Il piano proposto dalla Ponente
Green Power srl, relativo alla realizzazione di un parco eolico
sul monte Craguenza (Pulfero), ha spinto molti cittadini a partecipare
ai 4 incontri pubblici in cui si sono evidenziati i limiti, gli
errori e le incongruenze di un progetto che, se realizzato, avrebbe
un notevole impatto sul paesaggio, sull'ambiente e sulla vita
delle persone che vivono vicino ai siti in cui verranno installati
gli aerogeneratori.
Di seguito riportiamo i rilievi più significativi evidenziati
dal Comitato "Proteggiamo il Craguenza - Zacitimo
Kraguojnco" nel corso della redazione delle osservazioni
inviate in Regione per chiedere lo stop al progetto e illustrati
nel corso di numerosi incontri pubblici svoltisi durante lestate
scorsa.
a - Metodo - Non c'è stato nessun confronto
preliminare con le amministrazioni dei Comuni dove sorgeranno
il parco eolico e le strutture connesse, non è stata data
nessuna informazione ai proprietari dei terreni su cui saranno
edificati gli aerogeneratori, è mancato qualsiasi coinvolgimento
dei cittadini residenti in prossimità del parco eolico
o che, in quei luoghi, traggono risorse per le proprie attività.
b
- Tempi - Sconcertante
anche il periodo in cui si è chiesto di inviare in Regione
eventuali osservazioni al progetto: in piena estate, a cavallo
delle ferie del personale tecnico-amministrativo dei Comuni e
in un periodo in cui non è facile trovare subito un professionista
a cui chiedere la collaborazione nello studio di una documentazione
di circa 500 pagine.
c - Normativa
FVG - Un altro dato rilevante
messo in luce è la lacuna presente nella normativa regionale
che, in merito all'eolico, è molto sintetica e superficiale
e tale da aprire spazi a qualunque privato che volesse investire
in questo settore.
Entrando nel merito del progetto
rileviamo le seguenti criticità:
1 - Ventosità - Circa i dati relativi al vento presente
in loco, sono state rilevate molte imprecisioni nella documentazione
allegata al progetto. La costruzione di un parco eolico richiede
approfondite e prolungate (almeno 12 mesi) analisi relative alla
ventosità, bisogna conoscere la caratteristiche del vento,
sapere se soffia in modo costante o saltuario, se all'altezza
del mozzo delle pale ha una velocità adeguata, se soffia
in modo "laminare" o "vorticoso" e se questi
soffiano con una velocità adeguata (la velocità
ideale in prossimità dell'aerogeneratore dovrebbe aggirarsi
attorno agli 11 - 13 m /secondo). I dati riportati dal proponente
si basano su carte eoliche non aggiornate e in più si
sono riportati valori datati relativi per di più a una
località (Ugovizza-Malborghetto) che si trova, a circa
38 Km di distanza (in linea daria) dal Monte Craguenza,
in prossimità del confine con lAustria.
Inoltre, per essere redditizio, l'impianto dovrebbe essere in
funzione per 2.550 - 4.000 ore all'anno quando probabilmente,
con i dati corretti e aggiornati, si arriverebbe a ipotizzare
un esercizio annuo fra le 2.000 e 2.500 ore. Ci sono poi dei
dubbi circa la quantità di energia elettrica che sarebbe
prodotta perché quella riportata dalla documentazione
è stata calcolata con un algoritmo che non tiene conto
delle caratteristiche del vento in loco. E' lecito chiedersi
se l'investimento sia economicamente sostenibile considerando
i costi per la sua realizzazione e la durata dell'esercizio e
se il sacrificio ambientale, come ribadito da una sentenza del
TAR dellEmilia Romagna, sia giustificato da una produzione
elettrica modesta.
2 - Impatto
sull'avifauna - Sono
stati fatti rilievi sulla documentazione relativa all'impatto
delle pale eoliche sull'avifauna presente sul monte Craguenza.
Si è evidenziato che quella relativa agli uccelli presenta
dati incompleti e per di più limitati a un periodo di
15 giorni. La relazione evidenzia che l'analisi sarà completata
nel giugno del 2026, quando, temiamo, potrebbe non servire più
a nulla.
Circa l'avifauna, si è sottolineato il rischio rappresentato
dalle pale eoliche in movimento per i grandi rapaci (grifoni
e aquile). Sul monte Craguenza è presente un corridoio
di volo che collega le Alpi Giulie con i Balcani (Croazia, Serbia,
...) e in corrispondenza dei prati del Craguenza e del vicino
monte Joanaz si formano le correnti ascensionali che consentono
ai rapaci di prendere quota. La presenza di risorse alimentari
su aree aperte come i prati aridi e umidi del Caguenza aumenta
il rischio di collisione fra loro e le pale in movimento.
Il gruppo Tringa FVG (gruppo che si dedica all'osservazione degli
uccelli nella nostra Regione), ha rilevato la presenza nell'area
di 10 km attorno al parco eolico di 230 specie di uccelli, di
cui 57 soggette a particolari tutele (Direttiva "Uccelli").
