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ipocrisia un tanto al Kg

All'avvicinarsi delle feste di fine anno, cresce la presenza in TV di spot che chiedono di finanziare buone cause. Si va dalla distribuzione di cibo terapeutico per bambini denutriti (degli adulti affamati non frega niente a nessuno), al sostegno alla ricerca o alla terapia contro malattie gravi (intanto non ci sono fondi sufficienti per la sanità pubblica), all'assistenza a persone con gravi handicap, all'assistenza ad animali abbandonati, ...
Questi spot sono immancabilmente corredati da immagini drammatiche, da parole che raccontano storie difficili, da suppliche ben recitate e, a volte, dal supporto di noti attori che aderiscono a queste cause mettendo a disposizione la loro immagine.
Nel contempo ai banchetti presenti in molte città si raccolgono fondi e per sostenere molte altre "opere buone".
Naturalmente rispettiamo il lavoro dei molti volontari che collaborano a queste iniziative, ma non nascondiamo le nostre perplessità.
E' giusto che sia il privato cittadino a finanziare, con spirito caritatevole, attività finalizzate a sostenere le persone in difficoltà? E' possibile non ricordare che il cibo è distribuito in modo non equo fra un Occidente in cui lo spreco è quasi la norma e una parte del mondo in cui gli alimenti scarseggiano? Non dovrebbe essere lo Stato a sostenere la ricerca medica, l'assistenza ai malati e alle categorie in difficoltà, recuperando ad esempio risorse dall'evasione fiscale? Tamponare le deficienze del pubblico non favorisce poi la deresponsabilizzazione della politica che può così non curarsi adeguatamente di chi è in difficoltà? Ma soprattutto perché le associazioni che curano queste raccolte di fondi, salvo rarissimi casi, non chiedono a gran voce che il denaro riservato alla crescente spesa militare sia invece destinato a costruire percorsi di pace e di assistenza per chi è povero o in difficoltà?

Cividale del Friuli, 14 dicembre 2024

la redazione del sito

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