Il patriottismo sgangherato che
vediamo esibito spesso e volentieri in molte manifestazioni che
si svolgono in piazze, strade e nei palazzi della politica è
caratterizzato dalla presenza diffusa di numerose bandiere esposte
dovunque o fatte sfilare nella forma di lunghi lenzuoli sostenuti
da decine di mani, dai passaggi delle frecce tricolori con i
fumi colorati, dall'esecuzione di inni, ...
Non mancano nei discorsi di rito termini quali italianità,
identità italiana, patria, nazione e altre amenità
che spesso sono usati in modo confuso o non pertinente.
Se chiedessimo alle persone cosa vuole dire per loro la parola
"patria", probabilmente ci sentiremmo rispondere con
definizioni ampie e ambigue quali "territorio definito
da
confini" (i confini sono linee che cambiano collocazione
secondo gli eventi storici che si susseguono in un territorio),
"terra in cui si parla una lingua standard" (come se
in Italia ci fosse una sola lingua e la stessa lingua non cambiasse
forma a seconda dei luoghi in cui viene parlata), "luogo
in cui sono riconosciuti una serie di valori tradizionali"
(peccato che una serie di valori tradizionali italiani siano
patrimonio di molti popoli e stati), non mancherebbero poi i
riferimenti al patrimonio storico-artistico e nemmeno riferimenti
enogastronomici (gastropatriottismo).
Spesso si parla di eccellenze italiane a indicare prodotti o
servizi in cui il nostro paese primeggia, in un clima autocelebrativo
che ha il fiato corto perché prodotti o servizi analoghi
li troviamo in tantissimi altri paesi o perché all'estero
queste eccellenze non sono conosciute.
Per noi comunisti è difficile confrontarci con il termine
patria un po' perché molti di noi hanno recepito il motto
anarchico "la nostra patria è il mondo intero",
un po' per l'uso che è stato fatto dei concetto di patria
e nazione dall'unità di Italia in poi, quando, per fare
un esempio, la coccarda tricolore era indossata dai latifondisti
nella loro guerra ai contadini che reclamavano la terra. Un altro
fattore importante deriva dal fatto che alle radici della nostra
storia ci sono i concetti di classe e di internazionalismo, inteso
quest'ultimo, come dovere di sostenere i lavoratori di altri
paesi nella lotta per il cambiamento dello stato presente delle
cose.
E' anche vero che Il termine "patria" è stato
usato anche nella Resistenza: i GAP (Gruppi di Azione Patriottica)
erano delle piccole e agguerrite formazioni partigiane che operavano
nelle città, i partigiani e chi li sosteneva attivamente
erano chiamati patrioti, ...
Oggi i concetti di patria, patriottismo, popolo, nazione, ...
ci sembra siano usati come espediente retorico per distogliere
l'attenzione da tutta una serie di cose che non funzionano e
rendono la vita quotidiana complicata specie per le classi meno
abbienti. Questi concetti sono usati per unificare gli animi
e il popolo come se nel popolo non ci fossero differenze, contraddizioni
e contrapposizioni; nel popolo ci sono i ricchi e i poveri, chi
paga le tasse e chi evade, chi è onesto e chi delinque,
...
Il termine patria e nazione vengono anche usati per separare,
contraddistinguere, marcare le differenze fra popoli diversi,
come se non facessimo tutti parte della stessa comunità
umana.
Ecco che l'uso ipocrita di questi termini ci sembra si adegui
bene all'affermazione di Samuel Johnson (1775) che riteneva "il
patriottismo l'estremo rifugio delle canaglie".
Nota: queste considerazioni nascono da un
servizio televisivo RAI relativo alla celebrazione della bandiera
italiana e dell'Inno di Mameli svoltasi a Pordenone il 6 gennaio
u.s.
Nel corso del servizio sono state trasmesse immagini di un bandierone
lungo una trentina di metri trasportato dalle mani di bambini
della scuola primaria, interviste ad alcuni rappresentanti di
associazioni d'arma che hanno coinvolto le scuole in un percorso
di mobilitazione che ci è sembrato ideologico e che ci
ha ricordato tempi neanche troppo lontani.
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Cividale del Friuli, 10 gennaio
2025 |
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