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assalto alla montagna

Che le cose sulle montagne della nostra Regione non vadano bene crediamo sia cosa nota da tempo. A confermare questa situazione difficile è stato Marco Lepre, uno dei fondatori in Friuli di Legambiente, nel corso di un interessante incontro, dal titolo "Assalto alla montagna", tenutosi a Cividale venerdì 21 marzo.
Con il supporto di molte immagini, il relatore ha evidenziato numerose crtiticità.
Molti ghiacciai sulle Alpi Giulie e Carniche sono spariti perché le temperature stanno aumentando per effetto del riscaldamento climatico (inverni più miti ed estati più calde) e perché la quota neve si è alzata. L'unico ghiacciaio rimasto si trova sul versante nord del Montasio (quello no esposto al Sole), in un area circondata da monti alti che lo proteggono alle spalle e ai lati. Rimangono altrove alcuni depositi di neve e ghiaccio che però non possono essere definiti ghiacciai perché hanno perso la capacità di muoversi. La carenza dei ghiacciai, rilevanti riserve di acqua, è un problema che si ripercuoterà sempre di più sulla disponibilità idrica nei mesi estivi.
Ma l'impatto dell'uomo sulla montagna è anche dovuto alle azioni che questi ha compiuto e compie tuttora direttamente su di essa. La realizzazione negli ultimi 30 anni di nuove piste forestali è la prova di un approccio non corretto alla risorsa bosco. A partite dagli anni '70 si sono costruite nuove piste forestali per permettere l'accesso ai boschi, il loro taglio e il successivo trasporto del legname verso le falegnamerie.
Una scelta dettata dalla volontà di rilanciare la produzione di legname in Regione, di reagire alla concorrenza del legname proveniente da Austria e Slovenia e dalla constatazione che nella nostra Regione erano presenti 12 metri lineari di piste forestali per ettaro contro le più di 40 metri lineari per ettaro di Austria e Slovenia.
La costruzione di molte strade di accesso ai boschi è stata giustificata con i più disparati motivi: favorire l'utilizzo boschivo, permettere il transito di mezzi antincendio, rendere più comodo l'accesso ai rifugi, permettere di collegare località poco accessibili, facilitare il transito di cicloturisti, ...
Per inseguire Austria e Slovenia si sono costruite piste anche su versanti instabili e morenici, con il risultato che, a ogni pioggia un po' più sostenuta, la pista è segnata da cedimenti o bloccata da frane e cadute massi. Si è costruito molto dimenticando che la morfologia, la geologia e l'idrografia del nostro versante alpino sono diverse da quelle di Austria e Slovenia.
Nel corso della realizzazione di queste piste, naturalmente è stato tagliato un grande numero di alberi perché le piste devono essere larghe e avere tornanti estesi per permettere il passaggio dei camion che portano il legname in falegnameria.
Spesso a venire tagliati sono i larici che, ricordiamo, resistono al bostrico, un insetto che aggredisce l'abete rosso. Il concorso di questo insetto con l'azione dell'uomo riduce l'estensione dei boschi impoverendo il paesaggio e la stabilità dei versanti.
Anche la costruzione in passato di piste da sci, oggi sostanzialmente inutilizzate per carenza di neve, ha avuto un impatto negativo sul paesaggio.
Molte le bandiere nere collocate da Legambiente nei punti di maggior criticità, ma ci sono anche bandiere verdi a segnalare un rapporto sostenibile con l'ambiente da parte di operatori e imprenditori sensibili alle tematiche ambientali. Fra questi è stata menzionata l'azienda agricola Manig di Tiglio.
L'incontro è stato incentrato sulla Carnia, ma crediamo che anche nelle Valli del Natisone la montagna e i boschi non stiano molto bene:
- l'azione combinata di un fungo e di un coleotterro asiatico stanno determinando la sparizione del frassino e in alcune aree è possibile vederne un grande numero schiantati a terra e lasciati in loco;
- alcune aree boschive, quelle vicine alle piste forestali, sono più sfruttate, mentre quelle interne sono abbandonate a sé stesse senza alcuna manutenzione;
- l'approccio al bosco da parte di molti utilizzatori boschivi è piuttosto impattante perché dopo il taglio lasciano che la natura proceda alla ricrescita. Spesso però quello che ricresce sono rovi e cespugli che si sviluppano oltre misura soffocando le piantine arboree. In altri paesi europei, dopo il taglio, si deve procedere alla collocazione di nuove piante affinché il bosco possa rigenerarsi
- il transito di mountain byke attraverso i boschi e lungo i sentieri ha danneggiato la vegetazione e rimosso gli strati superficiali del terreno. La loro azione, con il contributo di piogge intense, ha eroso i sentieri rendendoli di difficile percorribilità non solo alle bici, ma anche a coloro che percorrono i sentieri a piedi. Il transito festivo di molti motociclisti ha contribuito in alcuni punti ad aggravare la situazione. Anche le piste temporanee che permettono di portare fuori da bosco il legname sono diventate, a causa delle piogge, impraticabili e oggi rimangono lì come profonde ferite.
- Rilevante è l'impatto sulla montagna e sul paesaggio delle cave di pietra piasentina;
E potremmo andare avanti con altri esempi.
Un approfondimento sulla situazione delle montagne e dei boschi nelle Valli, con dati relativi agli utilizzatori boschivi e alla quantità di legname portato via, sui posti di lavoro effettivi creati da questa attività potrebbe sicuramente fornire dati interessanti.

Cividale del Friuli, 22 marzo 2025

la redazione del sito

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