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Porzûs, un altro libro

Sono passati 80 anni dall'eccidio alla malga di Porzûs (Topli Uork) in cui, per opera di partigiani gappisti che avevano la loro centrale operativa a Bosco Romagno (Spessa), perirono numerosi partigiani della Osoppo.
Un fatto drammatico e grave che, nella nostra Regione, ha ancora delle ripercussioni nell'attualità e che viene strumentalmente utilizzato da chi vuole frammentare la Resistenza in una componente "buona" e in una "cattiva". Un evento, quello di Topli Uork che sembra anche essere la principale ragione d'essere dell'Associazione Partigiani Osoppo (APO), un sodalizio che, su posizioni sempre più anticomuniste e nazionaliste, lavora per rompere lo spirito unitario della Resistenza.
Venerdì 28 marzo, a San Pietro al Natisone, è stato presentato il libro di Tommaso Piffer "Sangue sulla Resistenza - Storia dell'eccidio di Porzûs" edito da Mondadori. La tesi sostenuta dal libro è che l'eccidio di Porzûs fu attuato in base a una direttiva della Divisione Garibaldi-Natisone, una importante formazione partigiana che operava in un area che spaziava dalla Valle dell'Isonzo, al Collio sloveno, alle Valli del Natisone e che partecipò alla Liberazione di Lubiana.
Gli argomenti portati a sostegno della tesi sono numerosi e suggestivi, ma dopo una attenta riflessione su quanto detto nel corso della serata e su quanto scritto dall'autore non possiamo nascondere le nostre perplessità.
I documenti citati nel corso del dibattito non sono nuovi e sono disponibili agli studiosi da tempo, così come i documenti degli archivi sloveni, che sappiamo essere consultabili da quasi 30 anni.
In mancanza di testimoni diretti dei fatti e senza sostanziali novità documentali, ci troviamo di fronte a un lavoro che, come sottolineato dall'autore, non è definitivo perché sulla vicenda di Porzûs ci sono ancora dei punti da chiarire. Intanto però non si è persa l'occasione per sparare ad alzo zero contro le formazioni partigiane garibaldine, descritte sempre e a dispetto della verità, come formazioni partigiane comuniste.
Ritornando ai fatti, ricordiamo che il comando della Garibaldi-Natisone, si trovava in quel periodo (febbraio 1945) nella zona di Circhina (attuale Slovenia) dove si era trasferito dopo la fine dell'esperienza della Zona Libera del Friuli Orientale. Uno spostamento reso necessario dalla pressione delle truppe tedesche e dei loro collaborazionisti che volevano aver il pieno controllo delle vie di comunicazione che dall'Italia e dalla Jugoslavia portavano verso l'Austria. Il transito della Garibaldi-Natisone verso un'area più sicura fu funestato da attacchi e combattimenti durissimi che determinarono la morte di 17 partigiani della Brigata Picelli sul fiume Baa e altri 6 a Bukovo. Sempre a Bukovo, la Brigata Gramsci avrebbe perso nel corso di una imboscata numerosi componenti. Le condizioni dei partigiani garibaldini erano difficili a causa di una stagione invernale molto fredda, per la mancanza di vestiario adeguato e per la carenza di generi alimentari.
Non riteniamo plausibile che, in quel contesto, l'eliminazione dei partigiani osovani presenti a Topli Uork fosse una priorità per la Garibaldi-Natisone.
Non ci convince il modo con cui è stata presentata la figura di Elda Turchetti, segnalata da Radio Londra come spia. L'autore la definisce una ingenua che si trova a far parte di un gioco più grande di lei, che fornisce informazioni ai tedeschi di modesto rilievo e che si avvicina alla Osoppo in cerca di una riabilitazione. Lo steso relatore però sottolinea che potrebbe essere valida anche l'interpretazione della Turchetti come una persona molto furba che cerca di sottrarsi da guai peggiori rifugiandosi fra i partigiani della Osoppo.
C'è il problema della morte dell'osovano Erasmo Sparacino che, nonostante un atto di morte redatto dal Comune di Cividale che lo segnala come un fucilato per mano nazista alle Fosse del Natisone, viene ancora citato fra le vittime di Topli Uork.
Rimangono ancora da chiarire la presenza fra i nomi dei fucilati di Egidio Vazzaz, il cui cadavere non è mai stato ritrovato e di Giovanni Comin che era un partigiano garibaldino ...
Circa i presunti contatti fra gli osovani e alcune forze collaborazioniste fasciste, l'autore dice che ci sono stati, ma non hanno avuto alcun esito. Dirlo con il senno di poi è molto rassicurante, capirlo all'epoca nel corso di un conflitto durissimo e senza gli attuali mezzi di comunicazione, molto più difficile.
I gappisti partiti da Bosco Romagno sono stati i responsabili dell'eccidio ed è probabile che alcuni esponenti friulani del Partito Comunista Italiano abbiano avuto un ruolo nella spedizione contro il gruppo di osovani di stanza alle malghe di Porzûs. Capire il perché di questo eccidio non è semplice e non siamo sicuri che tutto si possa risolvere parlando di una azione inconsulta di Mario Toffanin "Giacca" che guidava nell'operazione circa 100 gappisti.
Sicuramente la presenza fra le fila degli osovani di Elda Turchetti, i presunti contatti fra osovani e forze collaborazioniste fasciste, l'atteggiamento anti sloveno del comandante osovano Francesco De Gregori "Bolla" e le difficoltà a unificare l'azione delle forze resistenti sono alla base del clima di diffidenza che è stato il background su cui sono avvenuti questi drammatici fatti.
Siamo di fronte a un libro, quello di Tommaso Piffer, perfettamente allineato con le posizioni dell'APO che della Resistenza su nostro "confine orientale" ricorda, per quanto drammatico, principalmente questo avvenimento. Come ormai usuale in ambito regionale, nessun riconoscimento del contributo fondamentale della Divisione Garibaldi-Natisone nella lotta ai nazifascisti, della efficacia militare delle loro azioni, delle loro sofferenze nel corso della guerra contro l'oppressione nazifascista.
Già nel corso dell'LXXX anniversario della Zona Libera del Friuli Orientale abbiamo visto i segni della volontà di marcare le differenze con l'ANPI, proponendo cerimonie separate o curate solo dall'APO.
Allora lo spirito unitario, anche su stimolo delle Amministrazioni comunali di Attimis e Faedis prevalse. Siamo sicuri ci riproverranno, magari con l'appoggio anche di qualche amministrazione di centro"sinistra" e ritorneranno le divisioni. Il tutto perfettamente in linea con le azioni che da anni vogliono svilire l'attività nelle nostre zone dei partigiani garibaldini. Dalla loro parte hanno il centrodestra locale che li strafinanzia nonostante il numero dei loro iscritti sia modesto, i media che ignorano spesso e volentieri che nell'allora territorio del Litorale adriatico c'era una Resistenza slovena e una Resistenza garibaldina.

Cividale del Friuli, 3 aprile 2025

la redazione del sito

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