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la minoranza slovena
nella stampa locale -
2011 e 2012

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- 8 febbraio 2013 - Messaggero Veneto - Minoranze, un’alleanza indebolita - Per lungo tempo la minoranza friulana e la minoranza slovena hanno convissuto a fianco a fianco in molte aree di questa regione ignorando le loro storie e i loro reciproci diritti e doveri. Sia nelle scuole del regno d’Italia sia in quelle della Repubblica italiana è stata loro negata per lunghi anni la reciproca conoscenza cancellando contemporaneamente anche la consapevolezza dei loro diritti. La riforma Gentile del 1923, definita da Mussolini “la più fascista delle riforme”, aveva bandito fino al 1962 e oltre tutto ciò che non era italiano dall’insegnamento scolastico. La presenza massiccia dell’esercito italiano posto a difesa della cortina di ferro contribuì inoltre ad approfondire il solco dell’indifferenza tra le due comunità minoritarie alimentando spesso anche sentimenti di diffidenza e di ostilità. Accadde però che friulani e sloveni si ritrovassero nelle manifestazioni pacifiste che chiedevano la fine della guerra fredda e il superamento delle divisioni tra Europa occidentale ed Europa orientale. Si può affermare che fu anche grazie alla partecipazione a queste lotte che crebbe tra sloveni e friulani la percezione di essere entrambi vittime del colonialismo italiano. Così dagli anni Settanta a oggi i friulani più numerosi e gli sloveni, più agguerriti, collaborarono a un comune risorgimento. Nel 1999, la legge 482 accomunò entrambi in un unico riconoscimento. Così, se nel consiglio regionale poteva anche accadere che alcuni consiglieri sloveni difendessero la causa della minoranza friulana, poteva anche succedere che a marciare e a manifestare per la scuola bilingue di San Pietro al Natisone ci fossero anche dei friulani. Purtroppo lo Stato italiano, maestro nel “divide et impera”, in questi ultimi tempi, è riuscito a creare altre barriere tra friulani e sloveni. Mentre agli sloveni ha concesso, sebbene decurtati, i finanziamenti previsti dalle leggi statali, ha progressivamente ridotto le risorse per la comunità friulanofona, forte di 500-600 mila persone, fino quasi ad azzerarla. E anche l’amministrazione Tondo non ha certo fatto di meglio. Da una parte ha assunto comportamenti omissivi e persecutori con la comunità friulana paralizzando la legge 29 del 2007 per cinque anni e dall’altra, per bocca dei suoi assessori, criticato i troppi soldi previsti per la tutela, favorendo anche le polemiche sulle varietà dello sloveno. Di conseguenza l’alleanza tra friulani e sloveni che aveva portato al riconoscimento dei rispettivi diritti, sta mostrando segnali di debolezza che non possono non preoccupare. Da una parte assistiamo alle dichiarazioni di certi circoli sloveni che affermano, essere la loro l’unica vera minoranza linguistica di questa regione. E sul versante friulano si leggono le sconsiderate considerazioni sui troppi soldi erogati agli sloveni (come se questi soldi, tolti agli sloveni che hanno tutti i diritti di averli, potessero entrare nelle nostre tasche), oltre a sostenere quanti negano la slovenità delle varietà parlate nella Slavia friulana. È dunque importante che da parte friulana finiscano gli attacchi contro gli sloveni sia sul fronte dei fondi ottenuti (in ogni caso insufficienti a garantire pienamente i diritti di questa comunità), sia per quanto riguarda la loro appartenenza linguistica (ognuno è libero di sentirsi ciò che vuole, ma scientificamente non vi sono dubbi sul fatto che le varietà linguistiche parlate in provincia di Udine sono slovene). Sarebbe altrettanto auspicabile, nel comune interesse, che gli sloveni di questa nostra regione, intervenissero con i loro rappresentanti in favore dei diritti costituzionali della comunità friulana. Perché i friulani sono sì numerosi, ma molto divisi e soprattutto non possono purtroppo contare sulla forza persuasiva dei loro attuali rappresentanti nelle assemblee legislative. (Remo Brunetti - Cavazzo Carnico)

 

- 25 gennaio 2013 - Messaggero Veneto - “Il console sloveno esterna - A Resia il sindaco s’infuria” del 9 gennaio scorso mi viene a primo acchito di esclamare: un sindaco veramente con le p...le! (non sono aduso ad espressioni forti e/o volgari). Merita veramente il sindaco Chinese tanti complimenti! Quello che ho già avuto modo di evidenziare con lettere gentilmente pubblicate su questo nostro quotidiano ha un sintetico e pertinente riscontro nell’articolo in questione: le valli di Resia, del Torre e del Natisone sono state turlupinate con l’escamotage della legge 38/01 della quale è stata (ab)usata la seconda opzione della richiesta sottoscritta da almeno un terzo dei consiglieri comunali, mentre la prima era quella che prevedeva una sottoscrizione benché minoritaria dei cittadini interessati. Comunque in entrambi questi casi, peggio quello dei consiglieri comunali il cui compito è quello della normale amministrazione e non quello di sostituirsi alla gente specie sui grandi temi come quello etnico-linguistico, c’è la prevaricazione della maggioranza: quindi antidemocrazia. Poi si è arrivati, omettendo quasi sempre la dizione “linguistica”, a considerare quei paesi di confine parlanti un idioma slavo, differente addirittura da vallata a vallata e affatto assimilabile alla lingua slovena classica, come vera e propria minoranza slovena. Con ciò provocando l’abuso e la prevaricazione da parte di massime autorità slovene che le considerano così di fatto, avallandoli con visite e richieste strampalate, ritenendo quindi il Friuli orientale come una vera propaggine del territorio sloveno. Ecco perché si arrogano (quelle autorità) il diritto di sentirsi a casa loro quando fanno gite o escursioni nei paesi confinanti, com’è successo qualche mese fa con la vicepremier slovena che si sentiva “in visita di Stato” a quelli che considerano propri sudditi non solo linguisticamente. Il console sloveno Rupel ha abusato di una funzione che non gli compete, così come fanno alcune massime autorità slovena che come lui vengono nelle nostre valli di confine senza peraltro che nessuna delle nostre autorità faccia la benché minima obiezione. C’è solo da augurarsi che alle primissime elezioni regionali svegli qualcuno e batta i pugni sul tavolo per difendere l’italianità del Friuli orientale! (Lidio Buttolo - Lusevera)