Nel raggio di 3 Km dal parco eolico sono stati rilevate 95 specie
(molte migratorie) con 13 specie soggette a particolari tutele.
Nel sito di impianto sono state rilevate 85 specie (8 soggette
a tutele).
Si tratta di dati incompleti perché frutto di osservazioni
durate 50 ore, ma che evidenziano come i dati relativi all'avifauna
riportati nel progetto del parco eolico siano parziali.
BirdLife, una organizzazione slovena che si occupa della protezione
degli uccelli e della biodiversità, ha rilevato la presenza
nel territorio sloveno a pochi Km dal monte Craguenza di 143
specie di uccelli, di cui 27 soggette a particolari tutele.
Circa i chirotteri (pipistrelli) indicati nella relazione relativa
all'avifauna, si sono evidenziati molti errori: si citano infatti
specie presenti in altre Regioni d'Italia, specie diffuse negli
spazi urbani e si omettono alcune specie tipiche del nostro territorio
e che, volando piuttosto in alto, diventano potenziali vittime
delle pale eoliche in rotazione.
3 - Biodiversità - La relazione botanica ha sottolineato
la presenza di numerosi habitat nell'area di posizionamento del
parco eolico e la presenza di numerose specie, alcune rare, di
interesse comunitario e regionale che caratterizzano i prati
magredili e umidi collocati sul monte. Una importante riserva
di biodiversità da tutelare con cura.
4 - Impatto
sul paesaggio - Si è
fatto riferimento all'impatto paesaggistico dell'opera intendendo
per paesaggio non un semplice spazio da riportare in cartolina,
ma come insieme di relazioni sviluppatesi nel tempo fra uomo
e ambiente. Chi ha vissuto e lavorato in queste zone, ha modellato
il territorio in modo lento, con interventi volti innanzitutto
a salvaguardare le aree dove produrre foraggio, coltivare orti
e ove accedere ad altre risorse derivanti dalla caccia, dal taglio
della legna,
La stessa Ponente Green Power srl, riconosce nella sua relazione
che l'area è molto bella e che l'opera avrà comunque
un impatto su di essa.
5 - Impatto
sulle attività agricole
- Mentre si assiste al ritorno dei giovani in montagna per riprendere,
con tecniche nuove e avanzate, l'attività agricole e di
allevamento, si vuole realizzare un impianto che impoverisce
il territorio. Anche la ricaduta lavorativa sarà modesta
e potrebbe riguardare solo alcuni interventi nella fase realizzativa
dell'impianto e nel corso di alcuni lavori generici di manutenzione.
E' molto probabile che non si creino nuove opportunità
lavorative.
6 - Minoranza
slovena - E' stato ricordato
che la legge di tutela della minoranza slovena approvata in Parlamento
(Legge 23 febbraio 2001, n. 38) stabilisce all'art. 21 c. 1 che
"l'uso del territorio, i piani di programmazione economica,
sociale e urbanistica e la loro attuazione, anche in caso di
esproprio, devono tendere alla salvaguardia delle caratteristiche
storico culturali" e prevede il coinvolgimento della popolazione
quando, sul territorio in cui è presente, si vogliono
realizzare opere significative.
7 - Viabilità - Si è parlato dell'impatto che
la realizzazione degli aerogeneratori potrebbe avere sulla viabilità
di accesso ai cantieri. Si è sottolineato che, nel tratto
che da Tiglio (San Pietro al Natisone) sale a Spignon e poi prosegue
sul monte Craguenza, sono previsti l'ampliamento della sede stradale
(in alcuni punti fino a 6 metri) e la realizzazione di nuovi
tratti per permettere il trasporto di elementi molto pesanti
(pale 20 tonnellate, mozzo dell'aerogeneratore 50 tonnellate,
...). Circa il transito dei mezzi di trasporto, è stato
ricordato che la strada che sale a Spignon ha un limite di 15
tonnellate (mezzo di trasporto più carico) e che in alcuni
punti sono stati rilevati i segni di eventi franosi e di instabilità
del suolo. Ulteriori cedimenti potrebbero manifestarsi lungo
il tratto che, dopo Spignon, corre lungo il margine di una scarpata
e lungo la pista che sale ai siti degli areogeneratori WGT2,
WTG3 e WTG4 per la scarsa consistenza del terreno torboso che
contraddistingue quell'area.
Quando si parla di viabilità, bisogna anche considerare
che il percorso del materiale relativo alle torri eoliche e del
materiale di risulta degli scavi interesserà la viabilità
(SS54) che da Cividale del Friuli porta a Tiglio (San Pietro
la Natisone).
Nessun riferimento poi alla manutenzione stradale nel corso della
realizzazione dell'opera e nel successivo periodo di esercizio
del parco eolico. La manutenzione sarà demandata ai Comuni,
ma probabilmente sarà insufficiente a evitare il progressivo
degrado della nuova viabilità.
