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10 febbraio: una nostra
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L'istituzione della giornata
del ricordo, approvata a suo tempo con la sola opposizione di
PRC, da strumento di "riconciliazione" è diventata
nel tempo uno strumento in mano ai nazionalisti per aggredire
i partigiani jugoslavi (bollati in modo dispregiativo con il
termine "partigiani titini"). Da anni si susseguono
a febbraio film televisivi sull'esodo la cui valenza storica
è modesta. Da anni ci tocca sentire i interventi
sul confine orientale fatti a fini politici da personaggi discutibili.
Sabato
9 febbraio, a Gorizia, ci sarà una iniziativa per le scuole
con la partecipazione, fra i relatori, del sottosegretario Paola
Frassinetti e di Luca Urizio, presidente della Lega Nazionale
di Gorizia e autore del famoso scoop sulla foiba di Rosazzo (rivelatasi
poi inesistente) con cui anche la stampa locale (il MV diretto
da Cerno) ha contribuito a screditare la Resistenza. Il 10 febbraio
a Trieste ci sarà la Meloni e pure il vice Tajani, quello
per intenderci, che pochi anni fa a Basovizza inneggiò
all' Istria italiana e alla Dalmazia italiana mettendo
da parte il suo ruolo di Commissario europeo per assumere il
modesto ruolo di ultranzionalista giuliano. Della complessa storia
del Confine orientale, come si dovrebbe fare stando alla legge
che istituisce la "Giornata del Ricordo" ("selettivo",
aggiungiamo noi) non si parla più. E se si prova solo
a fare qualche ragionamento più storico che politico e
a evidenziare la deriva nazionalista che sta assumendo questa
commemorazione, parte un fuoco di contrasto a base di ingiurie
e accuse di "negazionismo".
Miseria della politica e miseria
della memoria condivisa.
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Cividale del Friuli, 7 febbraio
2024 |
la
redazione del sito |
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