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Proponiamo qui di seguito i passaggi,
a nostro avviso, più significativi dell'intervento di
Alessandra Kersevan nel corso della presentazione, al
Kulturni Dom di Gorizia, del libro di recente pubblicazione "Porzus
- Prove di Gladio sul confine orientale". |
Vorrei, prima di entrare nel
merito del libro, ricordare la figura dello storico ed ex senatore
Sergio Flamigni che è mancato proprio ieri. A lui dobbiamo
riconoscere il merito di aver condotto studi importanti su alcune
pagine drammatiche della storia del nostro Paese, approfondendo
le dinamiche della "Strategia della tensione" e permettendo
al alcuni storici di capire la continuità fra i fatti
accaduti sul confine orientale durante la fase finale della guerra
e nell'immediato dopoguerra e quanto è successo nel dopoguerra
in Italia. Una continuità nei fatti e anche nelle persone
perché, in molte di queste vicende, si incontrano gli
stessi nomi.
La vicenda processuale inizia il 23 giugno 1945 quando alcuni
comandanti dell'Osoppo presentano alla magistratura una denuncia
nei confronti di partigiani gappisti per quanto accaduto alle
Malghe di Porzus (Topli Uork) coinvolgendo nella vicenda dei
partigiani che non c'entravano nulla con l'uccisione di 3 osovani
e della successiva eliminazione di altri 14 avvenuta a Bosco
Romagn in circostanze non del tutto chiarite. Ricordiamo che
la magistratura non era stata epurata, che molti magistrati si
erano formati durante il fascismo e che nella nuova Italia i
magistrati che si occupavano dei presunti misfatti dei partigiani
garibaldini erano gli stessi che durante il Ventennio e la Resistenza
processavano e condannavano gli oppositori del regime fascista.
L'inchiesta
va avanti in modo silenzioso finché, nel luglio 1946 (lnella
primavera si erano svolte le prime elezioni amministrative e
il 2 giugno il referendum Repubblica Monarchia) sono arrestati
arrestati 7 gappisti di cui 5 verranno prosciolti in istruttoria
(fra questi anche Gelindo Citossi "Romano il mancino",
l'autore dell'impresa che portò un gruppo gappista a liberare
dal Carcere di Udine circa 70 partigiani. Rimangono in carcere
a Verona per circa 6 mesi fino a quando uno di essi, Aldo Plaino
"Valerio", rilascerà ai magistrati una dichiarazione
in cui l'ordine di fucilazione per i partigiani osavani di Porzus
sarebbe uscito dalla Federazione del PCI di Udine. I 7 partigiani
furono sottoposti in carcere a pesanti pressioni psicologiche.
Aldo Plaino, che si sentiva responsabile dei suoi uomini, dichiarò
che l'ordine era arrivato da Ostelio Modesti "Franco"
riportando anche la frase "Va, fai e fai bene" che
Modesti avrebbe detto a Mario Toffanin "Giacca".
Questa frase, probabilmente estrapolata da un discorso più
ampio, sarebbe diventato l'ordine di esecuzione e fa sembrare
i partigiani, così come descritti dai tedeschi, ladri
e delinquenti comuni.
I successivi arresti avvennero nel 1948 e il primo processo per
i fatti di Porzus si svolge a Brescia, per legittima suspicione,
nel gennaio del 1950. La lontananza della sede processuale ostacolò
la presenza di molti testimoni della difesa, (operai e contadini)
che non potevano permettersi le spese di viaggio e soggiorno
per portare la propria testimonianza. I testimoni d'accusa furono
sostenuti economicamente dall'Ufficio Zone di Confine (UZC) un
organismo istituito nel 1946 dal Governo De Gasperi e guidato
per un certo periodo da Giulio Andreotti.
L'UZC operò fino al 1967 occupandosi della situazione
dei territori di confine più problematici (l'Alto Adige
e il Friuli Venezia Giulia) e nel nostro caso si adoperò
molto per portare i gappisti a un processo sostanzialmente politico
e a carattere accusatorio.
Questo lo si vede nel processo di Brescia che comincia nel 10
gennaio 1946, ma che dopo dieci giorni viene sospeso. Nelle carte
dell'UZC c'è un carteggio fra alcuni dirigenti osovani
(don Ascanio De Luca "Aurelio", Giovanni Battista Carron,
...) in cui si manifestano le preoccupazioni per l'andamento
del processo che sembra dirigersi verso l'assoluzione degli imputati.
