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Pochi
anni fa alcuni rilevamenti satellitari hanno evidenziato un movimento
franoso in corrispondenza dell'abitato di Pegliano-Ofijan, una
località di montagna del Comune di Pulfero.
Purtroppo non si tratta di una piccola frana o di uno smottamento
dovuta all'azione locale di piogge insistenti, ma di un movimento
del suolo che interessa un'area molto estesa che sta scivolando
verso valle per effetto della gravità e dell'azione lubrificante
delle acque presenti in abbondanza nel sottosuolo.
Il movimento, così come appurato dai satelliti, è
dell'ordine del centimetro annuo, ma bisogna precisare che questo
dato non corrisponde necessariamente alla velocità reale
della frana. Questo movimento, a tuttoggi, non ha manifestato
sul suolo segnali evidenti dello spostamento del terreno. E'
assai probabile che quella che sta interessando Pegliano sia
una frana in movimento da decenni, la cui scoperta è
stata resa
possibile dalle nuove tecnologie che hanno permesso di rilevare
con precisione la sua esistenza, le sue dimensioni e il suo movimento.
La presenza a Pegliano di numerosi operatori dell'Osservatorio
Geofisico Sperimentale (OGS) di Trieste ha richiamato l'attenzione
dei paesani è ha permesso loro di venire a conoscenza
del fenomeno.
Lo studio della frana sta procedendo con ricerche accurate sulla
capacità del terreno di condurre l'elettricità
(Tomografia elettrica) e l'analisi dei dati permetterà
di avere informazioni più precise sulla natura del sottosuolo,
sulla sua stratificazione, sulla presenza di vuoti e sulla presenza
sotterranea di acqua. A tale scopo sono stati inseriti nel terreno,
in vari punti del paese, circa 120 picchetti della lunghezza
di 50 cm collegati a un generatore elettrico e le cui posizioni
sono state misurata con precisione grazie a un rilievo GNSS (sistema
satellitare che permette di determinare la posizione di un punto).
I numerosi i dati raccolti (alcune migliaia), grazie all'utilizzo
di nuove strumentazioni acquistate con i fondi del PNRR, permetteranno
di capire meglio cosa sta succedendo nel sottosuolo e valutare
anche eventuali rischi per il territorio e la popolazione.
Questo lavoro, finanziato dal Servizio Geologico della Direzione
Centrale Difesa dell'Ambiente, Energia e Sviluppo Sostenibile
della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, a quanto riferitoci,
non ha nulla a che fare con il parco eolico che dovrebbe sorgere
sul sovrastante monte Craguenza-Kraguojnco. Si tratta infatti
di una attività che rientra in quelle di ricerca e studio
sulla stabilità del territorio montuoso che l'OGS di Trieste
svolge regolarmente da anni.
Sicuramente è così, ma questa novità mette
ancora di più in luce la fragilità di un territorio
segnato dallo spopolamento e da una manutenzione ordinaria dei
boschi, dei terreni, degli impluvi e della viabilità ridotta
ai minimi termini. Proprio questa fragilità rende, a nostro
avviso, non più accettabile lo sfruttamento delle risorse
del territorio già al centro degli interessi dei cavatori
e ora dei produttori di energia eolica.
Una maggiore attenzioni sulle problematiche ambientali e sociali
delle aree periferiche sarebbe già un passo avanti.
Nota: l'immagine riportata qui sopra è
stata ricavata dal sito europeo EGMS (European Ground Motion
Service) e illustra la velocità di spostamento lungo la
linea di vista del satellite, che guarda, in questo caso, da
Ovest
verso Est, con un inclinazione sull'orizzontale di circa 45°.
Sono riassunti tutti i bersagli visti a Pegliano.
(Il sito EGMS è di libero accesso). Per scaricare l'immagine

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Cividale del Friuli, 12 novembre
2025 |
la
redazione del sito |
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