizzata
la presentazione del libro Tre vallate, tre culture...
rileviamo che si ripetono volutamente gli stessi errori quando
largomento riguarda Resia e la sua cultura. Nel succitato
articolo si scrive che la Val Resia, la Val Sarmento (abitata
dalla comunità arberesch) e la vallata dellAmendolea
(composta dalla comunità grecanica) godono tutte e tre
dei benefici che ne derivano dalla legge numero 482/1999 che
tutela le loro lingue minoritarie. Grave errore! La lingua resiana,
purtroppo, non compare nella suddetta legge tra le lingue minoritarie
nazionali come invece lo sono lalbanese e il grecano, ma
è tutelata dalla legge nazionale numero 38/2001 e dalla
legge regionale nº 26/2007 che la classificano come dialetto
sloveno, pur non essendo mai esistita una minoranza slovena in
valle e pur essendo la nostra lingua del tutto estranea alla
lingua slovena. Quello che i resiani chiedono è proprio
linserimento della loro lingua nella legge 482/1999 che
restituirebbe dignità alla loro parlata. Infine, non ci
sorprende più il fatto che qualcuno si ostini, con pubblicazioni
e articoli, a negare la realtà dei fatti riguardanti la
lingua resiana. (Alberto Siega - presidente Identità e
tutela Val Resia - Udine)
- 24 luglio
2009 - Messaggero Veneto - Non saranno mai sloveni - Vorrei rispondere alle perplessità
del signor Renzo Pascolo apparse il 30 giugno scorso. Se ho ben
capito afferma che le parlate di Resia, delle valli del Torre,
del Cornappo e del Natisone farebbero parte della koinè
slovena e per questo sono slovene. Anche se numerosi specialisti
si schierano a favore della sua tesi, dovrebbe ben sapere che
non sono i linguisti a dare il titolo di lingua a una parlata,
ma è luso che si fa di questa parlata (e lautoconsapevolezza
dei parlanti del fatto che loro stessi parlino quella lingua)
a rendere o meno lingua una parlata. Nelle Valli
e a Resia ci troviamo con un duplice problema: il primo consiste
nel fatto che per ragioni storiche la popolazione ha in generale
sempre usato litaliano (a volte anche il friulano) come
lingua alta, il secondo sta nel fatto che essi, anche
qualora le tesi del Pascolo fossero valide, sarebbero comunque
italiani di lingua slovena e non sloveni dItalia. La questione
è storica e politica. I còrsi usavano litaliano
come lingua alta prima del francese; recentemente
la parlata dellisola tirrenica è stata elevata a
vera e propria lingua per volere di un popolo che non ha partecipato
alla formazione dello Stato nazionale italiano e quindi non si
sente italiano pur parlando un dialetto italoromanzo. È
stata riconosciuta anche la lingua bosniaca che si differenzia
dal serbo e dal croato per cose che noi considereremmo risibilissime.
Insomma, lassioma parlata-lingua-sangue-nazione-Stato è
del tutto fallibile. Vengo incontro al Pascolo dicendo che i
confini tra le varie lingue non esistono su un territorio, ci
sono solo sfumature, ma è la politica che dovrebbe governare
queste questioni attraverso la volontà popolare dei diretti
interessati. I dialetti di Resia possono anche considerarsi affini
ai dialetti sloveni dellAlto Isonzo o di tutta la Venezia
Giulia; non per questo i resiani sono obbligati ad abbracciare
come lingua tetto lo sloveno, né tantomeno
una legge 38/01 che difende gli sloveni dItalia. Questa
legge di fatto disnette gli Slavi delle Valli e di
Resia dalla nazione italiana. La lingua e il sangue non fanno
una nazione e questa visione ha causato non poche disgrazie.
