Da tempo, a inizio marzo, escono
sui giornali articoli che descrivono il quadro delle nuove iscrizioni
al prossimo anno scolastico. Quando le iscrizioni diminuiscono
si riconduce il problema al calo demografico (dato innegabile),
quando le iscrizioni vanno meglio si esalta la qualità
dell'offerta formativa, dei nuovi indirizzi di studio proposti
dalla scuola, il tutto con l'atteggiamento di chi sa di avere,
almeno per il prossimo anno scolastico, evitato tutta una serie
di problemi (insegnanti in soprannumero, personale da ricollocare
in altre sedi, ...).
Il futuro non è rassicurante perché negli ultimi
3 anni le scuole del Friuli Venezia Giulia hanno perso 6.000
iscritti e le proiezioni parlano di una perdita del 20% di iscritti
entro i prossimi 10 anni.
Facile immaginare le conseguenze di questo processo: accorpamenti
di scuole (già nel prossimo anno scolastico, in prov.
di Udine, saranno accorpati 6 istituti comprensivi) con tagli
nel numero dei Dirigenti scolastici e Dirigenti Servizi Amministrativi,
aggregazione di istituti disomogenei per ordinamento e gestione
(da noi e il caso dell'aggregazione dell'Istituto Comprensivo
di San Pietro al Natisone al Convitto Nazionale "Paolo Diacono"),
con relativi problemi per personale, collegi docenti, consigli
di istituto, ...
L'onda della denatalità arriverà presto anche alle
superiori il che, ne siamo quasi certi, originerà nuove
concentrazione delle scuole, nuovi tagli, altro personale in
esubero.
La sensazione che
emerge è quella di una mancanza di una prospettiva di
lungo periodo, sembra quasi si viva anno per anno e, a livello
periferico, si cerchi ogni espediente per sopravvivere come istituzione
scolastica. E' così anche per le scuole Cividale si i
cui problemi sono analoghi a quelle di molte altre istituzioni
scolastiche regionali. Per paura di perdere attrattività
nel territorio si sono proposte in passato novità e indirizzi
in modo affrettato sperando che potessero richiamare nuove iscrizioni.
Non sempre ha funzionato e non sappiamo nemmeno se il nuovo indirizzo
scolastico introdotto nel Liceo Scientifico cittadino avrà
una continuità in tempi in cui, scarseggiando gli alunni,
le scuole sembrano impegnate a sottrarseli a vicenda. Il tutto
nell'ottica di una concorrenza fra istituti dello stesso tipo
presenti nel territorio, che finisce per penalizzare le realtà
periferiche.
Non migliora la situazione l'attivismo ministeriale e le proposte
che di volta in volta il nuovo ministro sostiene e promuove dopo
l'assunzione del suo incarico.
Ecco che vengono proposte innovazioni insensate come il progetto
di riduzione del corso superiore di studio a 4 anni invece di
5, ora sperimentata in alcuni istituti, ma probabilmente destinata
ad estendersi nei prossimi anni a molte scuole superiori) o l'introduzione
di 30 ore di orientamento per la scelta degli studi post diploma
che andranno a togliere ore alle materie curricolari, indebolendo
ulteriormente la preparazione degli studenti, ...
Mentre queste novità avanzano, la burocratizzazione del
lavoro docente e l'accentramento organizzativo di molte attività
legate alla didattica rischiano di demotivare ulteriormente gli
insegnanti nella loro attività a scuola.
Potremo poi parlare dell'edilizia scolastica (di pochi giorni
fa è la notizia della chiusura e trasferimento in altra
di una scuola nel Pordenonese per mancato adeguamento antisismico
della sede originaria) e si parla, non sappiamo quanto realisticamente,
di decine di nuove scuole da realizzare con i fondi del PNRR
e di nuovi investimenti che compenserebbero i tagli (pratica
già vista nella sanità con gli esiti che conosciamo)
e altri controsensi.
Non ci rimane che constatare alla fine che, nei fatti, della
scuola pubblica importi poco a gran parte del mondo politico.
Crediamo sia in atto un disegna volto all'impoverimento culturale
dei giovani per renderli più adeguati al mondo del lavoro
(più flessibili, più soli, meno attenti ai diritti
sindacali e sociali, ...). Temiamo che nella scuola sia in corso
un processo, come nella sanità, di indebolimento della
scuola pubblica per dare spazio e sostenere pochi centri di eccellenza
(possibilmente con il sostegno dei privati). Non più scuole
di tutti e per tutti, ma scuole delle élite tecnologiche,
dirigenziali, finanziarie.