 

- 19 dicembre 2012 - Messaggero Veneto - Trusgnach contro la spesa per la cartellonistica bilingue - Ancora battibecchi in tema linguistico, in Comune di Drenchia. Luca Trusgnach, consigliere migrato dalla maggioranza all'opposizione proprio per divergenze di veduta - con la giunta del sindaco Mario Zufferli - in materia di tutela dello sloveno, riparte alla carica. Sotto accusa, questa volta, la decisione (formalizzata dall'esecutivo nell'ultima seduta) di chiedere alla Regione un contributo di 14.300 euro per l'acquisto di cartellonistica bilingue da posizionare sul territorio comunale. "Stante la difficilissima congiuntura economica - commenta Trusgnach -, auspicavo che si usasse il buon senso, dirottando le richieste di finanziamento su settori più utili alla collettività. A breve - aggiunge - si riuniranno i sette sindaci della nascente Unione dei Comuni delle Valli. Sarà un momento decisivo per la stesura dello statuto e per la scelta della denominazione dell'ente, e proprio il sindaco Zufferli potrebbe rappresentare l'ago della bilancia. Appoggerà gli amministratori di centrodestra, area politica con la quale si presentò in campagna elettorale, o svolterà a sinistra, votando a favore dello sloveno nello statuto e nella denominazione dell'Unione? Chiedo chiarezza". Da Zufferli, però, arriva un secco "no comment". (l.a.)

 

- 7 ottobre 2012 - Messaggero Veneto - Novelli (Pdl): troppi soldi per la minoranza slovena - Pioggia di soldi sulle minoranze slovene? Diatriba di vecchia data, che il consigliere regionale del Pdl Roberto Novelli riaccende, adesso, con input: avviare un tavolo di confronto per capire come i finanziamenti ex legge 38/2001 vengano utilizzati e se il territorio, nel suo insieme, ne tragga reali benefici. Sul tema un’interpellanza, appena presentata al presidente della Regione Renzo Tondo e all’assessore competente: «Nei tempi della spending review – dice Novelli – è doveroso che i sacrifici investano tutti i cittadini, nella maniera più equa possibile. La minoranza slovena sembra godere di contributi statali per complessivi 17 milioni di euro, di cui 2,5 destinati, pare, all’editoria e 4,5 alle trasmissioni Rai in lingua slovena. Una cifra ingente, se consideriamo che la comunità slovena in Friuli Venezia Giulia dovrebbe essere composta da circa 50mila soggetti. Chiedo dunque al presidente quale sia l’esatto ammontare dei contributi annui riservati alla comunità slovena, la cifra degli eventuali fondi provenienti dalla Slovenia – con relative destinazioni – nonché quali siano le iniziative che si intendono intraprendere per garantire un uso razionale, e non distorto, delle risorse». (l.a.)

 

- 21 settembre 2012 - Messaggero Veneto - Dorbolò chiede chiarezza sul bilinguismo - Polemica strumentale. Fabrizio Dorbolò, esponente dell’assemblea dell’Unione montana del Natisone, taccia i due assessori di Drenchia che hanno sollevato il caso della dicitura bilingue sul gonfalone dell’Unione stessa – e il consigliere regionale del Pdl Roberto Novelli, che ha dato man forte – di atteggiamenti semplicemente e puramente propagandistici. «In luglio – spiega – avanzai, a nome del centrosinistra delle Valli del Natisone e ai sensi delle leggi di tutela, la proposta di denominazione bilingue dell’Unione. In tale circostanza solo il sindaco di Stregna, Mauro Veneto, manifestò contrarietà all’inserimento dello sloveno nella statuto, suggerendo piuttosto l’utilizzo del Natisoniano. Altri amministratori dell’area di centrodestra si erano invece detti possibilisti, e in linea di massima concordi. Agli inizi di settembre pure il primo cittadino di Drenchia ha condiviso l’ipotesi. L’unico contrario è rimasto Veneto. Ma due settimane più tardi tutto è stato rimesso in discussione. Perché? domando. Chiedo chiarezza». (l.a.)

 