In realtà il problema fra italiani e slavi nasce da una
diversa percezione dellidea di nazione, dallimportanza
diversa che questi due popoli danno al sangue e alla lingua come
fondatori della nazione. Gli Stati, poi, sono fatti anche per
tutelare un modo di pensare, quindi se glistriani per gli
Stati slavi limitrofi e per la volontà dei diretti interessati
sono italiani siano pure italiani! Se in Italia popolo, legge,
storia e cultura vogliono che i resiani non siano sloveni...
non vè lingua che tenga: essi sloveni non saranno
mai. (Massimiliano Verdini - Lega nazionale San Daniele)
- 24 luglio
2009 - Messaggero Veneto - Un incesto linguistico - Siamo di fronte a un paradosso che colpisce
la cultura friulana alla quale sono stati ridotti i fondi statali
e regionali. Sembra invece che le sovvenzioni per la lingua slovena
siano ancora notevoli. Credo che introducendo dallalto
la lingua letteraria slovena in provincia di Udine si vada verso
un incesto linguistico (la lingua madre è
lo slavo!) creando gli stessi dubbi e perplessità che
si possono osservare con la diffusione della koinè
friulana che col tempo cancellerà le varietà linguistiche
periferiche. Nel contempo si trascurano i problemi economici
e culturali degli abitanti della Slavia friulana che rischiano
una omogeneizzazione linguistica non rispettosa della storia
secolare. Si può evitare il referendum e introdurre magari
lo sloveno moderno a finicommerciali e turistici, ma non di più.
(Paolo Pellarini - San Daniele)
- 24 luglio
2009 - Messaggero Veneto - Sbagliato dirci minoranza slovena - Siamo un gruppo di mamme
di Stregna che hanno la fortuna di crescere i propri figli in
un ambiente incontaminato, dove la colonna sonora dei loro giochi
sono i suoni della natura. Purtroppo laria di questo nostro
paradiso è inquinata dalle controversie politiche
e ideologiche a nostro parere eccessive ed estreme. Il tutto
è nato dalla presa di posizione dellormai passata
amministrazione comunale che, allinsaputa di tutto e di
tutti, ha dichiarato il nostro territorio minoranza slovena!
Esperti e studiosi di ogni genere scrivono, espongono, raccontano,
spiegano la realtà linguistica del nostro territorio e
sicuramente tutto è fatto in buona fede, con anni di studi
e ricerche. Spesso, però, le considerazioni di alcuni
si scontrano con le analisi di altri. Al di là degli studi
e delle teorie, noi dal nostro piccolo osiamo alzare la voce
chiedendoci: «Perché la popolazione di Stregna,
circa 600 anime, è stata dichiarata una minoranza slovena?
Perché la passata amministrazione comunale, prima di firmare
il documento e definirci una minoranza, non ha avuto laccortezza
e la lealtà di chiedere alla popolazione un parere? Perché
ci è stata imposta tale appartenenza, visto che nel nostro
comune, così come negli altri delle Valli, non si è
mai parlata la lingua slovena, bensì il dialetto locale?
Perché i sostenitori di ciò non comunicano con
i propri figli in lingua slovena, mentre, se non si esprimono
in italiano, lo fanno nella parlata locale?». Stufe di
leggere tante opinioni strampalate su queste questioni,
vogliamo soltanto dire: «Vivi & lascia vivere».
Oggi più che mai noi, serene mamme di Stregna, lo vogliamo
adottare e vorremmo che tutti i nostri compaesani lo facessero
proprio, poiché viviamo in un contesto di troppa politica
e troppe convinzioni estreme. La nostra è una parlata
semplice, rurale, con alcuni termini presi in prestito dallitaliano
e da altre lingue, e noi, che a essa siamo fortemente legati,
non sentiamo la necessità di cambiare nulla. Anzi! Il
nostro dialetto è una concezione quotidiana: non va strumentalizzata
per altri fini. È il filo conduttore che ci lega a chi,
in questo piccolo lembo di terra bistrattato e sempre più
dimenticato, è vissuto e lo ha parlato prima di noi; senza
sentirsi una minoranza, bensì parte integrante di ununica
nazione: lItalia. È nostro dovere sostenere e difendere
questa parlata senza la necessità dimporla ad alcuno.
Nella speranza che, così come larcobaleno composto
di tanti colori si dissolve in unico abbraccio, anche noi abitanti
di Stregna, con volontà e correttezza, possiamo fare altrettanto,
dimostrando di voler finalmente superare le incomprensioni, per
valorizzare quella che è la nostra cultura e la nostra
vera identità (Un gruppo di mamme - Stregna)
- 24 luglio
2009 - Messaggero Veneto - Scarsa cognizione sulla identità - La replica del signor
Sergio Mattelig, pubblicata sul Messaggero Veneto sabato 11 luglio,
al signor Pascolo che era intervenuto con una sua lettera sulla
cosiddetta minoranza linguistica slovena del Friuli
orientale, è precisa, come sempre, e anche ripetitiva
giustamente perché repetita manent (sperando
in un recepimento politico). Pascolo almeno dal suo cognome sembrerebbe
essere, o suoi avi, un indigeno dellAlto Cornappo; mi pare
però che abbia scarsa cognizione di causa sulla identità
linguistica di provenienza, tanto da aver affermato che la lingua
slovena dovrebbe costituire il fulcro delle parlate di confine.
