- 8 febbraio
2013 - Messaggero Veneto - Minoranze, unalleanza indebolita - Per lungo tempo la minoranza
friulana e la minoranza slovena hanno convissuto a fianco a fianco
in molte aree di questa regione ignorando le loro storie e i
loro reciproci diritti e doveri. Sia nelle scuole del regno dItalia
sia in quelle della Repubblica italiana è stata loro negata
per lunghi anni la reciproca conoscenza cancellando contemporaneamente
anche la consapevolezza dei loro diritti. La riforma Gentile
del 1923, definita da Mussolini la più fascista
delle riforme, aveva bandito fino al 1962 e oltre tutto
ciò che non era italiano dallinsegnamento scolastico.
La presenza massiccia dellesercito italiano posto a difesa
della cortina di ferro contribuì inoltre ad approfondire
il solco dellindifferenza tra le due comunità minoritarie
alimentando spesso anche sentimenti di diffidenza e di ostilità.
Accadde però che friulani e sloveni si ritrovassero nelle
manifestazioni pacifiste che chiedevano la fine della guerra
fredda e il superamento delle divisioni tra Europa occidentale
ed Europa orientale. Si può affermare che fu anche grazie
alla partecipazione a queste lotte che crebbe tra sloveni e friulani
la percezione di essere entrambi vittime del colonialismo italiano.
Così dagli anni Settanta a oggi i friulani più
numerosi e gli sloveni, più agguerriti, collaborarono
a un comune risorgimento. Nel 1999, la legge 482 accomunò
entrambi in un unico riconoscimento. Così, se nel consiglio
regionale poteva anche accadere che alcuni consiglieri sloveni
difendessero la causa della minoranza friulana, poteva anche
succedere che a marciare e a manifestare per la scuola bilingue
di San Pietro al Natisone ci fossero anche dei friulani. Purtroppo
lo Stato italiano, maestro nel divide et impera,
in questi ultimi tempi, è riuscito a creare altre barriere
tra friulani e sloveni. Mentre agli sloveni ha concesso, sebbene
decurtati, i finanziamenti previsti dalle leggi statali, ha progressivamente
ridotto le risorse per la comunità friulanofona, forte
di 500-600 mila persone, fino quasi ad azzerarla. E anche lamministrazione
Tondo non ha certo fatto di meglio. Da una parte ha assunto comportamenti
omissivi e persecutori con la comunità friulana paralizzando
la legge 29 del 2007 per cinque anni e dallaltra, per bocca
dei suoi assessori, criticato i troppi soldi previsti per la
tutela, favorendo anche le polemiche sulle varietà dello
sloveno. Di conseguenza lalleanza tra friulani e sloveni
che aveva portato al riconoscimento dei rispettivi diritti, sta
mostrando segnali di debolezza che non possono non preoccupare.
Da una parte assistiamo alle dichiarazioni di certi circoli sloveni
che affermano, essere la loro lunica vera minoranza linguistica
di questa regione. E sul versante friulano si leggono le sconsiderate
considerazioni sui troppi soldi erogati agli sloveni (come se
questi soldi, tolti agli sloveni che hanno tutti i diritti di
averli, potessero entrare nelle nostre tasche), oltre a sostenere
quanti negano la slovenità delle varietà parlate
nella Slavia friulana. È dunque importante che da parte
friulana finiscano gli attacchi contro gli sloveni sia sul fronte
dei fondi ottenuti (in ogni caso insufficienti a garantire pienamente
i diritti di questa comunità), sia per quanto riguarda
la loro appartenenza linguistica (ognuno è libero di sentirsi
ciò che vuole, ma scientificamente non vi sono dubbi sul
fatto che le varietà linguistiche parlate in provincia
di Udine sono slovene). Sarebbe altrettanto auspicabile, nel
comune interesse, che gli sloveni di questa nostra regione, intervenissero
con i loro rappresentanti in favore dei diritti costituzionali
della comunità friulana. Perché i friulani sono
sì numerosi, ma molto divisi e soprattutto non possono
purtroppo contare sulla forza persuasiva dei loro attuali rappresentanti
nelle assemblee legislative. (Remo Brunetti - Cavazzo Carnico)
- 25 gennaio
2013 - Messaggero Veneto - Il console sloveno esterna - A Resia il
sindaco sinfuria del 9 gennaio scorso mi viene a primo
acchito di esclamare: un sindaco veramente con le p...le! (non
sono aduso ad espressioni forti e/o volgari). Merita veramente
il sindaco Chinese tanti complimenti! Quello che ho già
avuto modo di evidenziare con lettere gentilmente pubblicate
su questo nostro quotidiano ha un sintetico e pertinente riscontro
nellarticolo in questione: le valli di Resia, del Torre
e del Natisone sono state turlupinate con lescamotage della
legge 38/01 della quale è stata (ab)usata la seconda opzione
della richiesta sottoscritta da almeno un terzo dei consiglieri
comunali, mentre la prima era quella che prevedeva una sottoscrizione
benché minoritaria dei cittadini interessati. Comunque
in entrambi questi casi, peggio quello dei consiglieri comunali
il cui compito è quello della normale amministrazione
e non quello di sostituirsi alla gente specie sui grandi temi
come quello etnico-linguistico, cè la prevaricazione
della maggioranza: quindi antidemocrazia. Poi si è arrivati,
omettendo quasi sempre la dizione linguistica, a
considerare quei paesi di confine parlanti un idioma slavo, differente
addirittura da vallata a vallata e affatto assimilabile alla
lingua slovena classica, come vera e propria minoranza slovena.
Con ciò provocando labuso e la prevaricazione da
parte di massime autorità slovene che le considerano così
di fatto, avallandoli con visite e richieste strampalate, ritenendo
quindi il Friuli orientale come una vera propaggine del territorio
sloveno. Ecco perché si arrogano (quelle autorità)
il diritto di sentirsi a casa loro quando fanno gite o escursioni
nei paesi confinanti, comè successo qualche mese
fa con la vicepremier slovena che si sentiva in visita
di Stato a quelli che considerano propri sudditi non solo
linguisticamente. Il console sloveno Rupel ha abusato di una
funzione che non gli compete, così come fanno alcune massime
autorità slovena che come lui vengono nelle nostre valli
di confine senza peraltro che nessuna delle nostre autorità
faccia la benché minima obiezione. Cè solo
da augurarsi che alle primissime elezioni regionali svegli qualcuno
e batta i pugni sul tavolo per difendere litalianità
del Friuli orientale! (Lidio Buttolo - Lusevera)
- 19 dicembre
2012 - Messaggero Veneto - Trusgnach contro la spesa per la cartellonistica
bilingue -
Ancora battibecchi in tema linguistico, in Comune di Drenchia.
Luca Trusgnach, consigliere migrato dalla maggioranza all'opposizione
proprio per divergenze di veduta - con la giunta del sindaco
Mario Zufferli - in materia di tutela dello sloveno, riparte
alla carica. Sotto accusa, questa volta, la decisione (formalizzata
dall'esecutivo nell'ultima seduta) di chiedere alla Regione un
contributo di 14.300 euro per l'acquisto di cartellonistica bilingue
da posizionare sul territorio comunale. "Stante la difficilissima
congiuntura economica - commenta Trusgnach -, auspicavo che si
usasse il buon senso, dirottando le richieste di finanziamento
su settori più utili alla collettività. A breve
- aggiunge - si riuniranno i sette sindaci della nascente Unione
dei Comuni delle Valli. Sarà un momento decisivo per la
stesura dello statuto e per la scelta della denominazione dell'ente,
e proprio il sindaco Zufferli potrebbe rappresentare l'ago della
bilancia. Appoggerà gli amministratori di centrodestra,
area politica con la quale si presentò in campagna elettorale,
o svolterà a sinistra, votando a favore dello sloveno
nello statuto e nella denominazione dell'Unione? Chiedo chiarezza".
Da Zufferli, però, arriva un secco "no comment".
(l.a.)
