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oh Debora, oh Tatjana
a
proposito di un convegno sui
Balcani occidentali organizzato dal PD |
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Sabato 16 marzo si è svolto
a Trieste un convegno dedicato alla crisi nei Balcani occidentali
e alla prospettiva dell'ingresso nella UE di alcuni stati che,
in passato, hanno fatto parte della Jugoslavia. Da convegni di
questo tipo non ci aspettiamo nulla di significativo anche perché
sappiamo essere iniziative propagandistiche finalizzate a raccogliere
consensi alle prossime elezioni europee. La lettura di un resoconto
della iniziativa apparsa sul Novi Matajur del 20 marzo 2024 ci
ha dato lo spunto per alcuni commenti.
Apprendiamo
infatti che nel corso del suo intervento Debora Serracchiani
ha sottolineato che la candidatura per l'ingresso nella UE di
Bosnia, Macedonia e Montenegro "si fonda sull'Europa
sociale, che pensa al tema della precarietà, del lavoro
e dell'allargamento che oggi dice che l'Europa deve cambiare
nelle regole e nelle proprie prospettive". Immaginiamo
che questa affermazione sia stata estratta da un ragionamento
più ampio, ma ci sembra significativo che sia stata riportata
una frase che con la crisi dei Balcani non c'entra nulla. Forse
si è ritenuto di evidenziarla perché suona bene.
Circa l'attenzione al lavoro da parte dell'Europa, abbiamo buoni
motivi per ritenere che sia particolarmente indirizzata a quello
delle fabbriche di armamenti.
Immaginifico come sempre il contributo della senatrice Rojc.
Leggiamo nell'articolo che Trieste non è più una
città di confine, ma una città al centro della
Mitteleuropa (orpo!) ed è crocevia di 3 culture europee
"par excellece" (e noi che credevamo fossero
di più) e delle grandi tradizioni monoteiste (il richiamo
alla fede non guasta mai, con buona pace della laicità
dello Stato, della UE, ...).
Dopo alcuni riferimenti all'integrazione europea e alla cooperazione
regionale, leggiamo infine un riferimento alla Serbia e al Kosovo:
"La stabilità fra Serbia e Kosovo viene tuttora
garantita dalle forze della NATO e ci si potrebbe chiedere se
per raggiungere un traguardo di una reale e reciproca pacificazione
(che non può prescindere dal riconoscimento del Kosovo
da parte della Serbia e dalla concessione dello status di minoranza
etnica ai serbi che vivono entro i confini kosovari) sarà
necessario attendere una nuova generazione di politici alla guida
dei due paesi".
Cosa dire? Veramente la senatrice Tatjana Rojc crede che la NATO,
dopo aver devastato la Serbia con bombardamenti protrattitisi
per settimane e aver sostenuto l'UCK nella guerra contro la Serbia,
possa avere un ruolo di stabilizzatore? Un serial killer in questo
ruolo è un pochino più credibile. Pensa veramente
che la Serbia sia disponibile a rinunciare facilmente a un territorio
(il Kosovo) che rappresenta la culla dell'identità serba?
La senatrice ritiene realmente che sia giusto privare uno Stato
di una porzione del suo territorio violando il Trattato di Helsinki
allora in vigore e non considerando il parere dell'ONU?
Circa l'attesa di una nuova generazione di politici per risolvere
tutte le tensioni nell'area dei Balcani, siamo indotti a concludere
che l'integrazione della Serbia in Europa avverrà, ad
essere ottimisti, fra almeno 15 anni.
Leggere simili affermazioni fa solo venire la gastrite, disturbo
di cui volentieri faremmo a meno.
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Cividale del Friuli, 16 marzo 2024 |
la
redazione del sito |
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