Nel settembre del 1951 a Lucca si apre il secondo processo sui
fatti di Porzus che arriverà a sentenza nell'aprile 1952).
Intanto fra gennaio 1950 e settembre e settembre 1951, il giudice
Franz di Udine aprirà una nuova inchiesta sui gappisti.
Questa inchiesta contribuì a far diventare pesante la
situazione dei partigiani e delle loro famiglie anche per il
clima di controllo che il Corpo Volontari della Libertà
(poi organizzazione O e quindi Gladio) esercitava fino nei più
piccoli centri e a cui si associavano minacce, difficoltà
a trovare lavoro, spinte all'emigrazione, ...
Nel processo di Lucca furono ascoltati circa 300 testimoni, semplici
cittadini residenti a Porzus e Bosco Romagno e personalità
importanti come come Luigi Longo, Enrico Mattei e Junio Valerio
Borghese. L'aver ascoltato quest'ultimo, repubblichino, collaborazionista,
responsabile di quella X MAS che si rese protagonista di numerose
azioni contro la Resistenza sul confine orientale, scampato all'epurazione
grazie anche a testimonianze di alcuni osovani, dovrebbe far
riflettere numerosi storici sulla qualità e obiettività
di quel processo.
Alla fine del processo, la vicenda di Porzus fu ridotta a vicenda
locale e 42 persone furono condannati con pene severe.
Sia la difesa che l'accusa ricorrono in appello. L'accusa non
accettava il fatto che dalla sentenza fosse stata espunta l'accusa
di tradimento nei confronti del PCI per aver fatto passare la
Garibaldi-Natisone sotto il comando nel IX Korpus e aver sostenuto
le pretese territoriali della Jugoslavia.
Il processo di Firenze del 1954 si concentrò quasi esclusivamente
sulla vicenda della Garibaldi-Natisone. Mario Fantini "Sasso"
e Lino Zocchi furono assolti. Giovanni Padoan "Vanni",
assolto nel processo di Lucca, venne condannato come mandante.
Fu invece respinta la tesi dei "garibaldini traditori della
patria".
Mario Toffanin "Giacca" è stato sempre presentato
come un impulsivo e un violento, ma si trattava invece di un
comandante coraggioso e responsabile che aveva raccolto attorno
a sé numerosi gappisti che lo apprezzavano per le sue
capacità di comando.
Salì con i suoi uomini (circa 100 garibaldini) da Bosco
Romagno a Porzus dopo aver saputo da gappisti presenti in zona
che erano in corso contatti fra osovani e tedeschi. Questi contatti
erano in corso fin dall'autunno del 1944 e miravano a far riconoscere
l'Osoppo come una organizzazione combattente da trattare secondo
le convenzioni di guerra lasciando ai garibaldini il ruolo di
banditi. Si voleva arrivare a una sorta di armistizio per permettere
ai nazisti di controllare un territorio strategico per le truppe
tedesche di stanza nei Balcani e nel Nord Italia e sui cui l'Organizzazione
TODT fin dal 1943 aveva realizzato numerose opere difensive che
però non avevano fermato le azioni di disturbo partigiane.
Un accordo che sarebbe stato utile per entrambi e avrebbe permesso
di indebolire i garibaldini con azioni aggressive, delazioni,
ecc.
Parallelamente ai contatti con i tedeschi ci sono anche contatti
con la X MAS
Cominciano l'8 gennaio a Milano, continuano il 13 gennaio a Savorgnano
del Torre, a Udine il 18 gennaio e a Vittorio Veneto il 31 gennaio.
Gli incontri, che vedono coinvolti Mario Argenton di Cividale,
Candido Grassi e Maria Pasquinelli, hanno lo scopo di mettere
assieme gli italiani al di qua e al di là del fronte in
funzione anti jugoslava.
In questi incontri viene coinvolto anche Italo Sauro, figlio
di Nazario Sauro, consigliere di Mussolini per le vicende della
Venezia Giulia e patrocinatore della deportazione di sloveni
e croati dal territorio giuliano.