- 7 ottobre
2012 - Messaggero Veneto - Novelli (Pdl): troppi soldi per la minoranza
slovena -
Pioggia di soldi sulle minoranze slovene? Diatriba di vecchia
data, che il consigliere regionale del Pdl Roberto Novelli riaccende,
adesso, con input: avviare un tavolo di confronto per capire
come i finanziamenti ex legge 38/2001 vengano utilizzati e se
il territorio, nel suo insieme, ne tragga reali benefici. Sul
tema uninterpellanza, appena presentata al presidente della
Regione Renzo Tondo e allassessore competente: «Nei
tempi della spending review dice Novelli è
doveroso che i sacrifici investano tutti i cittadini, nella maniera
più equa possibile. La minoranza slovena sembra godere
di contributi statali per complessivi 17 milioni di euro, di
cui 2,5 destinati, pare, alleditoria e 4,5 alle trasmissioni
Rai in lingua slovena. Una cifra ingente, se consideriamo che
la comunità slovena in Friuli Venezia Giulia dovrebbe
essere composta da circa 50mila soggetti. Chiedo dunque al presidente
quale sia lesatto ammontare dei contributi annui riservati
alla comunità slovena, la cifra degli eventuali fondi
provenienti dalla Slovenia con relative destinazioni
nonché quali siano le iniziative che si intendono intraprendere
per garantire un uso razionale, e non distorto, delle risorse».
(l.a.)
- 21 settembre
2012 - Messaggero Veneto - Dorbolò chiede chiarezza sul bilinguismo
- Polemica
strumentale. Fabrizio Dorbolò, esponente dellassemblea
dellUnione montana del Natisone, taccia i due assessori
di Drenchia che hanno sollevato il caso della dicitura bilingue
sul gonfalone dellUnione stessa e il consigliere
regionale del Pdl Roberto Novelli, che ha dato man forte
di atteggiamenti semplicemente e puramente propagandistici. «In
luglio spiega avanzai, a nome del centrosinistra
delle Valli del Natisone e ai sensi delle leggi di tutela, la
proposta di denominazione bilingue dellUnione. In tale
circostanza solo il sindaco di Stregna, Mauro Veneto, manifestò
contrarietà allinserimento dello sloveno nella statuto,
suggerendo piuttosto lutilizzo del Natisoniano. Altri amministratori
dellarea di centrodestra si erano invece detti possibilisti,
e in linea di massima concordi. Agli inizi di settembre pure
il primo cittadino di Drenchia ha condiviso lipotesi. Lunico
contrario è rimasto Veneto. Ma due settimane più
tardi tutto è stato rimesso in discussione. Perché?
domando. Chiedo chiarezza». (l.a.)
- 18 settembre
2012 - Messaggero Veneto - Scoppia il caso dello sloveno sul gonfalone
- Lingua
slovena, sul gonfalone dellUnione dei Comuni delle vallate
del Natisone? Scoppia il caso. Scoppia con tempismo perfetto,
da bomba a orologeria, posto che proprio ieri è iniziata
fra Cividale, il suo entroterra e le valli del Torre
una visita istituzionale del vicepremier della repubblica di
Slovenia Ljudmila Novak, che si tratterrà in loco fino
a questa sera. Leventualità della dicitura in sloveno
(Gorska Unija Nediske Doline) è stata prospettata da un
periodico locale, che facendo esplicito riferimento allamministrazione
di Drenchia ha scatenato le ire di due suoi esponenti, gli assessori
Luca Trusgnach e Francesco Romanut: «Si è detto
protestano gli interessati che la nostra amministrazione
si è fatta promotrice dell'iniziativa della denominazione
bilingue. Ci dissociamo totalmente: non siamo mai stati interpellati
in merito e non abbiamo sottoscritto alcun documento presentato
dal sindaco (o suo delegato) dellUnione. Anzi: ci dichiariamo
contrari allinserimento dello sloveno nello statuto e chiediamo
che, invece, si adotti il natisoniano, il nostro dialetto».
Si unisce al battibecco il consigliere regionale del Pdl Roberto
Novelli, che della delicata questione (bi)linguistica ha fatto
un suo cavallo di battaglia e che per loccasione scomoda
George Clooney, adattandone un celebre spot: «No money
no sloveni. Le organizzazioni più rappresentative della
comunità slovena, la Sso e la Skgz, esortano ad evidenziare
negli statuti delle nascenti Unioni montane l'identità
nazionale slovena della popolazione valligiana. Sono sempre più
convinto del fatto che il continuo tentativo di azzerare la parlata
del posto, sostituendola con lo sloveno, sia legato alle valanghe
di denaro che arrivano alle minoranze, tutelate da leggi che
le ricoprono di soldi». I centri delle vallate del Natisone,
intanto, stanno dunque ricevendo la vicepremier: il tour ha già
toccato San Pietro al Natisone, il Comune di Drenchia, Tercimonte
e la grotta di Antro, oltre che la sede della Comunità
montana. Oggi la Novak sarà ricevuta, alle 9, dal sindaco
di Cividale Stefano Balloch; quindi trasferimento a Lusevera,
per visitare il museo etnografico; infine Taipana e Prossenicco.
(l.a.)
- 27 agosto
2012 - Messaggero Veneto - Comunità slovena, un rilevamento è
indispensabile -
Non avendo dei dati certi, ma solo dei numeri probabili e immaginabili,
perché sfuggono a un controllo certo e accettabile, ci
si chiede perché mai la Regione Fvg non propone un programma
capace di indire un rilevamento referendario per accertare, una
volta per tutte, che da quel rilevamento emerga un effettivo
dato certo sul numero degli appartenenti alla comunità
nazionale slovena, residenti oggi in Regione Friuli Venezia Giulia.
Sarebbe opportuno quindi computare questa appartenenza, non solo
per distinguere leffettivo numero di analogia con la minoranza
nazionale slovena, ma anche per leggere la tangibile dichiarazione
di appartenenza reale a tale minoranza. Il referendum è
uno strumento per mezzo del quale si chiede al cittadino di fornire
il proprio parere, quindi il proprio specifico oggetto, in questo
caso la dichiarazione della propria appartenenza. La Costituzione
italiana prevede numerosi tipi di referendum, larticolo
123 comma 1, stabilisce che gli statuti regionali regolino lesercizio
del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della
regione. Sarebbe quindi necessario indire questo tipo di referendum
per avere finalmente dei dati certi per impostare al meglio un
rapporto a favore di queste minoranze, chiarire di conseguenza
chi effettivamente è minoranza dichiarata e non come oggi,
quindi nella situazione attuale, che si vuol far passare per
minoranza chi non è, non vuole e non si dichiara di esserlo.
Visto che la Commissione per le nazionalità del Parlamento
sloveno ha deciso di sollecitare il governo di Lubiana per la
conta delle minoranze ungherese e italiana, uno studio, un sondaggio
o un indagine purché emerga un dato certo degli appartenenti
alla comunità nazionale italiana e ungherese, oggi residenti
nella Repubblica di Slovenia, perché mai non lo potrebbe
fare (quindi, noi) anche la Regione Fvg? Problemi? Non credo.
Chiarezza? Effettivamente sì. (Franco Di Lenardo Turan
- Resia)
- 13 maggio
2012 - Messaggero Veneto - Resia è pronta alla disubbidienza civile
- Nel 2010 il Comune ha votato per uscire dalla legge sulla minoranza
slovena. «Tondo non ci ascolta» - Monta la protesta per
la mancata esclusione del Comune dai territori considerati di
minoranza linguistica slovena, come previsto dalla legge nazionale
38 del 2001. A farsi portavoce dei malumori della popolazione
locale, che vorrebbe un riconoscimento in quanto resiana,
è lassociazione Identità e tutela Val Resia,
attraverso il suo presidente Alberto Siega: «Nellagosto
del 2010 spiega il consiglio comunale di Resia
aveva deliberato a larga maggioranza una mozione per luscita
dalla legge 38/01 o per una sua modifica, per giungere così
al rafforzamento duna tutela per la sola minoranza etnica
resiana. Purtroppo, alla data odierna, nulla è stato fatto».