- 18 settembre 2012 - Messaggero Veneto - Scoppia il caso dello sloveno sul gonfalone - Lingua slovena, sul gonfalone dell’Unione dei Comuni delle vallate del Natisone? Scoppia il caso. Scoppia con tempismo perfetto, da bomba a orologeria, posto che proprio ieri è iniziata – fra Cividale, il suo entroterra e le valli del Torre – una visita istituzionale del vicepremier della repubblica di Slovenia Ljudmila Novak, che si tratterrà in loco fino a questa sera. L’eventualità della dicitura in sloveno (Gorska Unija Nediske Doline) è stata prospettata da un periodico locale, che facendo esplicito riferimento all’amministrazione di Drenchia ha scatenato le ire di due suoi esponenti, gli assessori Luca Trusgnach e Francesco Romanut: «Si è detto – protestano gli interessati – che la nostra amministrazione si è fatta promotrice dell'iniziativa della denominazione bilingue. Ci dissociamo totalmente: non siamo mai stati interpellati in merito e non abbiamo sottoscritto alcun documento presentato dal sindaco (o suo delegato) dell’Unione. Anzi: ci dichiariamo contrari all’inserimento dello sloveno nello statuto e chiediamo che, invece, si adotti il natisoniano, il nostro dialetto». Si unisce al battibecco il consigliere regionale del Pdl Roberto Novelli, che della delicata questione (bi)linguistica ha fatto un suo cavallo di battaglia e che per l’occasione scomoda George Clooney, adattandone un celebre spot: «No money no sloveni. Le organizzazioni più rappresentative della comunità slovena, la Sso e la Skgz, esortano ad evidenziare negli statuti delle nascenti Unioni montane l'identità nazionale slovena della popolazione valligiana. Sono sempre più convinto del fatto che il continuo tentativo di azzerare la parlata del posto, sostituendola con lo sloveno, sia legato alle valanghe di denaro che arrivano alle minoranze, tutelate da leggi che le ricoprono di soldi». I centri delle vallate del Natisone, intanto, stanno dunque ricevendo la vicepremier: il tour ha già toccato San Pietro al Natisone, il Comune di Drenchia, Tercimonte e la grotta di Antro, oltre che la sede della Comunità montana. Oggi la Novak sarà ricevuta, alle 9, dal sindaco di Cividale Stefano Balloch; quindi trasferimento a Lusevera, per visitare il museo etnografico; infine Taipana e Prossenicco. (l.a.)

 

- 27 agosto 2012 - Messaggero Veneto - Comunità slovena, un rilevamento è indispensabile - Non avendo dei dati certi, ma solo dei numeri probabili e immaginabili, perché sfuggono a un controllo certo e accettabile, ci si chiede perché mai la Regione Fvg non propone un programma capace di indire un rilevamento referendario per accertare, una volta per tutte, che da quel rilevamento emerga un effettivo dato certo sul numero degli appartenenti alla comunità nazionale slovena, residenti oggi in Regione Friuli Venezia Giulia. Sarebbe opportuno quindi computare questa appartenenza, non solo per distinguere l’effettivo numero di analogia con la minoranza nazionale slovena, ma anche per leggere la tangibile dichiarazione di appartenenza reale a tale minoranza. Il referendum è uno strumento per mezzo del quale si chiede al cittadino di fornire il proprio parere, quindi il proprio specifico oggetto, in questo caso la dichiarazione della propria appartenenza. La Costituzione italiana prevede numerosi tipi di referendum, l’articolo 123 comma 1, stabilisce che gli statuti regionali regolino l’esercizio del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della regione. Sarebbe quindi necessario indire questo tipo di referendum per avere finalmente dei dati certi per impostare al meglio un rapporto a favore di queste minoranze, chiarire di conseguenza chi effettivamente è minoranza dichiarata e non come oggi, quindi nella situazione attuale, che si vuol far passare per minoranza chi non è, non vuole e non si dichiara di esserlo. Visto che la Commissione per le nazionalità del Parlamento sloveno ha deciso di sollecitare il governo di Lubiana per la conta delle minoranze ungherese e italiana, uno studio, un sondaggio o un indagine purché emerga un dato certo degli appartenenti alla comunità nazionale italiana e ungherese, oggi residenti nella Repubblica di Slovenia, perché mai non lo potrebbe fare (quindi, noi) anche la Regione Fvg? Problemi? Non credo. Chiarezza? Effettivamente sì. (Franco Di Lenardo Turan - Resia)

 

- 13 maggio 2012 - Messaggero Veneto - Resia è pronta alla disubbidienza civile - Nel 2010 il Comune ha votato per uscire dalla legge sulla minoranza slovena. «Tondo non ci ascolta» - Monta la protesta per la mancata esclusione del Comune dai territori considerati di minoranza linguistica slovena, come previsto dalla legge nazionale 38 del 2001. A farsi portavoce dei malumori della popolazione locale, che vorrebbe un riconoscimento in quanto “resiana”, è l’associazione Identità e tutela Val Resia, attraverso il suo presidente Alberto Siega: «Nell’agosto del 2010 – spiega – il consiglio comunale di Resia aveva deliberato a larga maggioranza una mozione per l’uscita dalla legge 38/01 o per una sua modifica, per giungere così al rafforzamento d’una tutela per la sola minoranza etnica resiana. Purtroppo, alla data odierna, nulla è stato fatto». Per Siega la responsabilità di questa mancata azione è del presidente della Regione Renzo Tondo: «Non avere ancora agito in seguito a quella delibera – continua Siega – è un atteggiamento colpevole e ingiustificabile, anche alla luce dei continui e numerosi tentativi di applicare la legge nella sua interezza (il rilascio della prima carta d’identità bilingue italiano-sloveno ne è un esempio, ndr). A nostro giudizio c’è dunque una grave responsabilità da parte della giunta regionale, che non ha attuato quanto invece avrebbe dovuto in seguito a un preciso voto. Ciò stride ancor più se consideriamo che é stato lo stesso Renzo Tondo, presidente della Regione, a promettere, a inizio legislatura, di rivedere e di modificare la legge 38. Non aver voluto nemmeno costituire un “Centro di ricerca” per dare soluzione al problema venutosi a creare con l’ingiusta inclusione del Comune di Resia nella tabella di minoranza slovena – precisa Siega – ha di fatto privato i resiani della loro identità, dando loro una falsa nazionalità, quella slovena». Da qui la scelta di attuare una sorta di disubbidienza civile contro l’istituzione regionale: «Delle promesse non mantenute, del disinteressamento totale, degli appelli inascoltati rivolti non solo a Tondo e alla sua giunta, ma a diversi uomini politici di vari schieramenti, Identità e tutela Val Resia – spiega Siega – ne terrà debito conto, e al momento opportuno avvierà una protesta, una vera e propria “trasgressione al voto”: inviteremo i nostri soci e tutti i compaesani di Resia e della regione, nonché gli amici delle valli del Torre, Cornappo e Natisone, a far verbalizzare, in sede di seggio elettorale, il proprio disappunto sull’inclusione nella minoranza slovena di queste terre italiane e friulane, per cultura e tradizioni». (a.c.)

