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il riarmo in Europa

Organizzato da Sinistra Italiana, lunedì 5 aprile si è svolto a Cividale un incontro dedicato alle politiche di riarmo che stanno interessando l'Unione Europea. Un incontro interessante per l'attualità dei temi affrontati (riarmo, guerra, frontiere, pace, ...) e per gli interessanti contributi di Antonella Lestani (ANPI-UD), di Gianfranco Schiavone (Consorzio Italiano di Solidarietà) e Giulio Marcon (portavoce della campagna "Ferma il riarmo").
Nel corso degli interventi si è sottolineato che la nostra Costituzione ha una matrice pacifista proprio perché rinnega le politiche di violenza, di aggressione, sopraffazione per garantire invece a tutti i diritti di libertà e i diritti sociali.
Proprio per questo si dovrebbero indirizzare nuove e maggiori risorse per rimuovere, in sintonia con la seconda parte dell'art. 3 della Costituzione, "gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana ...".
I soldi destinati al riarmo dovrebbero essere usati per potenziare il welfare sostenendo economicamente la sanità pubblica, l'istruzione, l'assistenza, ... senza finanziare l'acquisto di armi e l'industria bellica.
Nonostante l'opposizione di molti cittadini (in Italia più del 50%), la corsa agli armamenti voluta dai vertici della UE è giustificata dall'idea, falsa, che l'Europa sia disarmata. Si nasconde il fatto che i paesi europei hanno un numero di armi, aerei, carri armati superiore a quelli di Russia e Biellorussia e che la cifra complessiva della spesa militare è più grande di quella della Federazione Russa.
Questa corsa al riarmo serve a preparare nuove guerre in un mondo dove già ci sono numerosi conflitti armati che, come diceva papa Francesco, costituiscono i frammenti di una Guerra Mondiale a pezzi. Guerre a volte poco note che si accompagnano a fame, sete, malattie che infieriscono sulle popolazioni civili (Striscia di Gaza) e che nemmeno eventi naturali estremi riescono a sospendere (la guerra civile in Myanmar - Birmania continua nonostante il migliaio di vittime di un recente terremoto).
Le spese per gli armamenti sono aumentate nei paesi europei con il fine di potenziare gli eserciti nazionali permettendo all'industria bellica (in Italia la Leonardo) di macinare profitti e aumentare le quotazioni in borsa. Le armi sono vendute un po' dappertutto anche a paesi in guerra. L'Italia viola la legge 185 del 1990 che vieta la vendita di armi verso paesi in guerra o in cui ci sono violazioni dei diritti umani. La guerra, nelle relazioni internazionali, ha preso il posto della diplomazia e parole come "vittoria" e "annientamento del nemico" sono tornate in auge presentando il conflitto armato come destino ineludibile.
Il ruolo delle strutture internazionali è in crisi per l'emergere di nuove potenze (Cina, India) e di rinnovate politiche egemoniche. In Europa, con l'avanzare di forze politiche di destra, alcune linee di indirizzo della UE non sono più rispettate ed è concreta la possibilità che il progetto europeo di inclusione, di difesa dei diritti civili e sociali imploda. Anche l'ONU è in crisi, bloccata dai veti reciproci delle grandi potenze presenti nel Consiglio di Sicurezza.
Si è parlato di migranti e di come questo fenomeno, in corso da ann, riguardi molte parti del mondo. Alla base degli spostamenti di centinaia di migliaia di persone ci sono: la fuga dalle guerre, la ricerca di paesi in cui i diritti umani sono riconosciuti, il cambiamento climatico, il desiderio di una vita dignitosa, ...
Da un po' di anni è terminata la fase in cui si riteneva preminente la protezione dei migranti e il rispetto della loro dignità. Il loro arrivo è oggi ostacolato anche con mezzi "estremi": le recinzioni ai confini (Ungheria, Polonia, ...), i controlli di polizia transfrontalieri, reclusione dei migranti in spazi di detenzione "provvisoria" europei o extraeuropei (vedi Libia), accordi bilaterali o a livello UE con paesi in cui questi migranti transitano, i respingimenti, ...
L'accordo fra UE e Turchia ha fermato nel sud est dell'Anatolia moltissimi profughi dalla Siria e dall'Oriente in cambio di un imponente contributo di miliardi di euro. Un accordo che non ha base documentale e che è il frutto della decisione dei leaders di importanti paesi europei.
Persone che hanno bisogno di protezione sono state così fermate in paesi che li confina in campi profughi e tendopoli, negando a queste persona diritti fondamentali.
Negli ultimi anni i paesi europei non hanno attuato politiche comuni di accoglienza, ma ognuno è andato per conto suo con alcuni governi che hanno firmato accordi di "vendita" di migranti a un altro paese extraeuropeo (la GB con il Ruanda) o hanno chiuso tutte le porte ai migranti o li hanno deportarli in aree extra UE.
Segnali tutti di un imbarbarimento della politica e del progressivo abbandono dei valori portanti che stanno alla base del concetto di Europa.

Cividale del Friuli, 5 maggio 2025

la redazione del sito

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