Per Siega la responsabilità di questa mancata azione è
del presidente della Regione Renzo Tondo: «Non avere ancora
agito in seguito a quella delibera continua Siega
è un atteggiamento colpevole e ingiustificabile, anche
alla luce dei continui e numerosi tentativi di applicare la legge
nella sua interezza (il rilascio della prima carta didentità
bilingue italiano-sloveno ne è un esempio, ndr). A nostro
giudizio cè dunque una grave responsabilità
da parte della giunta regionale, che non ha attuato quanto invece
avrebbe dovuto in seguito a un preciso voto. Ciò stride
ancor più se consideriamo che é stato lo stesso
Renzo Tondo, presidente della Regione, a promettere, a inizio
legislatura, di rivedere e di modificare la legge 38. Non aver
voluto nemmeno costituire un Centro di ricerca per
dare soluzione al problema venutosi a creare con lingiusta
inclusione del Comune di Resia nella tabella di minoranza slovena
precisa Siega ha di fatto privato i resiani della
loro identità, dando loro una falsa nazionalità,
quella slovena». Da qui la scelta di attuare una sorta
di disubbidienza civile contro listituzione regionale:
«Delle promesse non mantenute, del disinteressamento totale,
degli appelli inascoltati rivolti non solo a Tondo e alla sua
giunta, ma a diversi uomini politici di vari schieramenti, Identità
e tutela Val Resia spiega Siega ne terrà
debito conto, e al momento opportuno avvierà una protesta,
una vera e propria trasgressione al voto: inviteremo
i nostri soci e tutti i compaesani di Resia e della regione,
nonché gli amici delle valli del Torre, Cornappo e Natisone,
a far verbalizzare, in sede di seggio elettorale, il proprio
disappunto sullinclusione nella minoranza slovena di queste
terre italiane e friulane, per cultura e tradizioni». (a.c.)
- 1 maggio
2012 - Messaggero Veneto - Lettere - La minoranza e la sanità - «Un problema veramente
preoccupante e di difficile soluzione grava sul comune di Cividale
del Friuli: sembra infatti che non sia possibile rinnovare, o
richiedere, il duplicato delle carte didentità bilingui
scadute. Quattro consiglieri di minoranza si sono attivati e
hanno predisposto uninterrogazione alla giunta comunale
per assicurare e rendere effettivo il diritto dei cittadini residenti
a Cividale» a ottenere i documenti di carattere personale
in versione italiana e slovena. Quanta sollecitudine nei confronti
della minoranza slovena che risiederebbe a Cividale, che è
protetta e avvantaggiata dalle norme previste dalla legge 38/2001!
Dico risiederebbe, perché, in effetti, non si sa quale
sia la sua consistenza: gli sloveni non vogliono essere censiti,
come invece è stato fatto, in Slovenia e Croazia, per
conoscere lentità della minoranza italiana, in Austria
per quella slovena e in Alto Adige per quelle tedesca, italiana
e ladina. Cividale del Friuli è stata inserita nella lista
dei comuni in cui tradizionalmente è presente
la minoranza slovena in maniera, a dir poco, ridicola. Le motivazioni
addotte e recepite immediatamente dal Comitato paritetico, presentate
da otto consiglieri comunali, fra cui anche uno della maggioranza
di allora, sono: limportanza del Mittelfest, lingresso
della Slovenia in Europa e leventuale realizzazione di
un ospedale transfrontaliero. Queste le motivazioni, ma gli sloveni
a Cividale sono tradizionalmente presenti, come chiede la legge
38/2001 e quanti sono? Perché non si può conoscerne
lentità? Pensate un po... i Comuni non possono
fornire dati riguardanti il rilascio delle carte didentità
della minoranza nazionale slovena! Non è una curiosità
così banale la mia, perché voglio ricordare che
questa minoranza ha dei vantaggi economici veramente notevoli.
Pochi sono al corrente che alla minoranza slovena del Fvg sono
elargiti, annualmente, per legge, dallo Stato italiano fondi
per 10 milioni di euro, cui si aggiungono quelli della regione
Friuli Venezia Giulia, delle province di Trieste, Gorizia e Udine
e della Slovenia. Non a tutti è noto che la scuola bilingue
di San Pietro al Natisone può disporre di mezzi economici
che le scuole italiane nemmeno sognano! E allora è giusto
che la minoranza slovena, di cui non si conosce lentità,
possa godere, in tempi di crisi economica, di tanto denaro, mentre
tutti gli altri tirano la cinghia? E se fossero poche migliaia
in tutta la regione, perché dovrebbero godere di tutto
quel denaro, mentre le associazioni del Friuli Venezia Giulia
ricevono solo spiccioli? Perché tanta preoccupazione da
parte dei quattro firmatari dellinterrogazione per una
minoranza fantasma e non per i problemi che riguardano tutta
la comunità? Mi domando infatti che fine ha fatto la Commissione
per la Sanità, voluta dalla minoranza, quali passi ha
intrapreso per salvaguardare il nostro ospedale, perché
non rende noto alla cittadinanza se la sera, dopo le 20, dovremo
recarci al Pronto Soccorso di Udine per qualsiasi intervento
(non so se è capitato a qualcuno di aver bisogno del Pronto
Soccorso di Udine, di giorno o di notte...), se ci manderanno
di nuovo allospedale di San Daniele per i ricoveri e così
via. Bisognerebbe martellare non solo la giunta comunale con
le interrogazioni, ma anche incalzare il direttore regionale
della sanità, le giunte provinciale e regionale, promuovere
manifestazioni, indire dibattiti! Non vorrei che il piano regionale
della sanità fosse presentato in zona Cesarini,
quando, cioè, non si può più fare niente
per modificarlo! Ecco, a me pare che i problemi che riguardano
la comunità dovrebbero avere la priorità nelle
interrogazioni e nelle proposte di soluzione e, solo successivamente,
ci si potrebbe occupare del grave problema del rinnovo
dei documenti bilingui della numerosa (qualche decina,
forse?) di sloveni che vivono a Cividale del Friuli. (Piera
Specogna - Cividale del Friuli)
- 14 marzo
2012 - Messaggero Veneto - Alcune considerazioni sulla questione resiana
- Per
un resiano era un evento da non perdere. Per circa due ore la
questione resiana è stata dibattuta in diretta sul canale
Free Tv. Le mie impressioni, a caldo, non sono state delle più
felici, pur tuttavia dando tutta la mia solidarietà, lappoggio
e il sostegno alle due persone: Gilberto Barbarino e Giuseppe
Silvestro, la parte che sosteneva e difendeva le ragioni, i pensieri
e le logiche dellidentità e tutela della Val Resia.
Non altrettanto devo dire, obiettivamente e realisticamente,
per gli interventi, della controparte. In questa occasione si
sono presentati in tre: Igor Cerno, consigliere comunale del
comune di Lusevera, spero che sia intervenuto a titolo personale
e non come rappresentante della comunità dei luseveresi;
Jole Namor, direttore del settimanale Novi Matajur, che inizialmente
ha fatto dei distinguo con i resiani presenti, forse voleva degli
interlocutori allaltezza del suo rango e, dulcis in fundo,
lintellettuale della lingua resiana, il resiano-pro sloveno
Sandro Quaglia, ognuno per la propria parte, ma soprattutto per
rivendicare alla Val Resia una appartenenza astratta e assurda,
cioè quella che i resiani parlano un dialetto sloveno
e che in merito di tale particolarità sono, di conseguenza,
anche considerati di discendenza slovena. Questo dibattito, se
non per informare lopinione pubblica e a vagliare una questione
di natura etnica e linguistica, dopo aver analizzato ed esaminato
a fondo largomento, frutto delle controversie, non ha prodotto
situazioni migliori e alla fine ognuno se ne è tornato
a casa con gli stessi concetti e preconcetti iniziali. Ci vogliono
accostare, ci ordinano di fare, ci vogliono educare, istruire
e insegnare, così da farci esprimere, nella nostra lingua,
con una parlata colta, letterata, indottrinando il nostro essere
e il nostro sapere. Dopo ben 1400 anni che la lingua, il resiano,
è stato tramandato oralmente, senza alterazioni significative.