 

- 1 maggio 2012 - Messaggero Veneto - Lettere - La minoranza e la sanità - «Un problema veramente preoccupante e di difficile soluzione grava sul comune di Cividale del Friuli: sembra infatti che non sia possibile rinnovare, o richiedere, il duplicato delle carte d’identità bilingui scadute. Quattro consiglieri di minoranza si sono attivati e hanno predisposto un’interrogazione alla giunta comunale per assicurare e rendere effettivo il diritto dei cittadini residenti a Cividale» a ottenere i documenti di carattere personale in versione italiana e slovena. Quanta sollecitudine nei confronti della minoranza slovena che risiederebbe a Cividale, che è protetta e avvantaggiata dalle norme previste dalla legge 38/2001! Dico risiederebbe, perché, in effetti, non si sa quale sia la sua consistenza: gli sloveni non vogliono essere censiti, come invece è stato fatto, in Slovenia e Croazia, per conoscere l’entità della minoranza italiana, in Austria per quella slovena e in Alto Adige per quelle tedesca, italiana e ladina. Cividale del Friuli è stata inserita nella lista dei comuni in cui “tradizionalmente” è presente la minoranza slovena in maniera, a dir poco, ridicola. Le motivazioni addotte e recepite immediatamente dal Comitato paritetico, presentate da otto consiglieri comunali, fra cui anche uno della maggioranza di allora, sono: l’importanza del Mittelfest, l’ingresso della Slovenia in Europa e l’eventuale realizzazione di un ospedale transfrontaliero. Queste le motivazioni, ma gli sloveni a Cividale sono tradizionalmente presenti, come chiede la legge 38/2001 e quanti sono? Perché non si può conoscerne l’entità? Pensate un po’... i Comuni non possono fornire dati riguardanti il rilascio delle carte d’identità della minoranza nazionale slovena! Non è una curiosità così banale la mia, perché voglio ricordare che questa minoranza ha dei vantaggi economici veramente notevoli. Pochi sono al corrente che alla minoranza slovena del Fvg sono elargiti, annualmente, per legge, dallo Stato italiano fondi per 10 milioni di euro, cui si aggiungono quelli della regione Friuli Venezia Giulia, delle province di Trieste, Gorizia e Udine e della Slovenia. Non a tutti è noto che la scuola bilingue di San Pietro al Natisone può disporre di mezzi economici che le scuole italiane nemmeno sognano! E allora è giusto che la minoranza slovena, di cui non si conosce l’entità, possa godere, in tempi di crisi economica, di tanto denaro, mentre tutti gli altri tirano la cinghia? E se fossero poche migliaia in tutta la regione, perché dovrebbero godere di tutto quel denaro, mentre le associazioni del Friuli Venezia Giulia ricevono solo spiccioli? Perché tanta preoccupazione da parte dei quattro firmatari dell’interrogazione per una minoranza fantasma e non per i problemi che riguardano tutta la comunità? Mi domando infatti che fine ha fatto la Commissione per la Sanità, voluta dalla minoranza, quali passi ha intrapreso per salvaguardare il nostro ospedale, perché non rende noto alla cittadinanza se la sera, dopo le 20, dovremo recarci al Pronto Soccorso di Udine per qualsiasi intervento (non so se è capitato a qualcuno di aver bisogno del Pronto Soccorso di Udine, di giorno o di notte...), se ci manderanno di nuovo all’ospedale di San Daniele per i ricoveri e così via. Bisognerebbe martellare non solo la giunta comunale con le interrogazioni, ma anche incalzare il direttore regionale della sanità, le giunte provinciale e regionale, promuovere manifestazioni, indire dibattiti! Non vorrei che il piano regionale della sanità fosse presentato in “zona Cesarini”, quando, cioè, non si può più fare niente per modificarlo! Ecco, a me pare che i problemi che riguardano la comunità dovrebbero avere la priorità nelle interrogazioni e nelle proposte di soluzione e, solo successivamente, ci si potrebbe occupare del “grave” problema del rinnovo dei documenti bilingui della “numerosa” (qualche decina, forse?) di sloveni che vivono a Cividale del Friuli”. (Piera Specogna - Cividale del Friuli)

 