Se Pascolo si vuole unire al coro dello sparuto numero degli
slovenofili è padronissimo di farlo, però Mattelig
risponde ancora col dato inequivocabile e documentato che anche
nelle recenti elezioni il partito della minoranza slovena non
si è nemmeno presentato nelle Valli Resia, Torre-Cornappo
e Natisone, il che si commenta da sé. Al signor Pascolo,
che stravede nella lingua italiana la naturale confluenza di
tutti i dialetti, dal veneto al siciliano, dal sardo al bergamasco
eccetera, dico quanto mi consta personalmente. Anni fa un mio
compaesano (di Pradielis) emigrato in Argentina nel dopoguerra
ha fruito di quelle iniziative regionali sul rientro-vacanze
in Friuli e ha detto a sua sorella, rimasta sempre in Italia,
che non aveva capito unacca di quanto proferito dalla guida
(delle Valli del Natisone) durante una gita a Castelmonte. Ho
sentito inoltre figli di friulani emigrati che, tornando a visitare
il paese natio dei genitori, sapevano esprimersi solamente in
friulano e niente affatto in italiano perché in famiglia
allestero era usato solo lidioma dei propri avi.
Lasciamo dunque che gli abitanti delle valli del Torre-Cornappo,
di Resia e delle convalli del Natisone continuino a usare i loro
peculiari idiomi senza inquadrarli con la lingua slovena classica
né tanto meno contrabbandare i loro differenti (anche
da valle a valle) dialetti come minoranza linguistica slovena.
(Lidio Buttolo - Udine)
- 24 luglio
2009 - Messaggero Veneto - Scelta antistorica e illegittima - Avevano chiesto, fra
il 2000 e il 2002, lapplicazione delle leggi di tutela
della minoranza linguistica slovena, anche se inesistente sui
propri territori comunali, perché convinti di poter beneficiare
di contributi come i tedeschi in Alto Adige. Si sono poi resi
conto che i contributi da loro richiesti finanziavano solamente
progetti diretti a mettere in grado gli uffici comunali di corrispondere
con la minoranza slovena (verbalmente e per iscritto) in lingua
slovena. Furono così aperti alcuni sportelli in lingua
slovena e tradotti in sloveno alcuni statuti e altri atti comunali.
Forzature rimaste logicamente inutilizzate per mancanza di utenti
sloveni. Qualcuno di loro insiste ancor oggi a chiedere lapplicazione
delle leggi di tutela degli sloveni per attuare il bilinguismo
italiano sloveno sulle insegne degli uffici pubblici e sui gonfaloni
comunali. Solo spreco di denaro pubblico che, con i tempi che
corrono, è gravemente colpevole, ma che nessuno vuol verificare.
Inaccettabile, poi, tutto ciò perché arbitrariamente
definisce e utilizza come minoranza linguistica slovena
le storiche comunità slavofone presenti sul territorio
da 14 secoli che mai sono state slovene e mai hanno chiesto di
diventarlo. Comunità slavofone che giustamente pretendono
il rispetto previsto anche per loro dalla Costituzione della
Repubblica italiana, in passato tutelato da leggi regionali,
poi ingiustamente abrogate. Chi sono i protagonisti di tali ingiuste
richieste? Sono alcuni sindaci e consiglieri di alcuni Comuni
della Slavia friulana e più precisamente delle Valli del
Torre e del Natisone che con tali richieste hanno chiaramente
mancato di rispetto alla storia locale e ai rispettivi statuti
comunali, deviando arbitrariamente dalle loro promesse elettorali
e dalle linee programmatiche approvate in consiglio comunale
riguardanti la tutela di lingua, cultura e tradizioni locali.
