-

-

-

-

alpinitudine senza ritegno

Il 26 gennaio ricorre la Giornata Nazionale della Memoria e del Sacrificio degli Alpini. Si celebra il 26 gennaio perché in questa data, nel 1943, si svolse la Battaglia di Nikolajewka, uno scontro feroce fra le forze militari italiane in ritirata e le truppe sovietiche.
Le truppe italiane, come quelle tedesche e di alcuni altri paesi, erano in Russia a seguito dell'aggressione nazista all'Unione Sovietica, un avversario ideologico indomabile. Il Fascismo si era affiancato ai nazisti in questa "impresa" confidando nella vittoria dell'Asse e nella speranza di poter partecipare al banchetto in cui dividersi le risorse minerarie e petrolifere del l'Ucraina e del Caucaso e di avere al proprio servizio, in qualità di servi, le popolazioni slave considerate "subumane".
Dopo la Battaglia di Stalingrado, le sorti della Guerra all'Est diventarono favorevoli all'Armata Rossa e la storia dell'Armata Italiana in Russia (ARMIR) fu segnata da una ritirata disastrosa. L'avventura fascista in Russia costò una perdita di uomini stimata fra gli 85 mila e i 90 mila morti, di cui circa 70 mila dispersi durante la tragica ritirata dal Don. Su un totale di 230 mila uomini inviati in URSS, le perdite ammontarono a poco meno del 40% del totale.
Da alcuni anni, questa invasione brutale è diventata una "gloriosa pagina di storia" e la sua commemorazione, crediamo volutamente, precede di un giorno la Giornata della Memoria dedicata allo sterminio degli ebrei che nel corso della II Guerra Mondiale, con il contributo rilevante anche del Fascismo Italiano, produsse circa 6 milioni di vittime (Shoah).
Il TgR del Friuli Venezia Giulia mandato in onda lunedì 26 gennaio, ha dato ampio spazio alla commemorazione della Giornata degli Alpini. Nel corso del servizio, riportando probabilmente la dichiarazione di qualche oratore, si è affermato che la tragedia del sisma del 1976 e quella della Battaglia di Nikolajewka in Russia sono legate a doppio filo "ai valori della difesa della sovranità nazionale dell'etica, della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, parole che sono incarnate negli alpini". Nel servizio, gli alpini sono celebrati anche con delle affermazioni false che stravolgono la realtà storica.

Gli alpini sono presentati come unici artefici del soccorso alle popolazioni civili travolte dal sisma. A
noi, risulta che, a dare una mano, c'erano tante altre persone che, con gli alpini, hanno poco a che vedere. Ricordiamo i Vigili del Fuoco, i soldati di leva dell'Esercito e le moltissime persone venute da ogni dove per prestare soccorso ai terremotati. Siamo arrivati a un punto in cui, parafrasando Giuseppe Gioachino Belli, "gli alpini sono alpini, gli altri non sono un cazzo?".
Concludiamo questa nota sottolineando che abbinare la "difesa della sovranità" ad una guerra di aggressione a un paese sovrano (nel nostro caso l'URSS del 1941) ci sembra immondo.

Post scriptum: anche questa volta precisiamo che non abbiamo nulla contro gli alpini e più in generale, contro le Forze Armate i cui morti meritano il rispetto di tutti.
I soldati italiani morti nel corso delle guerre fasciste in Albania, in Grecia, in Russia, nei Balcani e sugli altri fronti avevano origini contadine e operaie e non erano certo desiderosi di uccidere o morire. Quello che troviamo insopportabile è la retorica militarista che ruota attorno a questo mondo e che utilizza ogni occasione per ammorbare l'informazione con affermazioni patriottarde, nazionaliste e retoriche intollerabili.

Cividale del Friuli, 27 gennaio 2026

la redazione del sito

-

-