- 14 marzo 2012 - Messaggero Veneto - Alcune considerazioni sulla questione resiana - Per un resiano era un evento da non perdere. Per circa due ore la questione resiana è stata dibattuta in diretta sul canale Free Tv. Le mie impressioni, a caldo, non sono state delle più felici, pur tuttavia dando tutta la mia solidarietà, l’appoggio e il sostegno alle due persone: Gilberto Barbarino e Giuseppe Silvestro, la parte che sosteneva e difendeva le ragioni, i pensieri e le logiche dell’identità e tutela della Val Resia. Non altrettanto devo dire, obiettivamente e realisticamente, per gli interventi, della controparte. In questa occasione si sono presentati in tre: Igor Cerno, consigliere comunale del comune di Lusevera, spero che sia intervenuto a titolo personale e non come rappresentante della comunità dei luseveresi; Jole Namor, direttore del settimanale Novi Matajur, che inizialmente ha fatto dei distinguo con i resiani presenti, forse voleva degli interlocutori all’altezza del suo rango e, dulcis in fundo, l’intellettuale della lingua resiana, il resiano-pro sloveno Sandro Quaglia, ognuno per la propria parte, ma soprattutto per rivendicare alla Val Resia una appartenenza astratta e assurda, cioè quella che i resiani parlano un dialetto sloveno e che in merito di tale particolarità sono, di conseguenza, anche considerati di discendenza slovena. Questo dibattito, se non per informare l’opinione pubblica e a vagliare una questione di natura etnica e linguistica, dopo aver analizzato ed esaminato a fondo l’argomento, frutto delle controversie, non ha prodotto situazioni migliori e alla fine ognuno se ne è tornato a casa con gli stessi concetti e preconcetti iniziali. Ci vogliono accostare, ci ordinano di fare, ci vogliono educare, istruire e insegnare, così da farci esprimere, nella nostra lingua, con una parlata colta, letterata, indottrinando il nostro essere e il nostro sapere. Dopo ben 1400 anni che la lingua, il resiano, è stato tramandato oralmente, senza alterazioni significative. Siamo all’assurdo, e a un irrazionale e sciocco pensiero di deviazione e di irresponsabile inganno e raggiro per la nostra etnia. Ci voleva poi un consigliere comunale del comune di Lusevera, sostenitore del nostro compaesano, o per meglio dire valligiano, Sandro Quaglia, a illustrarci, o più adeguatamente spiegare e interpretare, quella assurda legge 23 febbraio 2001, numero 38 - «Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli - Venezia Giulia», che l’avvcato Silvestro ha definito con altri termini e locuzioni. E’ stata mossa poi, sempre dai tre, una critica, quasi un rimprovero perché, a differenza di altri comuni con una minoranza linguistica slovena, che a Resia non esiste e non è mai esistita, perché il comune di Resia non ha ancora attuato e istituito una scuola bilingue: italiano-sloveno, così come prevede l’attuazione della legge 38/2001. C’è stata poi una mezza inversione di marcia e Jole Namor, sempre se ho ben capito e inteso, ha di fatto ratificato il suo pensiero con un forse si potrebbe istituire a Resia una scuola bilingue: italiano-resiano. Per tutta la trasmissione ha dimostrato un certo interesse anche l’andamento del sondaggio promosso dalla trasmissione televisiva. La domanda era: il resiano è da considerarsi una lingua a se stante o un dialetto sloveno? Alla fine della trasmissione il sondaggio ha dato questo responso: 86,5% il resiano come lingua e 13,5% il resiano come dialetto sloveno. Mi sembra abbastanza chiaro e netto il divario. Un pensiero significativo vorrei rivolgere a due persone, in questo dibattito contrapposte: la prima persona è l’avvocato Silvestro, di origine siciliana che ha sposato la causa resiana con passione e determinazione al di sopra di ogni aspettativa e che sta portando avanti la nostra lotta e la sua battaglia con sincero e appassionato impegno, l’altra persona è Sandro Quaglia, resiano, di madre lingua resiana, un indecifrabile personaggio che forse vive una realtà resiana totalmente astratta e generica, e che, in un certo qual modo, ha deluso le aspettative dei resiani sposando una causa totalmente diversa da quella che ogni resiano, o che si ritiene tale, si aspetta e che si sente tradito nella causa, nella sua storia e nella sua identità. La questione resiana, la sua minoranza linguistica e la sua minoranza etnica, sono argomenti che riguardano esclusivamente la popolazione della Val Resia, le intromissioni esterne sono invece abusive, illecite e illegali nel prendere posizioni controverse e nell’interporsi nel caso improprio.

 

- 9 febbraio 2012 - Messaggero veneto - Tutela della cultura: presidio per le donne denunciate - L’associazione “Identità e tutela val Resia” si rinnova e continua a dare battaglia per la tutela del patrimonio storico, culturale e linguistico di Resia. Nei giorni scorsi il sodalizio ha rinnovato le cariche sociali, dando appuntamento a soci e simpatizzanti il 13 febbraio a Pontebba, davanti alla sede del Giudice di pace, per un presidio a sostegno delle donne resiane che sono state denunciate per aver protestato contro la consegna della carta d’identità bilingue italiano-sloveno. «Abbiamo organizzato una manifestazione – chiarisce Alberto Siega, presidente dell’associazione – con l’intento di far conoscere il nostro dissenso per l’ingiusta imposizione di “minoranza slovena” al popolo resiano. Vogliamo ribadire – chiosa – l’italianità della nostra gente e della nostra terra». Con Siega resta nel direttivo anche la segretaria Alessandra Manzini. New entry invece la vicepresidente Anna Di Floriano oltre ai revisori dei conti Carlo Altomonte, Mario Di Lenardo e Dino Di Lenardo. A loro si affiancherà, per i prossimi anni, un nutrito gruppo di consiglieri. (a.c.)

 