A tale ingiusta deviazione della storia della Slavia friulana
si è aggiunto recentemente, il 26 maggio 2009, anche il
consiglio della Comunità montana Torre, Natisone, Collio,
con sede a San Pietro al Natisone, composto dai rispettivi sindaci
o delegati. In quella data ha approvato una delibera con la quale,
con 7 voti favorevoli (un solo sindaco delle Valli del Natisone,
quello di Pulfero), 6 contrari e 4 astenuti, è stato deciso
di realizzare a San Pietro al Natisone un Centro culturale
per la minoranza slovena con uno stanziamento di 400.000,00
euro proveniente sì dalla legge di tutela degli sloveni,
ma dalla stessa legge espressamente destinato allo sviluppo sociale,
economico e ambientale dei territori. Una scelta antistorica
e illegittima che privilegia una realtà inesistente e
che contrasta con le reali esigenze locali che richiedono il
contenimento dello spopolamento umano e interventi compensativi
dei disagi conseguenti alla marginalità. (Sergio Mattelig
- presidente Lega della Slavia friulana - San Pietro al Natisone)
- 11 luglio
2009 - Messaggero Veneto - Unimposizione illegittima - Anche il signor Pascolo
di Udine, nel suo intervento pubblicato il 30 giugno scorso nella
rubrica Il Caso, esterna incomprensione nei confronti
di quanti sostengono linesistenza della minoranza slovena
nelle Valli di Resia, del Torre e del Natisone, data lasserita
appartenenza alla lingua slovena dei dialetti parlati in dette
Valli. Trascura anchegli la storica acquisizione, cioè
il dato di fatto, che testimonia inequivocabilmente che sul territorio
di dette Valli vivono da 14 secoli popolazioni di origine protoslava
che ancora parlano, nellambito familiare, loriginaria
lingua materna slava, ma che hanno sempre partecipato alle vicende
storiche, culturali e linguistiche, prima del Patriarcato, poi
della Repubblica Veneta, del Regno dItalia e della Repubblica
italiana. Vicende completamente diverse da quelle degli slavi
rimasti oltre le Alpi e poi in parte evolutisi nella lingua nazionale
slovena. Perciò appare più che giustificato e comprensibile
che gli slavofoni della Slavia friulana della provincia di Udine
non si riconoscano nella minoranza linguistica (nazionale) slovena
oggi tutelata da leggi nazionali che forzatamente sono loro proposte
per non dire imposte. In sostanza gli slavofoni del Friuli non
si riconoscono nella minoranza slovena di Trieste e Gorizia perché
hanno logicamente anche acquisito come secolare loro patria lItalia,
pur mantenendo ancora, a livello familiare e tradizionale, loriginaria
lingua slava. Lingua slava che è lingua madre della slovena.
Una parentela che comunque non giustifica il classificare oggi
sloveni gli autoctoni della Slavia friulana senza riscontri nei
dati di fatto e senza una loro richiesta. Alle recenti elezioni
comunali il partito della minoranza slovena in dette Valli non
si è nemmeno presentato e nessun candidato sindaco o consigliere
locale si è dichiarato di lingua o minoranza slovena.
Le stesse leggi nazionali di tutela della minoranza slovena,
e non dei dialetti, richiedono per essere applicate che sul territorio
sia già radicata o tradizionalmente presente tale minoranza
e che inoltre a chiedere la tutela sia il 15% degli elettori
o un terzo dei consiglieri comunali. Presupposti essenziali e
determinanti, ma molto trascurati nelle Valli del Natisone, Torre
e Resia. Perciò appare chiaro e comprensibile che nelle
precitate Valli del Friuli limposizione della tutela della
minoranza slovena è illegittima perché priva dei
presupposti richiesti dalle stesse leggi di tutela e perché
assimilatrice delle storiche comunità slavofone da 14
secoli presenti sul territorio con proprie originarie peculiarità
linguistiche. (Sergio Mattelig - presidente Lega della Slavia
friulana - San Pietro al Natisone)
- 26 maggio
2009 - Messaggero Veneto - Minoranza slovena senza liste in 14 comuni - Il caso Puntuale come
al solito, il Messaggero Veneto ha pubblicato già il giorno
successivo alla presentazione lelenco completo dei nuovi
candidati sindaci e consiglieri comunali divisi per Comuni e
liste dellintera provincia di Udine. È così
risultato che anche 14 dei 18 comuni inclusi da un decreto nellambito
di tutela della minoranza slovena pur non avendola presente,
rinnoveranno gli amministratori comunali, con 37 liste e circa
470 candidati. È risultato anche che nessuna delle citate
37 liste fa riferimento alla minoranza slovena. È unulteriore
conferma che in provincia di Udine la minoranza slovena non è