Siamo allassurdo, e a un irrazionale e sciocco pensiero
di deviazione e di irresponsabile inganno e raggiro per la nostra
etnia. Ci voleva poi un consigliere comunale del comune di Lusevera,
sostenitore del nostro compaesano, o per meglio dire valligiano,
Sandro Quaglia, a illustrarci, o più adeguatamente spiegare
e interpretare, quella assurda legge 23 febbraio 2001, numero
38 - «Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena
della regione Friuli - Venezia Giulia», che lavvcato
Silvestro ha definito con altri termini e locuzioni. E
stata mossa poi, sempre dai tre, una critica, quasi un rimprovero
perché, a differenza di altri comuni con una minoranza
linguistica slovena, che a Resia non esiste e non è mai
esistita, perché il comune di Resia non ha ancora attuato
e istituito una scuola bilingue: italiano-sloveno, così
come prevede lattuazione della legge 38/2001. Cè
stata poi una mezza inversione di marcia e Jole Namor, sempre
se ho ben capito e inteso, ha di fatto ratificato il suo pensiero
con un forse si potrebbe istituire a Resia una scuola bilingue:
italiano-resiano. Per tutta la trasmissione ha dimostrato un
certo interesse anche landamento del sondaggio promosso
dalla trasmissione televisiva. La domanda era: il resiano è
da considerarsi una lingua a se stante o un dialetto sloveno?
Alla fine della trasmissione il sondaggio ha dato questo responso:
86,5% il resiano come lingua e 13,5% il resiano come dialetto
sloveno. Mi sembra abbastanza chiaro e netto il divario. Un pensiero
significativo vorrei rivolgere a due persone, in questo dibattito
contrapposte: la prima persona è lavvocato Silvestro,
di origine siciliana che ha sposato la causa resiana con passione
e determinazione al di sopra di ogni aspettativa e che sta portando
avanti la nostra lotta e la sua battaglia con sincero e appassionato
impegno, laltra persona è Sandro Quaglia, resiano,
di madre lingua resiana, un indecifrabile personaggio che forse
vive una realtà resiana totalmente astratta e generica,
e che, in un certo qual modo, ha deluso le aspettative dei resiani
sposando una causa totalmente diversa da quella che ogni resiano,
o che si ritiene tale, si aspetta e che si sente tradito nella
causa, nella sua storia e nella sua identità. La questione
resiana, la sua minoranza linguistica e la sua minoranza etnica,
sono argomenti che riguardano esclusivamente la popolazione della
Val Resia, le intromissioni esterne sono invece abusive, illecite
e illegali nel prendere posizioni controverse e nellinterporsi
nel caso improprio.
- 9 febbraio
2012 - Messaggero veneto - Tutela della cultura: presidio per le donne denunciate
- Lassociazione
Identità e tutela val Resia si rinnova e continua
a dare battaglia per la tutela del patrimonio storico, culturale
e linguistico di Resia. Nei giorni scorsi il sodalizio ha rinnovato
le cariche sociali, dando appuntamento a soci e simpatizzanti
il 13 febbraio a Pontebba, davanti alla sede del Giudice di pace,
per un presidio a sostegno delle donne resiane che sono state
denunciate per aver protestato contro la consegna della carta
didentità bilingue italiano-sloveno. «Abbiamo
organizzato una manifestazione chiarisce Alberto Siega,
presidente dellassociazione con lintento di
far conoscere il nostro dissenso per lingiusta imposizione
di minoranza slovena al popolo resiano. Vogliamo
ribadire chiosa litalianità della
nostra gente e della nostra terra». Con Siega resta nel
direttivo anche la segretaria Alessandra Manzini. New entry invece
la vicepresidente Anna Di Floriano oltre ai revisori dei conti
Carlo Altomonte, Mario Di Lenardo e Dino Di Lenardo. A loro si
affiancherà, per i prossimi anni, un nutrito gruppo di
consiglieri. (a.c.)
- 21 dicembre
2011 - Messaggero Veneto - Convegno - Unipocrisia politica - Echi ed effetti
del Risorgimento e dellUnità dItalia sul confine
orientale, convegno organizzato dallIstituto per
la cultura slovena a San Pietro al Natisone con la partecipazione
dello scrittore Boris Pahor, leggo che si coinvolge anche nel
tema la Slavia friulana. A parte il fatto che la Slovenia occupa
una parte dellIstria, che è stata un obiettivo dellUnità
dItalia, rimane, a mio avviso, in ogni caso unipocrisia
politica di chi con convegni e congressi, in sostanza, appoggia
la minoranza slovena presente in Friuli. Mi scuso per lintrusione.
Lesistenza, lo ripeto, di una lingua madre, che in questo
caso non è lo sloveno, è un segno importante di
un popolo. Come insegna la glottologia è anche il suo
naturale orgoglio. Se la si priva a chi la possiede, imponendo
unaltra lingua, è un delitto sociale. Lisola
etnica slavofona del Friuli, che è riuscita a preservare
la propria originaria parlata da ogni inquinamento, preserva
così anche la propria identità storica da influenze
estranee al suo iter storico. Nel Ricerche, contenute
nel suo Languages in Contact anche lo studioso dei
linguaggi Uriel Weinreich sostiene il sacrosanto diritto di vivere
nella propria tradizione e di parlare la propria lingua originaria.
Quindi la ventilata ipotesi di appartenenza della lingua nella
Slavia friulana allo sloveno, rientra al solito in una sterile
polemica anche quando è camuffata in convegni di studio.
Che la Slavia Friulana abbia scelto di vivere in simbiosi con
il Friuli e lItalia è un fatto dimostrato. La diversità
slavo-friulana nella fascia del Friuli orientale, è unisola
di un linguaggio che, semplicemente, ha resistito a ogni inquinamento,
dove si pratica la triglossia (lingua madre, friulano, italiano)
riconosciuta anche dallAslef (Atlante storico-linguistico-etnografico
friulano). Daltra parte, non è pure il Friuli una
provincia a sé stante? Lo scriveva già un anonimo
viaggiatore nei secoli XIII e XIV: «... nec latinam linguam
habet, nec sclavicam, neque theotonicam, sed jdioma proprium
habet...». (Nello San Gallo - Udine)
- 4 dicembre
2011 - Messaggero Veneto - Striscioni («Bilinguismo=Opportunismo»),
canti (inno nazionale più slogan musicati) e proclami
per gridare le proprie ragioni: Fiamma tricolore-Destra sociale
ha manifestato, ieri mattina, davanti alla sala consiliare del
municipio di San Pietro, teatro di un convegno promosso dallIstituto
per la cultura slovena e incentrato sullapproccio dei popoli
della Slavia friulana al processo di unificazione dellItalia.
Le richieste, in estrema sintesi: censimento della minoranza
slovena residente in provincia di Udine; sospensione di ogni
finanziamento alle associazioni slovene e riconoscimento, da
parte dello Stato e della Regione, delle parlate protoslave esistenti
nelle vallate del Natisone. Questioni e ruggini di vecchia data,
insomma: «La crisi continua, ma solo per gli italiani -
ha tuonato il gruppo di contestatori -. Lo Stato, infatti, non
ha tolto un euro agli stanziamenti per la minoranza slovena,
concedendole, come nel 2010, 7.416.400 euro nonché un
contributo straordinario di 50 mila euro per maggiori oneri relativi
a manutenzione e gestione della scuola bilingue di San Pietro».
Finale tra i fischi, con Fiamma tricolore respinta
della sala consiliare, dove si era infilata intonando Fratelli
dItalia. (l.a.)
- 20 settembre
2011 - Messaggero Veneto -
Causa tra
resiani: tutto fermo Intanto un sit-in di protesta - Avevano annunciato la
loro presenza fuori dagli uffici del giudice di Pace di Pontebba.
E così hanno fatto, presentandosi ieri mattina davanti
al municipio, in piazza Garibaldi. Una trentina di resiani, chiamati
a manifestare dallassociazione Identità e
Tutela Val Resia, hanno voluto dimostrare la propria vicinanza
alle tre donne citate a giudizio per i reati di ingiuria e minaccia.
