Proponiamo
qui di seguito i passaggi, a nostro avviso più significativi,
dell'intervento che Luciana Castellina ha svolto a Cividale nel
corso di un incontro pubblico organizzato da Alleanza Verdi Sinistra
in vista delle prossime elezioni europee.
Speriamo di essere riusciti a rendere al meglio il contenuto
di un ragionamento interessante che ha attraversato il presente
con alcuni richiami alla storia personale di militante comunista.
Sono contenta
di essere nella vostra Regione perché alcuni fatti accaduti
qui da voi sono alla base della mia storia politica. Infatti
ho cominciato a fare politica partecipando, pochi giorni dopo
il 25 aprile 1945, a una manifestazione studentesca a Roma per
l'italianità di Trieste, allora contesa fra jugoslavi
e alleati anglo-americani. Quello di Trieste italiana era un
tema molto sentito dalla mia famiglia anche perché mio
nonno aveva abbandonato Trieste ed era entrato in Italia per
non partecipare alla occupazione della Bosnia da parte dell'esercito
austro-ungarico. A Roma, dove prese residenza, aveva collaborato
alle attività irredentiste di Guglielmo Oberdan
Mentre
gli studenti in sciopero si stavano radunando in piazza Esedra
(oggi piazza della Repubblica), alcuni manifestanti diedero l'assalto
alla sede del PCI. Furono respinti e i numerosi operai presenti
in piazza ce le hanno date di santa ragione. Avevano ragione
perché la manifestazione era stata organizzata da elementi
fascisti diretti da un certo capitano Pennabianca. Dopo un po',
dalla sede del PCI uscì un triestino, che in un comizio
improvvisato, ci spiegò la situazione della Venezia Giulia
e di Trieste parlando anche di quello che gli italiani avevano
fatto durante il ventennio fascista alla popolazione slovena
e, nel corso della II Guerra Mondiale, alla popolazione jugoslava.
Rimasi colpita da questo intervento e, Il giorno dopo, a scuola
cominciai a cercare se c'era qualche studente comunista perché
ero interessata a entrare in contatto con loro. Da lì
a poco mi sarei iscritta al PCI.
Prima di iscrivermi decisi di andare in Jugoslavia per conoscere
quel mondo. Come volontaria partecipai, con altri giovani provenienti
da tutta Europa, alla ricostruzione di un tratto ferroviario
che portava a Sarajevo. Durante questa esperienza ebbi modo di
parlare e discutere con molte persone e di vedere anche i primi
due film jugoslavi sulla Resistenza in cui gli italiani erano
descritti come occupatori da combattere.
(...)
Le prossime elezioni europee dell' 8 e 9 giugno si stanno preparando
in un contesto di guerra mondiale imminente. Le spese militari
sono in crescita, si accumulano armamenti e c'è il serio
rischio di uso di armi nucleari tattiche la cui gestione è
meno prevedibile e controllabile. In passato c'erano principalmente
armi nucleari strategiche in grado di fare milioni di morti,
ma coloro che le possedevano potevano contattarsi immediatamente
e ridurre il rischio del loro utilizzo. Oggi questa capacità
di dialogo fra contendenti, mi sembra si sia molto ridotta.
Ma c'è un altro elemento che rende la situazione più
pericolosa. Nonostante quello che molti pensano, il capitalismo
e l'Occidente sono in profonda difficoltà. Quando un sistema
politico ed economico entra in crisi, diventa più rigido
e più propenso a usare soluzioni estreme per conservare
il suo primato e il suo patrimonio di "valori".
In un contesto di incertezza crescono i partiti "conservatori",
avviene in Italia così come nel resto dell'Europa. Si
proclamano conservatori anche se poi bisognerebbe chiedere loro
cosa ci sia realmente da conservare di questo sistema, ora che
gli anni del "compromesso sociale" che ha garantito
tutele e protezioni alle classi sociali più deboli sono
terminati da un pezzo. C'è il problema delle disparità
economiche e sociali crescenti, c'è il tema della pace,
c'è la questione ambientale che, da chi ci comanda, viene
ricondotta a questione ideologica, quasi che ideologia e bugia
fossero sinonimi ed ideologia non significasse insieme di posizioni
e di progetti sul tessuto sociale ed economico di un paese.
Dobbiamo ricordare che il progresso tecnologico rischia di far
perdere il lavoro a milioni di persone con tutto quello che ne
può conseguire in termini di reddito, di previdenza, qualità
della vita specie per i lavoratori più giovani. In un
quadro di crescente "disperazione sociale", pochi saranno
i garantiti e moltissimi i lavoratori precari impegnati in attività
semiservili e sottopagate. E' probabile che molti dei titoli
di studio acquisiti oggi, fra una decina di anni siano superati
o richiedano continui studi aggiuntivi.
Nella politica istituzionale di questi temi fondamentali non
c'è traccia. Ma dobbiamo essere ottimisti perché
i giovani sono tornati a protestare in Italia, in Europa, negli
USA. Sono più consapevoli dei loro governi circa la gravità
della situazione e hanno ben chiari i rischi per il loro futuro.
Dobbiamo fare in modo che questi giovani si avvicinino alla politica
da protagonisti di un percorso di cambiamento dello stato presente
delle cose. Organizzare un movimento, mobilitare una comunità,
farli intervenire nel dibattito pubblico su temi specifici del
territorio è fondamentale per avviare il cambiamento.
Ma i cambiamenti una volta ottenuti vanno difesi e protetti per
evitare passi indietro. Lo abbiamo visto con il referendum sull'acqua
pubblica, vinto dai movimenti che lo hanno proposto, ma rimasto
sostanzialmente inapplicato.
Il tutto non può prescindere da un principio di solidarietà
anche internazionale che superi i pregiudizi che oggi vediamo
in Europa per cui alcuni popoli sono migliori di altri.
|
Cividale del Friuli, 6 maggio 2024 |
la
redazione del sito |