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dissidenza comunista |
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Venerdì
27 settembre, presso la libreria Tarantola di Udine è
stato presentato, con la presenza dell'autore Gabriele Mastrolillo,
il libro "La dissidenza comunista italiana, Trotskij
e le origini della IV internazionale 1928-1938" edito
da Carocci. Un incontro interessante reso vivace dal dialogo
fra l'autore (Direttore dell'Istituto Regionale per la Storia
della Resistenza) e Gabriele Donato (dottore di ricerca e docente)
entrambi storici che hanno affrontato e approfondito la storia
della IV Internazionale e del trotzkismo.
Un libro ben documentato che illustra bene la storia di alcune
correnti nel movimento comunista, il trotzkismo fra queste, che
suscitarono attenzione e curiosità in un momento in cui
la Rivoluzione sembrava, dopo l'affermazione in Russia post-zarista,
potersi estendere anche nel resto dell'Europa.
Oggi, nel campo storiografico, c'è una ripresa di interesse
per il trotzkismo visto più nel suo aspetto transnazionale
che nazionale.
Cosa è stato il trotzkismo? Un movimento che ha cercato
di realizzare un modello di comunismo alternativo a quello staliniano
promuovendo la formazione di un unico movimento che realizzasse
una rivoluzione internazionale contro il capitalismo globale.
Un movimento che inizialmente si era proposto come ala sinistra
del Komintern, quindi come struttura esterna "a fianco"
della III Internazionale che mirava denunciarne gli errori e
a modificarne la linea, infine, visti gli esiti negativi di questo
tentavivo, costituisce nel 1938 la IV Internazionale.
Il
trotzkismo italiano vede l'apporto di leader politici di primo
piano del PCd'I (Pietro Tresso, Alfonso Leonetti e Paolo Ravazzoli,
tre dei sette componenti dell'Ufficio Politico del PCd'I), che
costituiscono in Francia la Nuova Opposizione italiana, una formazione
politica semiclandestina che però si contraddistinguerà
per un numero modesto di aderenti.
I tre, espulsi dal PCd'I, lavoreranno in questa nuova organizzazione
producendo analisi politiche approfondite e proponendo nuove
idee nel desiderio di costruire un movimento comunista indipendente
dall'URSS. Anche nella nuova organizzazione non mancheranno divisioni,
lotte feroci e accuse interne che determineranno addirittura
l'espulsione di uno dei suoi fondatori (Pietro Tresso).
Non riusciranno ad avere che pochi militanti perché la
concretezza e la versatlità della via staliniana si riveleranno
più efficaci nel difendere e alimentare il mito della
Rivoluzione di Ottobre, della ascesa al potere degli ultimi (contadini
e operai) e della necessità di difendere lo Stato sovietico.
Nella III Internazionale verrà progressivamente data più
autonomia alle sezioni nazionali specie nell'analisi e nella
gestione delle problematiche interne al paese, mentre nel movimento
trotzkista e nella IV internazionale la linea stabilita a livello
internazionale doveva essere calata nei singoli paesi.
Questa rigidità del trotzkismo non sarà accetta
da tutti i partiti nazionali e non mancheranno (vedi l'esperienza
del POUM in Spagna) interpretazioni e azioni autonome anche di
esponenti politici vicini alle posizioni di Lev Trotskij.
Anche nel Komintern le cose cominciano a cambiare e l'accusa
di "socialfascismo" che aveva portato a ritenere i
socialdemocratici e i riformisti europei come dei traditori della
causa della classe operaia e collaboratori dei nazifascisti sarà,
nel corso del VII Congresso della III Internazionale, archiviata.
Si deciderà di puntare, nella lotta al nazifascismo, verso
la costituzione di fronti popolari formati da forze antifasciste,
di vario orientamento (socialisti, comunisti, settori progressisti
della media borghesia). Lo scioglimento della III Internazionale
nel 1943 sancirà la "nazionalizzazione" progressiva
del movimento comunista.
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Cividale del Friuli, 29 settembre
2024 |
la
redazione del sito |
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