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sanità a Cividale

incontro con l'associazione
"Io voglio l'ospedale a Cividale"

Nota della redazione: nei giorni scorsi abbiamo avuto un incontro con l'associazione "Io voglio l'ospedale a Cividale", nel corso del quale abbiamo parlato della situazione sanitaria nel Cividalese. Nelle righe seguenti riportiamo in forma di intervista i passaggi più significativi del confronto avuto con Franco Chiarandini, esponente dell'associazione.

Redazione: non sono mancati in questo periodo alcuni interventi a Cividale sulle difficoltà della sanità pubblica nel garantire il diritto alla salute per i cittadini.
Franco Chiarandini:
la situazione della sanità pubblica in Regione è difficilissima e, in alcuni settori, quasi drammatica. Le cause di questa situazione vanno ricercate nella carenza di personale sanitario, nel carico di lavoro pesantissimo e concentrato in poche strutture sanitarie, nella mancanza di molti medici di base in un contesto, quello regionale, dove il bisogno di salute, a causa della elevata età media della popolazione, è elevato.

Red.: queste difficoltà sono presenti anche nel Cividalese?
F. C.:
dobbiamo considerare alcune caratteristiche specifiche del nostro territorio. A Cividale, città relativamente vicina a Udine il problema dell'ospedale non è particolarmente sentito e non c'è nemmeno la carenza di medici di base che invece caratterizza altre zone della nostra Regione. Temiamo però che i prossimi pensionamenti di alcuni medici di famiglia possano creare in futuro delle difficoltà. Nelle Valli del Natisone la situazione è più complicata, sia perché alcune aree sono lontane da Cividale e da Udine, sia perché c'è una notevole dispersione della popolazione in piccole frazioni montane di non facile raggiungibilità. Poi c'è il problema che molte di queste persone sono pensionati con redditi modesti e le difficoltà economiche non rendono loro possibile il ricorso alla sanità privata.

Red.: insistete molto sulla riapertura dei pronto soccorsi dei piccoli ospedali. Perché?
F. C.:
perché il pronto soccorso di Udine sta scoppiando. Che li la situazione sia difficilissima è comprovata dalle dimissioni nel giro di pochi mesi di due direttori (dr. Paola Ventruto pochi giorni fa e dr. Mario Calci lo scorso dicembre). Una situazione difficilissima frutto di anni di scelte sbagliate e di carenza di programmazione. Riaprire i pronto soccorsi di Cividale e di Gemona ridurrebbe di circa un terzo il carico di lavoro che grava sul pronto soccorso di Udine. Riaprire i pronto soccorsi di Cividale e di Gemona darebbe vitalità agli ospedali periferici perché comportebbe anche la riapertura di alcuni reparti la cui presenza è necessaria per il loro buon funzionamento. Si ridurrebbe anche lo stress a carico degli operatori, si potrebbe anche modulare il carico di lavoro del personale, così da non costringerli ad abbandonare la sanità pubblica.

Red.: la vostra associazione lavora con altri gruppi che difendono i piccoli ospedali. Come è il rapporto con loro?
F. C.:
stiamo lavorando bene e qualche risultato lo abbiamo ottenuto anche riuscendo a far applicare la legge che prevede il rimborso delle spese mediche sostenute in strutture private quando la sanità pubblica non è in grado di garantire prestazioni in tempi ragionevoli. Ci sono state all'inizio alcune difficoltà perché alcuni comitati preferivano affrontare i problemi della sanità in modo campanilistico senza capire che il problema è regionale. In qualche caso alcuni comitati hanno voluto rimarcare un carattere apolitico, come se alla base della crisi sanitaria non ci fossero scelte politiche. Comunque siamo riusciti a trovare un equilibrio fra le varie anime dei comitati e sono fiducioso che si possano conseguire ancora dei risultati a favore del diritto costituzionale alla salute.

Red.: come è il vostro rapporto con il nostro territorio?
F. C.:
siamo presenti nelle Valli del Natisone dove, come vi dicevo, c'è una maggiore sensibilità sui temi della sanità. A Cividale la situazione è un po' più complicata e lo sportello di ascolto che abbiamo attivato alla Società Operaia non ha funzionato a causa del sostanziale disinteresse dei cittadini. Non giustifichiamo il disinteresse perché i problemi del mal funzionamento della sanità devono interessare tutti, ma crediamo che questo atteggiamento sia frutto della sfiducia originata da anni di promesse politiche sulla sanità sostanzialmente non mantenute da parte di tutti coloro che hanno governato la nostra Regione negli ultimi 20-25 anni.

Red.: vorremo conoscere il tuo pare sull'ospedale di comunità che dovrebbe essere realizzato a breve anche a Cividale.
F. C.:
Non ci credo molto anche perché, viste le difficoltà nel trovare il personale medico e infermieristico, non mi è chiaro come potranno svolgere la loro funzione. Per la costruzione dell'ospedale di comunità a Cividale è prevista una spesa di circa 13 milioni di euro. Uno sproposito.
Ho anche molti dubbi sulla possibilità che queste strutture possano funzionare, perché alcune strutture analoghe realizzate in Regione prima della pandemia da Covid non hanno dato risultati soddisfacenti. Forse esagero, ma credo che questa struttura, come le altre realizzate in Regione, diventerà una RSA in formato minore, in cui chiedere qualche ricetta quando il proprio medico di base non è disponibile, svolgere qualche visita e, se va bene, ricevere qualche iniezione e mettere un cerotto.

Cividale del Friuli, 3 maggio 2024

la redazione del sito

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