L'incontro decisivo del 31 gennaio vede incontrarsi Candido Grassi
"Verdi" dell'Osoppo e il capitano Morelli del Battaglione
Valanga della X MAS delegato allo scopo da Junio Valerio Borghese.
Questo accordo non ha seguito principalmente per l'opposizione
di alcuni settori della X MAS in cui, anche a causa della sconfitta
nella Battaglia di Tarnova, erano cresciute tensioni interne
e rivalità smentendo l'opinione che questa formazione
fosse quella realtà solida e omogenea che molti ritenevano..
Nel gennaio 1945 avviene un altro fatto importante: l'accordo
fra il gruppo osovano comandato da Bolla, con delegato politico
Berzanti, e il federale di Udine Mario Cabai per la creazione
di un presidio comune formato da osovani e repubblichini in località
Ravosa (Povoletto). li 2 e il 4 febbraio si incontrano a Udine
il comandante della polizia osovana e il braccio destro del segretario
fascista di Udine per la fornitura di armi. Al Presidio avrebbero
dovuto partecipare partigiani dell'Osoppo smobilitati dopo il
proclama del gen. Alexander il cui addestramento si satrebbe
svolto in una caserma cittadina.
Per dare una motivazione a questo accordo bisognava presentare
gli jugoslavi come possibili aggressori e in tal senso cominciarono
a girare notizie incontrollate su una imminente l'invasione jugoslava
di un ampio territorio del Friuli orientale. I capi delle missioni
alleate presenti in zona invitano alla cautela e a evitare azioni
inconsulte.
A questo punto parte una operazione di doppio e triplo gioco:
due delle principali missioni britanniche (missione Nicholson
e missione Macpherson) perdono i contati fra loro e Giorgio Zarri
"Glauco", delegato politico del'Osoppo manda a Nicholson
una comunicazione di MacPherson con l'ordine di mobilitare tutti
gli osovani per far fronte all'invasione jugoslava. Il tutto
doveva accadere agli inizi di febbraio con il coinvolgimento
degli alleati inglesi e dei servizi segreti monarchici.
Vogliono trasformare l'attacco a Bolla, di cui erano a conoscenza
tramite informatori e spie, in un attacco ad opera dei partigiani
jugoslavi, ma proprio il 7 febbraio arriva un contrordine di
una missione monarchica che vuole bloccare il tutto perché
consapevole della superiore organizzazione delle forze di liberazione
jugoslave. Un tratto caratterizzante le formazioni Osoppo è
quello di una elevata opinione di sé e di un ingiustificato
complesso di superiorità nei confronti dei partigiani
jugoslavi che li porta a ritenere di poter allontanarli da tutto
il territorio del Friuli orientale.
Le truppe osovane rimobilitate nella zona di Sarvognano del Torre
vengono bloccate permettendo in buona sostanza ai gappisti di
arrivare indisturbato alla base osovana di Topli Uork. La presenza
di Elda Turchetti, spia citata da Radio Londra, secondo alcuni
giustifica l'azione di Giacca che nei confronti delle spie e
dei delatori si è mostrato sempre durissimo. A Topli Uork
furono eliminati "Bolla", "Enea" e appunto
Elda Turchetti "Livia".
Negli ultimi anni la figura di Elda Turchetti è stata
oggetto di interesse letterario ed è stata presentata
come una ragazza semplice, desiderosa di migliorare la sua condizione
economica che, dopo un mese di servizio presso i tedeschi, decide
di non collaborare più entrando nelle file della Osoppo.
Di lei si scrive molto anche manipolando la storia ed è
significativo che a questa operazione partecipino case editrici
prestigiose come Einaudi e Feltrinelli.
(...)
Il libro "Porzus: prove di Gladio" è frutto
di un lavoro di circa 35 anni che credo di aver condotto con
ricerche documentate senza partire con un pregiudizio verso nessuna
delle parti in causa. Andando avanti ho scoperto che la vicenda
di Porzus è stata usata come una clava contro i garibaldini
e in essa gli osovani hanno svolto un determinante ruolo di accusatori.
I più coinvolti in questa azione sono stati osovani che
hanno avuto in seguito brillanti carriere nell'esercito fino
a diventare generale di divisione o, in un altro caso maresciallo
dei carabinieri.
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Cividale del Friuli, 12 dicembre
2025 |
la
redazione del sito |
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