- 21 dicembre 2011 - Messaggero Veneto - Convegno - Un’ipocrisia politica - “Echi ed effetti del Risorgimento e dell’Unità d’Italia sul confine orientale”, convegno organizzato dall’Istituto per la cultura slovena a San Pietro al Natisone con la partecipazione dello scrittore Boris Pahor, leggo che si coinvolge anche nel tema la Slavia friulana. A parte il fatto che la Slovenia occupa una parte dell’Istria, che è stata un obiettivo dell’Unità d’Italia, rimane, a mio avviso, in ogni caso un’ipocrisia politica di chi con convegni e congressi, in sostanza, appoggia la minoranza slovena presente in Friuli. Mi scuso per l’intrusione. L’esistenza, lo ripeto, di una lingua madre, che in questo caso non è lo sloveno, è un segno importante di un popolo. Come insegna la glottologia è anche il suo naturale orgoglio. Se la si priva a chi la possiede, imponendo un’altra lingua, è un delitto sociale. L’isola etnica slavofona del Friuli, che è riuscita a preservare la propria originaria parlata da ogni inquinamento, preserva così anche la propria identità storica da influenze estranee al suo iter storico. Nel “Ricerche”, contenute nel suo “Languages in Contact” anche lo studioso dei linguaggi Uriel Weinreich sostiene il sacrosanto diritto di vivere nella propria tradizione e di parlare la propria lingua originaria. Quindi la ventilata ipotesi di appartenenza della lingua nella Slavia friulana allo sloveno, rientra al solito in una sterile polemica anche quando è camuffata in convegni di studio. Che la Slavia Friulana abbia scelto di vivere in simbiosi con il Friuli e l’Italia è un fatto dimostrato. La diversità slavo-friulana nella fascia del Friuli orientale, è un’isola di un linguaggio che, semplicemente, ha resistito a ogni inquinamento, dove si pratica la triglossia (lingua madre, friulano, italiano) riconosciuta anche dall’Aslef (Atlante storico-linguistico-etnografico friulano). D’altra parte, non è pure il Friuli una provincia a sé stante? Lo scriveva già un anonimo viaggiatore nei secoli XIII e XIV: «... nec latinam linguam habet, nec sclavicam, neque theotonicam, sed jdioma proprium habet...». (Nello San Gallo - Udine)

 

- 4 dicembre 2011 - Messaggero Veneto - Striscioni («Bilinguismo=Opportunismo»), canti (inno nazionale più slogan musicati) e proclami per gridare le proprie ragioni: Fiamma tricolore-Destra sociale ha manifestato, ieri mattina, davanti alla sala consiliare del municipio di San Pietro, teatro di un convegno promosso dall’Istituto per la cultura slovena e incentrato sull’approccio dei popoli della Slavia friulana al processo di unificazione dell’Italia. Le richieste, in estrema sintesi: censimento della minoranza slovena residente in provincia di Udine; sospensione di ogni finanziamento alle associazioni slovene e riconoscimento, da parte dello Stato e della Regione, delle parlate protoslave esistenti nelle vallate del Natisone. Questioni e ruggini di vecchia data, insomma: «La crisi continua, ma solo per gli italiani - ha tuonato il gruppo di contestatori -. Lo Stato, infatti, non ha tolto un euro agli stanziamenti per la minoranza slovena, concedendole, come nel 2010, 7.416.400 euro nonché un contributo straordinario di 50 mila euro per maggiori oneri relativi a manutenzione e gestione della scuola bilingue di San Pietro». Finale tra i fischi, con Fiamma tricolore “respinta” della sala consiliare, dove si era infilata intonando “Fratelli d’Italia”. (l.a.)

 

- 20 settembre 2011 - Messaggero Veneto - Causa tra resiani: tutto fermo Intanto un sit-in di protesta - Avevano annunciato la loro presenza fuori dagli uffici del giudice di Pace di Pontebba. E così hanno fatto, presentandosi ieri mattina davanti al municipio, in piazza Garibaldi. Una trentina di resiani, chiamati a manifestare dall’associazione “Identità e Tutela Val Resia”, hanno voluto dimostrare la propria vicinanza alle tre donne citate a giudizio per i reati di ingiuria e minaccia. Una vicenda che ha fatto andare su tutte le furie coloro che, in questi anni, stanno tentando di ribadire l’italianità di Resia, e che leggono tale denuncia come un tentativo di screditare la loro credibilità per consegnare Resia nelle mani della Slovenia. A causare tutto, il rilascio della carta d’identità bilingue nel luglio 2010 a Resia. Proprio quel giorno un gruppo di cittadini aveva organizzato un presidio davanti al municipio per manifestare la propria contrarietà a quella che consideravano una provocazione finalizzata a svilire l’italianità di Resia. In quell’occasione, Gabriele Cherubini, dopo aver ricevuto la carta d’identità, sarebbe stato oggetto di minacce e ingiurie da parte dei manifestanti, costringendolo a sporgere denuncia nei confronti di Anna Di Floriano, Orietta Di Lenardo ed Erica Di Lenardo. Ieri il gruppo di Resia è stato fatto entrare nell’aula del consiglio di Pontebba, e il Giudice di Pace, sottolineando come l’udienza riguardasse soltanto la querela per ingiurie e offese, non ha voluto entrare nel merito delle questioni linguistiche ed etniche. Le parti in causa hanno cercato di trovare un accordo, ma visto il fallimento del tentativo, l’udienza è stata riconvocata al 13 febbraio 2012. Chiara la posizione dell’avvocato Giuseppe Silvestro: «A Resia il 99% della popolazione si sente resiana, friulana e italiana, non slovena. Per questo il fatto di essere stati inseriti tra i territori di minoranza slovena non solo è un falso storico, ma è una truffa verso lo Stato e la Regione, che continuano ad elargire contributi per qualcosa che non esiste. E quando la popolazione locale si è accorta di questo inganno – ha precisato l’avvocato Silvestro – è scesa in piazza per protestare». (a.c.)