8
- Assetto geologico -
Importanti anche le osservazioni geologiche che verranno allagate
alle osservazioni proposte dal Comitato. Il progetto non presenta
una analisi geologica approfondita del terreno su cui si installeranno
le torri eoliche, pochissimi i riferimenti ai fenomeni carsici
di superficie e sotterranei, scarse le informazioni sulla profondità
delle fondazioni che potranno essere determinate solo dopo studi
approfonditi della natura del sottosuolo. Assenti i riferimenti
alla possibilità che le vibrazioni delle fondazioni innescate
dagli aerogenaratori in esercizio possano avere conseguenze sulla
stabilità del suolo e del sottosuolo. Si è ricordato
che attaccata all'area di realizzazione del aerogenerato WTG4
è presente un'area franosa di categoria P4 (a rischio
molto elevato) che potrebbe essere riattivata dall'aerogeneratore
in esercizio.
9 - Materiale
da rimuovere - Partendo
da alcuni dati relativi al materiale estratto dal suolo per la
realizzazione del parco eolico e ipotizzando, come fa il progetto,
il conferimento di una parte significativa di esso (circa 286.123
m cubi - l' equivalente di un edificio lungo 50 m, largo 50 m
e alto 114 m) in discariche attrezzate, si è calcolato
un transito giornaliero di circa 100 camion carichi lungo la
viabilità che dal cantiere scende a valle (e 100 camion
vuoti che accedono al cantiere), con il conseguente pesante impatto
prodotto dai rumore dei mezzi e il rischio di seri danni alla
viabilità che può sostenere solo pesi inferiori
alle 15 tonnellate.
Alcune nostre
considerazioni conclusive
Ai dibattiti sul parco eolico è
intervenuto un pubblico numeroso, così come numerosi sono
stati i contributi di tecnici, esperti e singoli cittadini a
dimostrazione che, su temi concreti e vicini alla sensibilità
della popolazione, è possibile coinvolgere persone, e
sono tante, per le quali la tutela della comunità e dell'ambiente
sono valori importanti.
Alcuni hanno evidenziato la contraddizione fra il dirsi favorevoli
alle energie rinnovabili e l'opposizione al progetto del parco
eolico in oggetto. Questo è parzialmente vero, ma non
tiene conto del fatto che negli ultimi 100 anni alle Valli del
Natisone sono state portate via risorse materiali e risorse umane
con un approccio di tipo coloniale.
Molti uomini delle Valli sono stati coinvolti nella guerre del
XX secolo e, al loro termine, molti sono emigrati a fornire mano
d'opera in Belgio (miniere), in Francia, in Australia, in Svizzera,
Durante il boom economico molti sono andati a fornire manodopera
nelle fabbriche del Manzanese, a Torino e altrove dove ci fosse
disponibilità di lavoro, abbandonando spesso i paesi di
provenienza per avvicinarsi ai siti produttivi e, in un contesto
povero di servizi, determinando il progressivo spopolamento delle
Valli. E potremmo parlare del "prelievo" di risorse
(la pietra piasentina, la marna per i cementifici, il legname,
...) da parte di aziende e imprese che ben poco hanno lasciato,
in termini di ricchezza, al nostro territorio.
L'impianto eolico va nella stessa direzione perché lascerà
al territorio qualche briciola, ma non invertirà il trend
demografico ed economico attuale. D'altronde le aree marginali
del nostro paese sono destinate ad essere abbandonate a sé
stesse e a un generale "si salvi chi può".
Oggi la presenza di alcune aziende biologiche, lattenzione
verso un turismo responsabile, la valorizzazione del paesaggio
possono, assieme ad altri interventi che non siano invasivi nel
territorio, contribuire a invertire questa tendenza negativa.
Il nostro NO al parco eolico deriva anche da queste considerazioni.
Infine la privatizzazione della produzione di energia e della
sua distribuzione, ha lasciato mano libera al mercato e ha tolto
allo Stato il ruolo di artefice di una programmazione di lungo
periodo. In un mercato caratterizzato da una decina di grandi
produttori e circa 700 fornitori, proliferano progetti energetici
di tutti i tipi e in tutti i luoghi dove possa essere conveniente
produrla. Per costoro e i loro sostenitori, l'ambiente, il paesaggio,
la biodiversità, ecc. sono elementi di profondo fastidio.
nota: nel corso dell'incontro a Torreano abbiamo
appreso da Marino Visintin, da anni impegnato nella difesa dell'ambiente,
che recentemente il Consiglio di Stato ha negato alla Danieli
SpA il diritto di conoscere i nomi dei sottoscrittori la petizione
contro la realizzazione di una sua acciaieria nell'area vicina
a San Giorgio di Nogaro e prossima alla laguna di Marano. Secondo
la sentenza, "la sottoscrizione di una petizione pubblica
non comporta la rinuncia a tenere protetti e riservati i propri
dati personali né equivale a rendere manifestamente pubblici
i propri dati personali". Un risultato importante contro
azioni di intimidazioni svolte da potentati economici e, come
ha scritto il Manifesto, "un raggio di luce per la libertà
di critica rispetto all'imperante massificazione del pensiero
unico".
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Cividale del Friuli, 31 luglio 2025 |
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