presente e che chi insiste nel sostenere il contrario lo fa per
tornaconto personale e, quello che è più grave,
spacciando indebitamente per minoranza slovena le locali storiche
comunità slavofone mai state slovene, bensì storicamente
e profondamente italiane. Rimane invece da vedere se quei sindaci
e consiglieri comunali (42 in tutto) che nel 2006, dopo essere
stati eletti come candidati italiani, si sono improvvisamente
dichiarati alla Regione eletti di lingua slovena
e che oggi in parte si ripresentano, saranno coerenti con tali
dichiarazioni. Dalle prime risultanze emerge però che
nessun programma presentato dalle 37 liste promette la tutela
della minoranza slovena che nemmeno è citata. È
pertanto in conclusione scontato che almeno 10 dei 18 comuni
della provincia di Udine inclusi nellambito di tutela degli
sloveni chiedono indebitamente lutilizzo della relativa
legge per soli fini politici e di parte e non per corrispondere
alle esigenze e alle aspirazioni delle storiche popolazioni interessate,
tenute addirittura alloscuro. E ciò nella totale
indifferenza anche di chi è preposto al controllo del
rispetto dei princìpi costituzionale. Sergio Mattelig
(presidente Lega della Slavia friulana San Pietro al Natisone)
- 28 aprile
2009 - Messaggero Veneto - lettera - 25 aprile, democrazia e la Slavia friulana
- E'
stato celebrato sabato in tutta Italia il 25 aprile, 64ª
festa della Liberazione, liberazione che nella Slavia friulana
ha vissuto, come è noto, particolari contrapposte tensioni
dovute, diciamo, alla sua marginale posizione geografica. Contrapposte
tensioni però ingiustamente ancora oggi presenti principalmente
a causa di una recente antistorica richiesta, fatta da alcuni
locali sindaci, di applicazione sul proprio territorio dellarticolo
10 della legge 38/01 di tutela della minoranza slovena. Articolo
10 che prevede luso della lingua slovena sui gonfaloni,
su insegne degli uffici pubblici e segnaletica stradale. Sarà
così visibile a tutti che in quei comuni è presente
la minoranza slovena mentre in realtà non lo è,
come certificato dalla storia e dagli statuti comunali. Sessantatré
anni fa, proprio nellaprile del 1946, una apposita commissione
interalleata accertò linesistenza della minoranza
slovena nella Slavia friulana che perciò rimase italiana
e senza alcuna tutela slovena. Si può oggi, in assenza
di commissioni, chiedere direttamente a quei sindaci chi gli
ha chiesto il bilinguismo così evidente e generalizzato?
Di certo non sono sufficienti i pochi voti che lanno scorso
ha ottenuto il partito della minoranza slovena, Slovenska skupnost,
o i sempre pochi richiedenti le carte di identità bilingui
italiano-sloveno ora disponibili nei Comuni. La legge di tutela
degli sloveni, per essere applicata, deve essere infatti richiesta
addirittura da almeno il 15% degli elettori iscritti nelle liste
elettorali dei Comuni interessati. Perciò un invito a
tutti di voler cortesemente completare la Liberazione
anche nella Slavia friulana, semplicemente nel rispetto delle
leggi, delle aspirazioni delle popolazioni originarie, della
loro storia e dei principi costituzionali. Sergio Mattelig (presidente
della Lega della Slavia friulana San Pietro al Natisone)
- 5 aprile
2009 - Messaggero Veneto - La Lega attacca Marinig, ok a Manzini - «I cittadini di
San Pietro al Natisone hanno appreso che l'ex sindaco Giuseppe
Marinig non si ripresenterà alle elezioni di giugno con
la sua lista "La Nostra Terra" ma che rientrerà
nella "Lista Civica", da lui abbandonata nel 2004 perché
giudicata incapace di spendere in tempi ragionevoli i contributi
ottenuti e fortemente influenzata da alcune associazioni slovene»:
la Lega della Slavia Friulana ha distribuito, nei giorni scorsi,
un volantino che accende il clima da campagna elettorale nel
capoluogo valligiano e che, tacciando di incoerenza l'ex primo
cittadino, plaude invece all'operato del sindaco in carica, Tiziano
Manzini. «E' stata la sua lista, "Rinnovamento Nuova
San Pietro" - si afferma infatti -, a dire no al bilinguismo
italo-sloveno a San Pietro al Natisone, nel rispetto della millenaria
storia locale. Rinunciando alla sua lista, Marinig torna invece
ad un gruppo che - sotto il sindaco Bruna Dorbolò, poi
diventata presidente dell'Istituto per la cultura slovena di
San Pietro al Natisone - approvò un regolamento comunale
in cui si affermava che il Comune di San Pietro «assume
lo sloveno quale elemento della propria identità storico-culturale».
