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spararsi a un piede ed essere felici

Pochi giorni fa, nel corso dell'ultimo Consiglio comunale dell'anno, il Sindaco di Pulfero ha evidenziato le difficoltà che il Comune deve affrontare per garantire l'ordinaria amministrazione.
I soldi sono pochi e i finanziamenti che la Regione eroga sono destinati a interventi specifici (es.: asfaltatura strada, riparazione acquedotto, installazione di impianti di illuminazione, ...). E' difficile attuare progetti propri o intervenire prontamente in caso di imprevisti. Quasi impossibile è realizzare e gestire una piazzola ecologica (dove conferire rifiuti ingombranti, oli esausti, batterie, rottami metallici, ...) perché i costi non sono sostenibili.
Anche il potere contrattuale è modesto, come si vede dalla lentezza con cui, nonostante le ripetute sollecitazioni, procedono i lavori di adeguamento della rete idrica fra Tiglio e Brischis (la ditta che ha preso l'appalto dei lavori procede a rilento).
Nonostante la messa a disposizione di aree adeguate, non si è trovato nessun operatore telefonico disposto a installare impianti adeguati per la telefonia mobile e la navigazione veloce su internet, lasciando sguarnite molte località montane e del fondo valle. Anche Il dispensario farmaceutico di Pulfero, inaugurato in pompa magna pochi mesi fa, potrebbe chiudere il prossimo anno per scarsa redditività (è gestito da un privato).
Se allarghiamo lo sguardo a tutto il territorio delle Valli troviamo situazioni analoghe con problematiche simili nella manutenzione delle strade, del dissesto idrogeologico, nella rete idrica, ...
La frammentazione del territorio in 7 entità amministrative (Pulfero, San Pietro al Natisone, Savogna, San Leonardo, Grimacco, Stregna e Drenchia) non aiuta a migliorare la situazione.
Viste le difficoltà condivise, si dovrebbe ragionare sull'aggregazione dei Comuni in realtà più grandi e meno deboli, che abbiano maggiori risorse a disposizione, possano programmare interventi in collaborazione fra loro e gestire meglio il poco personale a disposizione, ...
E' quello che hanno provato a fare i Comuni di Drenchia e Grimacco proponendo un progetto di fusione che avrebbe richiesto diversi passaggi amministrativi: l'approvazione del progetto da parte di entrambi i Consigli comunali, un pronunciamento a favore di entrambe le popolazioni residenti e un successivo iter in Regione.
Il percorso è terminato, purtroppo, al primo passaggio perché la maggioranza dei Consiglieri del Comune di Grimacco, a differenza di quelli di Drenchia, si è espressa negativamente.
Nei prossimi giorni capiremo le ragioni di un NO che forse dipende dal fatto che l'unione di due o più comuni deve essere l'atto finale di un percorso graduale fatto di condivisioni di servizi e di personale di un ambito più vasto. E' anche probabile che l'unione dei Comuni di Grimacco a Drenchia sia stata respinta perché i finanziamenti regionali destinati alle due realtà amministrative attuali sarebbero superiori di quelle che, superata la fase iniziale, arriverebbero in futuro ai due comuni uniti. C'è anche la questione della minoranza slovena che non è stata presa in seria considerazione nella progettazione dell'unione fra i due Comuni.
Poi ci sono le manovre politiche di forze che perseguono la separazione e l'isolamento e che probabilmente preferiscono gestire la decadenza dei piccoli comuni periferici piuttosto che realizzare un programma di sviluppo collettivo del loro territorio.
Questi, pur di non fare un passo in avanti, sarebbero felicemente disposti a spararsi a un piede.

Cividale del Friuli, 22 dicembre 2025

la redazione del sito

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