Una vicenda che ha fatto andare su tutte le furie coloro che,
in questi anni, stanno tentando di ribadire litalianità
di Resia, e che leggono tale denuncia come un tentativo di screditare
la loro credibilità per consegnare Resia nelle mani della
Slovenia. A causare tutto, il rilascio della carta didentità
bilingue nel luglio 2010 a Resia. Proprio quel giorno un gruppo
di cittadini aveva organizzato un presidio davanti al municipio
per manifestare la propria contrarietà a quella che consideravano
una provocazione finalizzata a svilire litalianità
di Resia. In quelloccasione, Gabriele Cherubini, dopo aver
ricevuto la carta didentità, sarebbe stato oggetto
di minacce e ingiurie da parte dei manifestanti, costringendolo
a sporgere denuncia nei confronti di Anna Di Floriano, Orietta
Di Lenardo ed Erica Di Lenardo. Ieri il gruppo di Resia è
stato fatto entrare nellaula del consiglio di Pontebba,
e il Giudice di Pace, sottolineando come ludienza riguardasse
soltanto la querela per ingiurie e offese, non ha voluto entrare
nel merito delle questioni linguistiche ed etniche. Le parti
in causa hanno cercato di trovare un accordo, ma visto il fallimento
del tentativo, ludienza è stata riconvocata al 13
febbraio 2012. Chiara la posizione dellavvocato Giuseppe
Silvestro: «A Resia il 99% della popolazione si sente resiana,
friulana e italiana, non slovena. Per questo il fatto di essere
stati inseriti tra i territori di minoranza slovena non solo
è un falso storico, ma è una truffa verso lo Stato
e la Regione, che continuano ad elargire contributi per qualcosa
che non esiste. E quando la popolazione locale si è accorta
di questo inganno ha precisato lavvocato Silvestro
è scesa in piazza per protestare». (a.c.)
- 24 agosto 2011 - Messaggero Veneto -
Lettere - lingue minori - Unassurda istituzione
- Leggo
nella cronaca regionale sul Messaggero Veneto del 2 agosto larticolo
in grassetto titolato «Friulano in Consiglio. Basta traduzioni».
Conclude linterpellanza del triestino Camber: «Il
servizio (di interpretariato in aula dal costo annuo di ventimila
euro sia per il friulano sia per lo sloveno) è risultato
oggettivamente inutile, in quanto tutti i consiglieri parlano
in italiano». Sembra che questo consigliere regionale abbia
scoperto lacqua calda; così almeno potrebbe apparire
anche alluomo della strada, digiuno di politichese quale
io mi ritengo, che si meraviglia sul come sia possibile che in
un consesso pubblico italiano esista un servizio di traduzione
in friulano e sloveno. Eppoi si legge in questi giorni che uno
straniero debba sostenere, per ottenere la cittadinanza italiana,
un esame sulla conoscenza della nostra lingua; ma allora nel
consesso regionale triestino ci sarebbero stranieri diventati
cittadini italiani perchè conoscono lidioma di Dante?
Ma buttiamola in ridere o meglio in piangere perché in
Italia ovunque cè una pubblica assemblea (elettiva)
è fin troppo ovvio che si deve usare esclusivamente la
lingua italiana lasciando luzzolo della tutela del proprio
linguaggio solo in ambito socio-familiare. In piccolo si sta
riproponendo una cosa analoga con lassurda istituzione
del cosiddetto sportello sloveno nei comuni del confine
orientale friulano. Pensate un po che anche nel mio natio
comune di Lusevera cè ora un addetto a questo sportello
(?!?) quando è risaputo che la nostra parlata po-nasin
è inintelligibile non solo perchè tramandataci
dagli avi esclusivamente col linguaggio orale, ma soprattutto
con le limitrofe genti di Resia e delle Valli del Natisone e
peggio ancora con quelle doltre confine. A Vedronza - sede
comunale di Lusevera - è rimasta lanagrafe e la
segreteria - protocollo perché tutto il resto è
stato trasferito nel comune capofila di Nimis (però è
rimasto il sindaco e ben quattro - ripeto quattro - assessori!);
ora cè un ragazzo, addetto allo sportello
bilingue, il quale non dovrebbe trovare lavoro di traduzione
appunto perché tutti i valligiani dellalto Torre
usano la lingua italiana ove va usata e il friulano nellambiente
relazionale e abitualmente adoperano il proprio idioma nelle
relazioni sociali paesane e in famiglia. Meraviglia poi il fatto
che quello sportellista è consigliere comunale,
quindi anche dipendente comunale, ma pure nipote del sindaco.
Vacci a capire qualcosa o se anche a Vedronza dovranno come a
Trieste istituire un servizio di traduzione italo-sloveno; ma
questo non basterebbe perché tra litaliano e lo
sloveno cè il po-nasin, quindi necessiterebbe uno
sportello trilingue! (Lidio Buttolo - Lusevera)
- 28 luglio
2011 - Messaggero Veneto - lettere - Mittelfest
e identità - Il
tema del Mittelfest 2011 era Nazioni e Identità.
Un tema vasto che, tenendo conto dei programmi degli anni passati,
si sarebbe dovuto sviluppare nellambito delle nazioni dellEuropa
a noi più vicina. Questanno no. Dal programma noto
che sono stati aggiuntispettacoli dalla Russia alla Cina, allArmenia,
ma anche alla nostra Puglia, che con la Mitteleuropa non avrebbero
molto da spartire. E allora mi viene in testa un problema che
ci riguarda, che è come un tarlo che da anni mi tormenta:
ma anche noi, cividalesi e abitanti delle Valli, abbiamo unidentità
ben precisa, che deriva da una storia lunga secoli che, però,
qualcuno ha deciso che deve essere modificata. Chi
è quel qualcuno? Quel qualcuno
sono i politici, i politici che hanno deciso per legge che a
Cividale e nelle Valli del Natisone e di Resia esiste la minoranza
slovena. A Cividale, si chiederà stupito qualcuno, cè
la minoranza slovena «tradizionalmente presente»?
Sì, proprio anche a Cividale, perché così
hanno deciso che fosse alcuni consiglieri comunali, con motivazioni
che nulla hanno a che vedere con una presenza tradizionale di
tale minoranza, ma che il Comitato Paritetico ha immediatamente
fatto propria. E così, quando la legge 38/2001 sarà
integralmente applicata, avremo il piacere di vedere
che sul nostro gonfalone campeggerà, sotto la scritta
ricamata Comune di Cividale del Friuli, non, come
uno si aspetterebbe, quella friulana, Comun di Cividat,
bensì quella slovena Opcina Cedad. Qualcuno
si domanderà cosa centra tutto questo discorso con
il Mittelfest? Centra, perché la Regione e la Provincia
di Udine, che sponsorizzano la manifestazione, non hanno preso
e non prendono posizione: permettono che la cultura, la lingua
e le tradizioni delle Valli del Natisone e di Resia sia snaturalizzate
e assimilate a quelle della Slovenia e che Cividale del Friuli,
città che ha dato il nome al Friuli, veda soppiantata
la sua natura friulana da quella slovena, della cui presenza,
nella sua bimillenaria storia, non cè traccia. E
allora, come si fa a finanziare un Mittelfest che tratta di Identità
e Nazioni? (Piera Specogna - Cividale)
- 19 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Lettere
- Resia - Dopo laffollata
manifestazione Pro Italia il consigliere regionale Baritussio
indica il percorso per soddisfare le richieste dei cittadini
- Minoranza resiana, per riconoscerla lunica via duscita
è cambiare la legge -
La scappatoia per evitare che Resia sia considerata un territorio
a minoranza slovena, può arrivare dalla stessa legge che
oggi è contestata dalla comunità locale: la 38
del 2001. A sostenerlo è il consigliere regionale Franco
Baritussio, che dopo aver promosso una norma di tutela per le
minoranze germanofone dellAlto Friuli, prende a cuore anche
la specificità resiana. Visto che la 38/2001 non prevede
meccanismi di uscita da parte dei comuni che vi hanno aderito
(e Resia è uno di questi comuni), per Baritussio è
necessario intervenire direttamente sullarticolo 5. «La
comunità resiana rileva Baritussio chiede
ormai da tempo di affermare la sua peculiare identità
attraverso riconoscimento in legge. Quando una legge regionale
deriva da una norma nazionale (è il caso della legge regionale
26/2007 che deriva dalla legge nazionale 38/2001), è dalla
legge madre che si deve partire. Per questo in una recente interrogazione
presentata allassessore De Anna aggiunge Baritussio
indicavo nellarticolo 5 della 38/2001 il punto in
cui si può intervenire affermando lidentità
della lingua resiana. Lo stesso articolo che dichiara la presenza
della comunità germanofona in Valcanale». Questo
articolo infatti, prevede «forme particolari di tutela
garantite alle popolazioni germanofone della Val Canale, tenendo
conto della situazione quadrilingue della zona, senza nuovi o
maggiori oneri per il bilancio dello Stato». Basterebbe,
in questo ambito, inserire anche lidentità resiana,
per garantire, da una parte lautonomia e la specificità
di questa minoranza, dallaltra la tutela a livello legislativo.