E nella Lista civica Marinig troverà pure giovani rappresentanti
sloveni. Il capogruppo consiliare di minoranza Simone Bordon
si è già dichiarato di lingua slovena; il consigliere
Fabrizio Dorbolò, da parte sua, è stato candidato
sloveno dell'Arcobaleno alle elezioni 2008. Cosa faranno i 300
elettori che nel 2004 hanno votato la lista "La nostra terra"
perché anch'essi ritenevano la Lista civica troppo filoslovena?
Chi non si riconosce nella minoranza slovena, cioè di
patria slovena, a giugno se lo ricordi». (l.a.)
- 13 marzo
2009 - Messaggero Veneto - San Pietro al Natisone - Bilinguismo: una segnalazione
alla Procura - «La
Procura della Repubblica sarà informata del comportamento,
ritenuto non corretto, di alcuni sindaci della Slavia friulana
che hanno chiesto e ottenuto tramite la legge 38/01 luso
del bilinguismo italo-sloveno, anche se non previsto dai rispettivi
statuti comunali e senza aver coinvolto la popolazione interessata,
che viene così ingiustamente classificata come minoranza
slovena». Lo annuncia la Lega della Slavia friulana, che
riporta dunque nel vivo una polemica di vecchia data. La decisione
è stata assunta nel corso di un recente consiglio direttivo
del sodalizio, che ha autorizzato il proprio presidente, Sergio
Mattelig, a inoltrare la segnalazione. «Riteniamo ingiusta
sottolineano dallorganismo lapplicazione
della legge 38/01 sul territorio della Slavia, specie in riferimento
al bilinguismo richiesto da alcuni sindaci per le insegne dei
pubblici uffici, per la carta ufficiale e i gonfaloni: si tratta
di una tutela impertinente e inutile, per la mancanza di utenti
sloveni; una tutela, insomma, imposta con logica finalità
assimilatrice». Lassenza di una minoranza linguistica
slovena nel contesto delle Valli è stata confermata
ricorda la Lega della Slavia alle elezioni regionali del
2008, «quanto il partito Slovenska Skupnost non superò
i 10 voti in ben 9 dei 15 Comuni in cui si era presentato. La
segnalazione alla Procura è doverosa da parte della nostra
associazione chiude il sodalizio , e tende principalmente
a salvaguardare lidentità nazionale italiana, oltre
che le peculiarità storiche e linguistiche proprie delle
comunità slavofone che vivono da 14 secoli nella Slavia
friulana. Non è ammissibile che possano venire distrutte,
nella totale indifferenza anche dello Stato, comunità
linguistiche di antico insediamento, solo perché piccole».
(l.a.)