 

- 24 agosto 2011 - Messaggero Veneto - Lettere - lingue minori - Un’assurda istituzione - Leggo nella cronaca regionale sul Messaggero Veneto del 2 agosto l’articolo in grassetto titolato «Friulano in Consiglio. Basta traduzioni». Conclude l’interpellanza del triestino Camber: «Il servizio (di interpretariato in aula dal costo annuo di ventimila euro sia per il friulano sia per lo sloveno) è risultato oggettivamente inutile, in quanto tutti i consiglieri parlano in italiano». Sembra che questo consigliere regionale abbia scoperto l’acqua calda; così almeno potrebbe apparire anche all’uomo della strada, digiuno di politichese quale io mi ritengo, che si meraviglia sul come sia possibile che in un consesso pubblico italiano esista un servizio di traduzione in friulano e sloveno. Eppoi si legge in questi giorni che uno straniero debba sostenere, per ottenere la cittadinanza italiana, un esame sulla conoscenza della nostra lingua; ma allora nel consesso regionale triestino ci sarebbero stranieri diventati cittadini italiani perchè conoscono l’idioma di Dante? Ma buttiamola in ridere o meglio in piangere perché in Italia ovunque c’è una pubblica assemblea (elettiva) è fin troppo ovvio che si deve usare esclusivamente la lingua italiana lasciando l’uzzolo della tutela del proprio linguaggio solo in ambito socio-familiare. In piccolo si sta riproponendo una cosa analoga con l’assurda istituzione del cosiddetto “sportello sloveno” nei comuni del confine orientale friulano. Pensate un po’ che anche nel mio natio comune di Lusevera c’è ora un addetto a questo “sportello” (?!?) quando è risaputo che la nostra parlata po-nasin è inintelligibile non solo perchè tramandataci dagli avi esclusivamente col linguaggio orale, ma soprattutto con le limitrofe genti di Resia e delle Valli del Natisone e peggio ancora con quelle d’oltre confine. A Vedronza - sede comunale di Lusevera - è rimasta l’anagrafe e la segreteria - protocollo perché tutto il resto è stato trasferito nel comune capofila di Nimis (però è rimasto il sindaco e ben quattro - ripeto quattro - assessori!); ora c’è un ragazzo, addetto allo “sportello bilingue”, il quale non dovrebbe trovare lavoro di traduzione appunto perché tutti i valligiani dell’alto Torre usano la lingua italiana ove va usata e il friulano nell’ambiente relazionale e abitualmente adoperano il proprio idioma nelle relazioni sociali paesane e in famiglia. Meraviglia poi il fatto che quello “sportellista” è consigliere comunale, quindi anche dipendente comunale, ma pure nipote del sindaco. Vacci a capire qualcosa o se anche a Vedronza dovranno come a Trieste istituire un servizio di traduzione italo-sloveno; ma questo non basterebbe perché tra l’italiano e lo sloveno c’è il po-nasin, quindi necessiterebbe uno sportello trilingue! (Lidio Buttolo - Lusevera)

 

- 28 luglio 2011 - Messaggero Veneto - lettere - Mittelfest e identità - Il tema del Mittelfest 2011 era “Nazioni e Identità”. Un tema vasto che, tenendo conto dei programmi degli anni passati, si sarebbe dovuto sviluppare nell’ambito delle nazioni dell’Europa a noi più vicina. Quest’anno no. Dal programma noto che sono stati aggiuntispettacoli dalla Russia alla Cina, all’Armenia, ma anche alla nostra Puglia, che con la Mitteleuropa non avrebbero molto da spartire. E allora mi viene in testa un problema che ci riguarda, che è come un tarlo che da anni mi tormenta: ma anche noi, cividalesi e abitanti delle Valli, abbiamo un’identità ben precisa, che deriva da una storia lunga secoli che, però, “qualcuno” ha deciso che deve essere modificata. Chi è quel “qualcuno”? Quel “qualcuno” sono i politici, i politici che hanno deciso per legge che a Cividale e nelle Valli del Natisone e di Resia esiste la minoranza slovena. A Cividale, si chiederà stupito qualcuno, c’è la minoranza slovena «tradizionalmente presente»? Sì, proprio anche a Cividale, perché così hanno deciso che fosse alcuni consiglieri comunali, con motivazioni che nulla hanno a che vedere con una presenza tradizionale di tale minoranza, ma che il Comitato Paritetico ha immediatamente fatto propria. E così, quando la legge 38/2001 sarà integralmente applicata, avremo il “piacere” di vedere che sul nostro gonfalone campeggerà, sotto la scritta ricamata “Comune di Cividale del Friuli”, non, come uno si aspetterebbe, quella friulana, “Comun di Cividat”, bensì quella slovena “Opcina Cedad”. Qualcuno si domanderà cosa c’entra tutto questo discorso con il Mittelfest? C’entra, perché la Regione e la Provincia di Udine, che sponsorizzano la manifestazione, non hanno preso e non prendono posizione: permettono che la cultura, la lingua e le tradizioni delle Valli del Natisone e di Resia sia snaturalizzate e assimilate a quelle della Slovenia e che Cividale del Friuli, città che ha dato il nome al Friuli, veda soppiantata la sua natura friulana da quella slovena, della cui presenza, nella sua bimillenaria storia, non c’è traccia. E allora, come si fa a finanziare un Mittelfest che tratta di “Identità e Nazioni? (Piera Specogna - Cividale)

 