Una modifica che non innalzerebbe il resiano al pari delle altre
minoranze linguistiche del Friuli Venezia Giulia (tedesco, sloveno
e friulano), ma che permetterebbe alla comunità locale
di non sentirsi svilita per laccostamento alla minoranza
slovena. «Il plurilinguismo conclude il consigliere
regionale è per il Friuli Venezia Giulia una ricchezza.
Le identità e le peculiarità allinterno dello
stesso rappresentano, tuttavia, altrettanta ricchezza che non
deve essere né compressa, né demolita». Il
popolo resiano, come ha più volte messo in luce lassociazione
Identità e Tutela Val Resia, è consapevole
di avere unorigine affine al ceppo slavo, ma non sloveno.
Non a caso le caratteristiche della lingua, della cultura e addirittura
quelle genetica (come ha dimostrato un recente studio dellUniversità
di Trieste) dei resiani non trovano uguali in Europa. (a.c.)
- 18 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Resia in festa per l'Italia: «Non
siamo slavi» -
Nel giorno in cui tutta Italia ha festeggiato i 150 anni dellUnità,
la gente di Resia è scesa in piazza per denunciare labbandono
della Madrepatria. Perché in questa valle, per secoli
rimasta isolata dal resto del Mondo, si è sviluppata una
cultura ed una lingua uniche, che alcune leggi nazionali e regionali
tendono a svilire inglobandole nella minoranza slovena. Per questo
la comunità di Resia si sta ribellando, gridando a voce
alta la propria identità resiana e italiana. Erano un
centinaio le persone che ieri hanno percorso le vie del capoluogo
con i Tricolori listati a lutto: per loro la festa per i 150
anni dellUnità è stata vissuta come il tradimento
e labbandono dello Stato italiano e della Regione Friuli
Venezia Giulia nei loro confronti. «La Val Resia
si leggeva in uno dei tanti volantini distribuiti dai manifestanti
piange per la sua nazione Italia. Le becere leggi lhanno
dichiarata comunità nazionale slovena, sloveni in
Italia, svilendo la sua identità e offendendo il
sacrificio dei nostri padri, quasi tutti alpini della Julia».
In silenzio, tutti con una bandiera in mano, i manifestanti hanno
raggiunto il monumento ai caduti e qui, quasi volessero scusarsi
per quello che sta subendo la Val Resia, hanno deposto una corona
di alloro ai concittadini morti in guerra. Non prima di aver
intonato lInno di Mameli. «I nostri caduti
hanno commentato gli organizzatori della protesta, i componenti
dellassociazione Identità e tutela Val Resia
sono il sigillo della nostra appartenenza allItalia.
Resia è diventata italiana nel 1866 per libera scelta
e i suoi giovani hanno combattuto per la madre Patria ad Adua,
a Tripoli, sui fronti della Grande Guerra, in Abissinia, in Albania,
in Grecia e in Russia. E nel 1946, alla commissione alleata giunta
in valle, ha ribadito la sua italianità». Unappartenenza,
quella della gente di Resia allItalia, che è subito
visibile appena varcati i confini del Comune, con centinaia di
Tricolori appesi alle finestre delle case. Una tale concentrazione
di bandiere, in questi giorni, non cè in nessun
altro territorio di Valcanale e Canal del Ferro. «Vogliamo
che la nostra identità resiana sia riconosciuta e tutelata
spiega Alberto Siega . Non abbiamo nulla contro
la Slovenia, però è anti-storico considerare la
gente di Resia una minoranza slovena. Il nostro obiettivo è
difendere il nostro patrimonio culturale, linguistico e genetico,
e le attuali leggi dello Stato e della Regione (482/99 e 38/01)
non ce lo consentono. Per questo aggiunge Siega
chiediamo una specifica legge di tutela, nel rispetto della nostra
identità nazionale italiana e della nostra millenaria
storia e cultura, secondo gli odierni principi costituzionali
e le norme internazionali». Resia infatti, vorrebbe essere
riconosciuta come comunità storica di antico insediamento,
con lidentificazione del resiano quale lingua slava arcaica.
In caso contrario, lassociazione è pronta a mettere
in atto azioni eclatanti: «Fino ad oggi abbiamo sempre
agito nella legalità e nel rispetto conclude Alberto
Siega ma siamo pronti a comportarci diversamente se non
riusciremo a far valere i diritti della comunità resiana».
(a.c.)
- 15 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Cittadini a lutto: «Non siamo slavi»
- Bandiere listate a
lutto a Resia per festeggiare il 150° anniversario dellUnità
dItalia. É la provocazione dellassociazione
Identità e tutela Val Resia, che ha organizzato
una manifestazione per giovedì con lobiettivo di
«dimostrare il proprio dissenso e il dolore per la perduta
nazionalità italiana». Una protesta frutto dellinserimento
di Resia tra i comuni di minoranza slovena tutelati dalle leggi
regionali e nazionali. Durante la protesta di giovedì,
in programma dalle 15 alle 18 lungo le strade di Prato di Resia,
i manifestanti porteranno al braccio fasce nere e alzeranno bandiere
italiane listate a lutto. Per i componenti dellassociazione
infatti, che già erano scesi in piazza in occasione della
consegna, ad un residente, della carta didentità
bilingue (italiano-sloveno), lo Stato italiano e la Regione stanno
mettendo a rischio la tipicità resiana del territorio.
«Quel centinaio di resiani, caduti per il Tricolore nella
prima e nella seconda guerra mondiale afferma il presidente
del sodalizio, Alberto Siega non sarebbero felici di vedere
lattuale Resia inserita in una fantomatica minoranza slovena
ed i suoi abitanti definiti comunità nazionale slovena.
Non cè soltanto la politica che divide gli italiani,
ma anche una legiferazione che non asseconda lunione nazionale
bensì ne favorisce lo smembramento. Per noi cittadini
del Nord-Est, di Resia e della Slavia Friulana cé
ancora un motivo plausibile per festeggiare lanniversario?
Quando, appunto, cé in atto, grazie ad una illegittima
e incostituzionale legge emanata ad hoc, un evidente
e lucido progetto di annessione con conseguente perdita di identità
culturale e allontanamento dalla Madre Patria». Siega si
scaglia contro i rappresentanti politici italiani e sloveni:
i primi per non aver tutelato abbastanza le comunità resiane,
i secondi per il tentativo di far passare la Val Resia come territorio
sloveno: «Con esternazioni ed ingerenze arroganti, anche
da parte del Console sloveno in Italia, si proclama le suddette
terre di nazionalità slovena e si considera la popolazione
ivi residente come comunità nazionale slovena,
cioè sloveni in Italia. Pure il Primo Ministro sloveno,
nel 2010 - conclude Siega ha presentato una vibrata protesta
allOnu, reclamando lapplicazione della grafia slovena
nella toponomastica resiana». (a.c.)
- 3 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Minoranza slovena, Resia non ne vuole
proprio sapere - Continua
la mobilitazione di Resia per ottenere luscita del comune
dai territori compresi dalla legge 38 riservata alla minoranza
slovena. Nei giorni scorsi un gruppo di cittadini resiani si
è recato a Trieste a bordo di un bus messo a disposizione
dellassociazione Identità e Tutela Val Resia.