- 7 marzo
2009 - Messaggero Veneto - Mancano lingue presenti da 14 secoli in Friuli
- Il
caso Il Messaggero Veneto ha pubblicato il 3 marzo la notizia
della celebrazione, anche a Udine, su iniziativa del locale Club
Unesco, della Giornata internazionale della lingua materna proclamata
appunto dallUnesco. Larticolo elenca anche le linguemadri
che in Italia sono a rischio scomparsa. In tale elenco non compaiono
però le linguemadri storicamente presenti da 14 secoli
in Friuli lungo la fascia di confine con lattuale Slovenia,
e cioè il resiano, il po-nasen e il natisoniano, parlate
nelle rispettive Valli di Resia, del Torre e del Natisone e veramente
a rischio di estinzione. Infatti, pur essendo ancora parlate
dalle popolazioni autoctone perché avute tramandate oralmente
di generazione in generazione fino ai giorni nostri dalle popolazioni
di origine protoslava immigrate in Friuli 14 secoli fa e pur
essendo state anche tutelate da leggi regionali, continuano a
essere sottoposte alla forzata assimilazione alla minoranza slovena
da parte delle Associazioni slovene di Trieste e Gorizia e da
alcuni amministratori locali. Il tutto mediante la non corretta,
ingiusta, illegittima e incostituzionale applicazione in provincia
di Udine delle leggi 482/99 e 38/01 di tutela della minoranza
slovena notoriamente presente solo in provincia di Trieste e
Gorizia e in seguito a trattati internazionali. Perciò
linvito alla Giornata internazionale delle lingue materne
proclamata dallUnesco a sostenere la difesa anche del resiano,
del po-nasen e del natisoniano, difesa proposta anche da un disegno
di legge del senatore Ferruccio Saro, sostenuta da recenti Ordini
del giorno approvati dai consigli provinciale di Udine e regionale
di Trieste, e più volte chiesta dalle popolazioni interessate
nel rispetto dei rispettivi Statuti comunali e precise norme
internazionali. Sergio Mattelig (presidente Lega della Slavia
Friulana San Pietro al Natisone)
- 7 gennaio
2009 - Messaggero Veneto - Il ministro sloveno a Dan Emigranta: a rischio
i fondi per le minoranze - C'è preoccupazione, all'interno della comunità
slovena del Friuli Venezia Giulia, per i tagli previsti dalla
finanziaria nazionale 2009 ai fondi da erogare alla minoranza
slovena stessa tramite la legge di tutela 38/2001: il ministro
per gli sloveni oltre confine e nel mondo della Repubblica di
Slovenia Botjan ek, ieri a Cividale in occasione
del Dan Emigranta - la più importante manifestazione politica
e culturale delle organizzazioni slovene provinciali, in scena
nella città ducale, da oltre 45 anni, ogni 6 gennaio -,
ha però invitato all'ottimismo. La situazione della minoranza
slovena in Italia, ha osservato ek, è in realtà
sempre stata critica: quella che si presenta ora, insomma - ha
fatto intendere -, non è che l'ennesima prova, alla quale,
peraltro, bisogna guardare senza eccessivi allarmismi. Sui tagli
annunciati potrebbe esserci un ripensamento, ha reso noto il
ministro, spiegando che il presidente del Consiglio Berlusconi
ha assicurato al presidente della Repubblica di Slovenia che
cercherà di appianare la questione; sulla vicenda l'attenzione
del ministero per gli sloveni oltre confine e nel mondo rimarrà
comunque alta, prioritaria. Espresso in sede di conferenza stampa,
il concetto è stato ribadito da Botjan ek
nel corso del Dan Emigranta, che ha fatto registrare al teatro
Ristori il tutto esaurito, richiamando centinaia di sloveni residenti
nella provincia di Udine, dalla Val Canale a Resia, dalle Valli
del Torre a quelle del Natisone. Varie le autorità intervenute
alla circostanza, dal sindaco di Cividale, Attilio Vuga - che
ha aperto lo spazio riservato agli indirizzi di saluto - all'assessore
regionale Roberto Molinaro, il quale ha ribadito la volontà
del governo regionale di sostenere le minoranze e di mantenere
la Scuola bilingue di San Pietro al Natisone. Molinaro ha affrontato
il tema della riorganizzazione della rete scolastica regionale,
all'interno della quale ha ricordato le scuole con lingua d'insegnamento
slovena, tra cui quella di San Pietro. Evidenziando il bisogno
del mantenimento della struttura esistente, Molinaro ha anche
sostenuto la necessità dell'attuazione delle riforme scolastiche
"con equilibrio - ha concluso - e lungimiranza", Sono
intervenuti anche Stefano Predan, rappresentante dell'Associazione
degli agricoltori sloveni, e alla senatrice Tamara Blaina.
Predan ha elencato i tre principali fronti su cui impegnarsi
nel 2009, a livello regionale: si deve favorire lo sviluppo di
nuove opportunità lavorative per i giovani, potenziare
i servizi, a partire dalla viabilità - è stato
auspicato, a questo proposito, il recupero di un vecchio progetto,
mirato a creare un collegamento ferroviario fra Cividale, Tolmino
e Lubiana - e lavorare nel campo della cultura e della tutela
linguistica. La Blaina, invece, si è ricollegata
all'intervento del ministro ek, concordando sul fatto
che, nonostante la difficoltà dell'attuale congiuntura,
non bisogna essere pessimisti circa i fondi per la minoranza
slovena. (l.a.)
per leggere la
rassegna stampa
relativa agli anni precedenti |
 |