Domenica 12
maggio, a Clauzetto (PN), organizzata dalla comunità russa
presente in Friuli, si è svolta una manifestazione per
ricordare la figura di Daniil Adeev, partigiano sovietico morto
in combattimento durante un rastrellamento nazista in Val d'Arzino.
Nelle righe seguenti proponiamo il discorso pronunciato da Bianca
Minigutti, presidente della sezione ANPI dello Spilimberghese.
Ricordando Daniil
Adeev si fa esercizio di storia, si attua il prezioso e doveroso
compito di ricordare. Senza conoscenza del passato, il presente
è vuoto e il futuro è incerto.
Daniil
Adeev, ufficiale dell'Armata Rossa, uno dei 27 milioni di di
morti che costarono al popolo sovietico la lotta e la Resistenza
contro le armate nazifasciste, lotta straordinaria e durissima
che capovolse l'esito della II Guerra Mondiale in Europa, che
ridiede speranza e infuse coraggio ai popoli dei paesi occupati
dimostrando che la macchina bellica del III Reich si poteva e
si doveva sconfiggere. Fu incitamento alla rivolta, alla resistenza,
all'insurrezione, ovunque.
Questo fu, ricordare serve.
Daniil Avdeev,
Medaglia d'oro della Repubblica italiana al V.M., uno dei tanti
militari sovietici che, sfuggiti alla prigionia, scelsero di
continuare a combattere dove e come potevano, unendosi alle formazioni
partigiane locali, e spesso, come Daniil, morendo per consentire
la salvezza di altri.
Questo fecero, ricordare serve.
Daniil Avdeev,
partigiano, nome di battaglia Daniel, comandante del battaglione
Stalin, Divisione Garibaldi, formata da russi, ucraini, polacchi,
jugoslavi, cosacchi, italiani. Questi erano gli uomini della
Stalin. A poca distanza combatteva con la Garibaldi un battaglione
di partigiani tedeschi, il Freies Deutschland. Fu una pagina
di lotta partigiana che qui, in Val d'Arzino, rappresentò
e rappresenta la dimensione internazionale della Resistenza.
Questo accadde, ricordare serve.
Per questo a
salutare il comandante Daniel abbiamo portato il simbolo di quella
lotta internazionalista, il simbolo della Garibaldi. Quei partigiani
non lottavano per confini, non avevano in comune né patria,
né dio, né nazione. Nessuno li aveva costretti,
nessuno li aveva arruolati, avevano liberamente scelto di vivere
e morire da uomini liberi. In comune avevano la ferma decisione
di liberare l'umanità dall'incubo barbarico del Nuovo
Ordine Europeo Nazifascista, esplicito nei suoi propositi totalitari,
concentrazionari, razzisti e dedito allo sterminio di massa.
Contro questi impugnarono le armi in tutta Europa. Le usarono
nell'intento di rendere reale il sogno di un mondo diverso, un
mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace,
di fraternità. Seppero ascoltarsi, ascoltandosi annullarono
le differenze.
Più che mai serve ricordarlo.
Tocca a voi ascoltarvi,
ci direbbero oggi, ma per farlo serve che le vostre voci non
si alzino l'una contro l'altra: Serve che le vostre voci si alzino
per far tacere le armi. Basta morti, basta distruzioni, basta
mercanti d'armi che si arricchiscono facendo della morte il mercato
più redditizio. Che ne avete fatto, ci chiederebbero,
del nostro sogno, del mondo che vi abbiamo lasciato, per il quale
abbiamo combattuto? Riprendete la parola, ci inciterebbero, e
gridate "Cessate il fuoco, ovunque" o noi saremo morti
invano. Ci ribellammo contro la guerra, ci ricorderebbero, ora
è il vostro tempo.
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Cividale del Friuli, 12 maggio 2024 |
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