Obiettivo della trasferta, manifestare davanti al palazzo della
Regione, dove si stava svolgendo una riunione della Commissione
paritetica. «Non vogliamo afferma il presidente
del sodalizio Alberto Siega che Resia resti compresa tra
quei comuni dove si attuerà il bilinguismo (italiano-sloveno),
a tutela della minoranza slovena che non è e non è
mai stata presente nel comune di Resia. Inoltre la nostra manifestazione
prosegue mirava a sostenere litalianità,
la tipicità e lunicità delletnia resiana,
fortemente calpestata dallimposizione del bilinguismo (italiano-sloveno),
che retrocede la lingua resiana (unica e tipica nel mondo) a
dialetto sloveno. Ciò conclude Siega in
contrasto anche con i risultati della ricerca scientifica, condotta
da ricercatori del Burlo Garofalo di Trieste, sul genoma resiano
che è diverso da quello di ogni paese circostante».(a.c.)
- 1 febbraio 2011 - Messaggero Veneto -
Lettere - Resia - Ordini
di scuderia - Ho appena
letto con interesse lintervento del signor Alberto Siega,
presidente dellassociazione Identità e tutela della
val Resia, inerente a ciò che sta accadendo nella Slavia
friulana in merito alla forzata slovenizzazione di quei territori.
Egli nel suo intervento non si lamenta tanto del comportamento
delle correnti politiche che si rifanno al centro-sinistra italiano
e a certi ambienti cattolici, in quanto da sempre filoslovene,
ma piuttosto della reticenza sui problemi della tutela linguistico-culturale
riscontrata negli ambienti politici di centro-destra, ampiamente
e per ovvi motivi maggioritari nelle valli. Egregio signor Siega,
il suo intervento non è lunico che si riferisce
a questo grave problema. Sia lei sia altre persone lo avete spesso
rimarcato con precisione in numerosi interventi pubblicati su
questo giornale: mostrate tutti quanti spesso la stessa rabbia,
indignazione e stupore per questo stato di cose. Ebbene, io penso
che non ci sia proprio nulla di cui stupirsi, dato che questi
signori che voi avete votato in regione, cosa fatta del resto
anche da altri vostri corregionali, dopo aver preso i voti si
sono tranquillamente accomodati sulle loro sedie a prendere ordini
dalle loro centrali politiche, regionali o statali che siano.
Dei vostri problemi lor signori se ne infischiano bellamente,
diciamolo pure. Egregio signor Siega, qui ci sono precisi ordini
di scuderia piovuti da molto in alto che impongono per motivi
di politica internazionale che nelle vostre valli sia imposta
la presenza linguistica slovena al solo scopo di favorire la
vicina repubblica di Slovenia. LItalia è il secondo
partner commerciale della Slovenia, inoltre la Slovenia nellottica
strategica rivolta verso i Balcani, pur essendo uno Stato piccolo
riveste una fondamentale importanza come cuscinetto rivolto verso
le turbolenze delle regioni balcaniche e delle numerose spinte
migratorie, per non parlare poi di tutti i leghismi
e autonomismi che hanno in odio tutto ciò
che è Italia e siccome voi vi sentite orgogliosamente
di ceppo slavo, ma anche fedeli cittadini italiani, allora, cari
amici delle valli, litalianità sincera espressa
sempre dalla maggioranza di voi e lorgoglio di appartenere
a unantichissima cultura autoctona non serviranno a salvarvi
da una cosa per me del tutto evidente: i politicanti di questa
nostra povera patria, siano essi regionali o statali, vi hanno
di fatto venduto e da loro è meglio che non
vi aspettiate nulla, a parte le chiacchiere. Il presidente sloveno
Turk è andato a Roma e ha ben presto messo in chiaro cosa
avrebbe chiesto: i diritti acquisiti dalle minoranze nazionali
residenti nelle area orientali italiane (intese come slovene
naturalmente) e il denaro elargito alla faccia della crisi come
contributi statali non dovevano essere messi in discussione.
Ovviamente non occorre essere dei maghi per capire che non avrà
dovuto lottare molto per portare a casa tutto questo. Allora
a voi cosa resta fare? Non avrete mai rispetto dai notabili nostrani
e quindi dovete difendervi da voi medesimi. Cominciate magari
esponendo tutti quanti alle finestre di casa, come simbolico
segno di appartenenza, la bandiera tricolore, la stessa che i
vostri avi hanno sempre onorato e rispettato in pace e in guerra
(quanti magnifici battaglioni alpini provengono dalle vostre
terre) e lì lasciandole, come si può sempre ben
ammirare, prendendolo a esempio, in quel di Clodig di Grimacco,
fuori dal museo etnografico del mio caro amico Rutar. E poi non
abbandonate la vostra terra, in fondo per arrivare a Cividale
o in altre località del vicino Friuli anche andando piano
in auto non ci si impiega poi molto. Se vi chiudono le scuole
con la scusa che ci sono leggi di riordino non rassegnatevi ad
andarvene per permettere ai vostri figli di studiare e non iscriveteli
alle bilingui che sicuramente non chiuderanno, portateceli voi
avanti e indietro, ma fateli vivere nella loro terra natia e
insegnategli voi la vostra cultura, la vostra antica lingua e
la vostra salda identità. (Oliviero Augusto - Gorizia)
- 9 febbraio 2011 - Messaggero Veneto -
Lettere - Dan Emigranta -
Pericolo di estinzione -
Come ogni anno, il giorno dellEpifania, la città
di Cividale ha ospitato il Dan emigranta ovvero la
Giornata dellemigrante sloveno dalla e della provincia
di Udine, città simbolo del Friuli. Siamo già alla
49ª tornata. Come lanno scorso, la platea del teatro
Ristori e la navata dellex chiesa dei francescani erano
gremite. Gli amici sloveni hanno dato un caloroso benvenuto anche
ai conterranei friulani partecipanti alla cerimonia, che si è
conclusa con grande allegria e serenità. Sloveni e friulani
della provincia di Udine sono alle prese con lo stesso pericolo
di estinzione dovuto a ben scarsa tutela etno-linguistica nemmeno
al livello di quella ricavata dagli sloveni delle province di
Gorizia e Trieste, senza parlare dei tirolesi tedeschi e ladini
e dei valdostani. Pur fruitori di una tutela trascurabile, gli
sloveni e i friulani della provincia di Udine sono continuamente
e acerbamente accusati di percepire finanziamenti esagerati e
per meglio convincere lente erogante delle loro supposizioni
gli emeriti oppositori delle minoranze linguistiche insinuano
che gli slavi della Valcanale di Resia e della Benecia non sono
di madrelingua slovena, ma parlano una lingua arcaica, un paleo-slavo
altrimenti irreperibile, e che la parlata friulana è un
dialetto italiano, tutte ipotesi campate in aria e prive di fondamento
scientifico. Alla Festa dellemigrante friulano e valcanalese
di lingua slovena ha partecipato, esordendo in lingua slovena,
lassessore regionale De Anna, friulano di Cordenons, il
quale ha assicurato i convenuti che i soldi per la scuola slovena
di San Pietro al Natisone ci sono, sono stati ufficialmente stanziati
e si tratta solo di attendere il completo disbrigo delle formalità
burocratiche. Grave colpo per tutti i detrattori dellinsegnamento
dello sloveno anche in Provincia di Udine e del diritto-dovere
del suo uso negli atti della pubblica amministrazione nelle località
friulane e valcanalesi ove sia presente la minoranza slovena.
