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verso la guerra a passo di corsa

Mentre l'opinione pubblica viene distratta da servizi giornalistici di cronaca nera e da fatti secondari di rilevanza modestissima (la vicenda della famiglia che ha deciso di vivere in un bosco), quasi nulla si dice sulla pericolosa deriva bellicista che investe molti paesi europei e che sembra portare diritto, a passo di corsa, verso un conflitto fra la NATO e la Russia.
E' diventato quasi normale l'aumento delle spese militari a discapito dello stato sociale, gli investimenti in armi sono saliti e con loro sono cresciuti in borsa i titoli azionari delle principali industrie di armamenti.
Si parla di armi al fosforo bianco e armi atomiche come se fossero oggetti di uso comune, si prepara la popolazione alla guerra con parate militari, quasi che la guerra fosse una sfilata di soldati in eleganti divise, il concetto di "cultura della difesa" sta entrando nelle scuole, si parla di leva volontaria ad integrazione dell'esercito professionale e così via nell'assoluta normalità.
In un contesto in cui la diplomazia è stata messa da parte e domina l'idea che i conflitti si risolvano con le armi, si sta facendo di tutto per fare accettare l'idea della ineluttabilità di un prossimo conflitto armato con la Russia.
Il percorso verso la pace fra Russia e Ucraina viene considerato un ostacolo alla riconversione industriale di guerra. Se qualche modesto passo in avanti verso la pace sembra profilarsi all'orizzonte, subito scatta la reazione dei pescecani bellicisti, quelli a cui piace molto la guerra per interposta nazione.
Pongono condizioni, parlano di cedimenti alla Russia, gridano alla minaccia dei valori occidentali, ipotizzano l'occupazione da parte della Russia dell'Europa intera, dalla Polonia al Portogallo (isole Azzorre comprese).
Troviamo insopportabile la retorica bellicista che si nasconde dietro il concetto di "pace giusta", ci preoccupano gli atteggiamenti guerreschi di numerosi leader europei, ci preoccupano le proposte di leve volontarie che prefigurano la formazione di gruppi militari che possano essere usati anche sul fronte interno (non fosse già bastata l'esperienza di "Gladio" durante la Guerra fredda).
Non possiamo che sottolineare che, mentre sono in corso continui attacchi alla Costituzione approvata nel 1946 dopo la Seconda Guerra Mondiale, per noi vale ancora l'art . 11: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."

Cividale del Friuli, 29 novembre 2025

la redazione del sito

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