Come lassessore De Anna ha rimarcato, la Regione ha percepito
valide le argomentazioni degli sloveni udinesi, riconoscendo
che la minoranza linguistica slovena della provincia di Udine
è un elemento che rafforza e qualifica maggiormente lautonomia
speciale del territorio e delle sue genti. Non resta che considerare
assurdo e ridicolo che dietro detta minoranza manovrino forze
occulte al servizio della repubblica di Slovenia. (Bruno Tassotti
- Malborghetto)
- 1 febbraio 2011 - Messaggero Veneto -
Lettere - Non cè
stato un impegno chiaro -
La questione cruciale della Slavia friulana e di Resia, territorio
delle Prealpi Giulie, dove si cessa di parlare friulano per passare
a varie parlate slave di antichissimo insediamento, è
quella da un lato dello spopolamento e dellinvecchiamento
che rischia di porre a repentaglio le basi demografiche di quelle
comunità, dellindebolimento delle caratteristiche
etnico-linguistiche di quelle popolazioni che rappresentano unimportante
componente del patrimonio culturale. Nelle Valli vi sono attualmente
diverse posizioni sul problema linguistico, che possono essere
così schematizzate. Una minoranza, orientata al centro-sinistra
e sostenuta dal potente apparato della minoranza slovena di Trieste
e Gorizia e della vicina repubblica di Slovenia, si muove per
ladozione a tutti i livelli dello sloveno ufficiale, coincidente
con lo sloveno dellarea di Lubiana che è stato assunto
come lingua standard, come lingua ufficiale di quella repubblica,
e che trova importanti riferimenti nella Legge 38/2001. Una maggioranza
che è assai legata alle locali parlate slave, ma che rifiuta
ogni identificazione con la Slovenia e con la sua lingua, e che
storicamente ha mantenuto legami di lealtà nei confronti
di Venezia, dellItalia e del Friuli, e che è stata
orientata un tempo in modo compatto sulla Democrazia cristiana
e tende attualmente verso i partiti del centro-destra che hanno
conquistato nelle recenti tornate elettorali tutti i comuni tranne
uno. Mentre sul problema della conservazione del patrimonio linguistico
le forze di sinistra e talune componenti cattoliche hanno da
anni fatto una scelta decisa a favore della lingua slovena quale
si parla nella vicina repubblica, si pensava che le forze di
centrodestra fossero più in sintonia con il comune sentire
della maggioranza delle popolazioni locali, assai legate ai dialetti
che da tempo immemorabile si parlano nelle valli del Natisone,
del Torre e Resia. Il recente incontro organizzato dal centro-destra
a San Leonardo il 3 dicembre sul tema «Impegno a favore
delle Valli del Natisone, Torre e di Resia e della loro identità»
ha fatto svanire tale impressione. Di fronte a un folto pubblico,
che attendeva una parola chiara dai coordinatori regionali del
Popolo della libertà Isidoro Gottardo e della Lega Pietro
Fontanini, questi sono apparsi chiaramente impreparati o reticenti
di fronte a quanto la gente voleva sentire: un impegno chiaro
a favore dellidentità linguistica locale, che non
deve coincidere con la diffusione dello sloveno in un territorio
che rifiuta lomologazione alle realtà doltre
confine, ma che è ben orgoglioso della propria specifica
identità. I rappresentanti regionali del centro-destra
si sono dimostrati incapaci dinterpretare il sentire degli
amministratori locali e si sono presentati con una serie di genericità
che dimostra quanto siano distanti dai problemi del territorio
e delle popolazioni locali. La nostra posizione sul tema è
ben chiara. Senza cadere nella frammentazione portata allestremo,
riteniamo che si debbano valorizzare le identità linguistiche
locali come si sono storicamente formate, che rappresentano una
ricchezza su cui far leva per esprimere lorgoglio di unappartenenza
a una cultura millenaria che va preservata e trasmessa al futuro,
quale fonte di coesione e didentificazione locale. Bisogna
parlare, leggere e scrivere lo slavo locale. Chi saprà
conoscere bene la parlata dei propri avi, e ne nutrirà
lorgoglio, potrà passare agevolmente alla conoscenza
dello sloveno standard, qualora ne dovesse avere bisogno, o di
qualsiasi altra lingua di ceppo slavo che viene parlata da Praga
a Vladivostok. Non si deve imporre una lingua che viene da lontano
e che non è sentita localmente come la propria. Comunque
è necessario distinguere bene i ruoli. Compito della Provincia
e della Regione non è quello di diffondere il tedesco
standard nelle comunità di Sauris e di Timau. Questo sarà
il compito del Goethe Institut o di altre istituzioni culturali
tedesche o austriache. La Provincia di Udine o la Regione devono
impegnare risorse e sforzi per conservare gli antichi dialetti
carinziani che ivi si parlano. Lo stesso vale per le Valli slave.
La diffusione dello sloveno standard sia compito delle istituzioni
culturali della Slovenia. Provincia e Regione devono impegnarsi
per conservare e valorizzare il patrimonio linguistico locale.
Un invito agli amici delle Valli a non lasciarsi pervadere da
complessi dinferiorità nei confronti di politici
che anche in questa occasione hanno dimostrato tutta la loro
superficialità o insensibilità ai grandi temi dellidentità.
Daltra parte, da chi sostiene gli interessi e segue gli
ordini delle centrali politiche non ci si può attendere
altro. (Alberto Siega - presidente dellassociazione Identità
e tutela Val Resia)
- 13 gennaio 2011 - Messaggero Veneto -
Lettere - Parlate locali
e lingua slovena - Dalla
loro fondazione e sovvenzionamento da parte italiana, i circoli
culturali (o politici?) sloveni asserivano che attraverso linsegnamento
della lingua grammaticale slovena si sarebbe salvata la secolare
lingua slava locale. Se, dal principio, questi disinteressati
circoli culturali avessero dedicato le proprie energie a valorizzare
la parlata locale con studi e ricerche mirate, cercando di coinvolgere
in tal senso la classe politica e lopinione pubblica, certamente
i risultati oggi si vedrebbero: lo slavo locale e il resiano
non correrebbero il rischio di estinzione. Senza il clima di
sospetto e di confusione (voluta?) non ci sarebbe stato alcun
ostacolo da parte di alcuno a insegnare anche lo sloveno; invece
lattività di quei circoli, voluta e sostenuta da
una ben nota parte politica al di qua e al di là del confine,
ha generato una forma di rigetto, specie nei giovani, che non
se la sentivano di sottostare a queste proposte non condivise,
ben conoscendo la forma di democrazia che il maresciallo
Tito aveva instaurato in Slovenia, a pochi chilometri di distanza.
Questi giovani (pur di diversa estrazione politica) avevano scelto
liberamente, senza imposizione di chicchessia, di parlare litaliano,
dissociandosi non solamente dallo sloveno, ma anche dalla loro
lingua madre pur sentendola parlare dai loro genitori, riconoscendone
qualche atavica somiglianza con quella straniera lingua. Se le
cose fossero andate diversamente da come le si vuol farle andare
oggi, linsegnamento dello sloveno nella scuola bilingue
avrebbe avuto un altro seguito da parte dei nostri slavi. La
cortina di ferro che divideva due diverse filosofie
di vita e le invasioni subite nei secoli ci ha resi saggi...
e prudenti nei confronti di chi fa spassionatamente
i nostri interessi. Tuttora, la Slovenia, libera dalle politiche
dellex Jugoslavia, pur essendo in Europa, tenta di mantenere
certe nostalgie. Allorquando le nostre peculiarità fossero
riconosciute e tutelate, come lEuropa dei popoli richiede,
certamente i rapporti verso lo sloveno e la sua madrepatria cambierebbero
decisamente in positivo, in un clima di reciproca fiducia con
una più decisa integrazione europea. I rappresentanti
politici attuali di centro-destra, votati a tutti i livelli:
nazionali, regionali, provinciali e comunali dalle popolazioni
della Slavia friulana, a tuttoggi si rendono sordi (esclusi
pochi) alle sollecitazioni che ricevono sulla questione dellappartenenza
etnico-linguistica di questi cittadini. Cittadini che da anni
chiedono che venga fatta chiarezza e giustizia sulla questione
suddetta. Cittadini che principalmente per questo motivo hanno
riposto in loro la fiducia. Si ha la sensazione di sbattere contro
un muro di gomma, viene da pensare che accordi sovrannazionali
impediscano una giusta e definitiva conclusione di questa neverending
story. Se le prevaricazioni che ci tocca subire da parte della
minoranza slovena e dagli Stati che la supportano non saranno
riconsiderate e ridimensionate dai suddetti politici non ci resterà
che sperare che qualche hacker di Wikileaks, curiosando tra i
documenti segreti di qualche ministero nostrano o estero, porti
alla luce qualche scomoda trama o segreto accordo... (Renzo Onesti
- San Pietro al Natisone)
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