- 19 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Lettere - Resia - Dopo l’affollata manifestazione Pro Italia il consigliere regionale Baritussio indica il percorso per soddisfare le richieste dei cittadini - Minoranza resiana, per riconoscerla l’unica via d’uscita è cambiare la legge - La scappatoia per evitare che Resia sia considerata un territorio a minoranza slovena, può arrivare dalla stessa legge che oggi è contestata dalla comunità locale: la 38 del 2001. A sostenerlo è il consigliere regionale Franco Baritussio, che dopo aver promosso una norma di tutela per le minoranze germanofone dell’Alto Friuli, prende a cuore anche la specificità resiana. Visto che la 38/2001 non prevede meccanismi di uscita da parte dei comuni che vi hanno aderito (e Resia è uno di questi comuni), per Baritussio è necessario intervenire direttamente sull’articolo 5. «La comunità resiana – rileva Baritussio – chiede ormai da tempo di affermare la sua peculiare identità attraverso riconoscimento in legge. Quando una legge regionale deriva da una norma nazionale (è il caso della legge regionale 26/2007 che deriva dalla legge nazionale 38/2001), è dalla legge madre che si deve partire. Per questo in una recente interrogazione presentata all’assessore De Anna – aggiunge Baritussio – indicavo nell’articolo 5 della 38/2001 il punto in cui si può intervenire affermando l’identità della lingua resiana. Lo stesso articolo che dichiara la presenza della comunità germanofona in Valcanale». Questo articolo infatti, prevede «forme particolari di tutela garantite alle popolazioni germanofone della Val Canale, tenendo conto della situazione quadrilingue della zona, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato». Basterebbe, in questo ambito, inserire anche l’identità resiana, per garantire, da una parte l’autonomia e la specificità di questa minoranza, dall’altra la tutela a livello legislativo. Una modifica che non innalzerebbe il resiano al pari delle altre minoranze linguistiche del Friuli Venezia Giulia (tedesco, sloveno e friulano), ma che permetterebbe alla comunità locale di non sentirsi svilita per l’accostamento alla minoranza slovena. «Il plurilinguismo – conclude il consigliere regionale – è per il Friuli Venezia Giulia una ricchezza. Le identità e le peculiarità all’interno dello stesso rappresentano, tuttavia, altrettanta ricchezza che non deve essere né compressa, né demolita». Il popolo resiano, come ha più volte messo in luce l’associazione “Identità e Tutela Val Resia”, è consapevole di avere un’origine affine al ceppo slavo, ma non sloveno. Non a caso le caratteristiche della lingua, della cultura e addirittura quelle genetica (come ha dimostrato un recente studio dell’Università di Trieste) dei resiani non trovano uguali in Europa. (a.c.)

 

- 18 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Resia in festa per l'Italia: «Non siamo slavi» - Nel giorno in cui tutta Italia ha festeggiato i 150 anni dell’Unità, la gente di Resia è scesa in piazza per denunciare l’abbandono della Madrepatria. Perché in questa valle, per secoli rimasta isolata dal resto del Mondo, si è sviluppata una cultura ed una lingua uniche, che alcune leggi nazionali e regionali tendono a svilire inglobandole nella minoranza slovena. Per questo la comunità di Resia si sta ribellando, gridando a voce alta la propria identità resiana e italiana. Erano un centinaio le persone che ieri hanno percorso le vie del capoluogo con i Tricolori listati a lutto: per loro la festa per i 150 anni dell’Unità è stata vissuta come il tradimento e l’abbandono dello Stato italiano e della Regione Friuli Venezia Giulia nei loro confronti. «La Val Resia – si leggeva in uno dei tanti volantini distribuiti dai manifestanti – piange per la sua nazione Italia. Le becere leggi l’hanno dichiarata comunità nazionale slovena, “sloveni in Italia”, svilendo la sua identità e offendendo il sacrificio dei nostri padri, quasi tutti alpini della Julia». In silenzio, tutti con una bandiera in mano, i manifestanti hanno raggiunto il monumento ai caduti e qui, quasi volessero scusarsi per quello che sta subendo la Val Resia, hanno deposto una corona di alloro ai concittadini morti in guerra. Non prima di aver intonato l’Inno di Mameli. «I nostri caduti – hanno commentato gli organizzatori della protesta, i componenti dell’associazione “Identità e tutela Val Resia” – sono il sigillo della nostra appartenenza all’Italia. Resia è diventata italiana nel 1866 per libera scelta e i suoi giovani hanno combattuto per la madre Patria ad Adua, a Tripoli, sui fronti della Grande Guerra, in Abissinia, in Albania, in Grecia e in Russia. E nel 1946, alla commissione alleata giunta in valle, ha ribadito la sua italianità». Un’appartenenza, quella della gente di Resia all’Italia, che è subito visibile appena varcati i confini del Comune, con centinaia di Tricolori appesi alle finestre delle case. Una tale concentrazione di bandiere, in questi giorni, non c’è in nessun altro territorio di Valcanale e Canal del Ferro. «Vogliamo che la nostra identità resiana sia riconosciuta e tutelata – spiega Alberto Siega –. Non abbiamo nulla contro la Slovenia, però è anti-storico considerare la gente di Resia una minoranza slovena. Il nostro obiettivo è difendere il nostro patrimonio culturale, linguistico e genetico, e le attuali leggi dello Stato e della Regione (482/99 e 38/01) non ce lo consentono. Per questo – aggiunge Siega – chiediamo una specifica legge di tutela, nel rispetto della nostra identità nazionale italiana e della nostra millenaria storia e cultura, secondo gli odierni principi costituzionali e le norme internazionali». Resia infatti, vorrebbe essere riconosciuta come comunità storica di antico insediamento, con l’identificazione del resiano quale lingua slava arcaica. In caso contrario, l’associazione è pronta a mettere in atto azioni eclatanti: «Fino ad oggi abbiamo sempre agito nella legalità e nel rispetto – conclude Alberto Siega – ma siamo pronti a comportarci diversamente se non riusciremo a far valere i diritti della comunità resiana». (a.c.)

 

- 15 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Cittadini a lutto: «Non siamo slavi» - Bandiere listate a lutto a Resia per festeggiare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. É la provocazione dell’associazione “Identità e tutela Val Resia”, che ha organizzato una manifestazione per giovedì con l’obiettivo di «dimostrare il proprio dissenso e il dolore per la perduta nazionalità italiana». Una protesta frutto dell’inserimento di Resia tra i comuni di minoranza slovena tutelati dalle leggi regionali e nazionali. Durante la protesta di giovedì, in programma dalle 15 alle 18 lungo le strade di Prato di Resia, i manifestanti porteranno al braccio fasce nere e alzeranno bandiere italiane listate a lutto. Per i componenti dell’associazione infatti, che già erano scesi in piazza in occasione della consegna, ad un residente, della carta d’identità bilingue (italiano-sloveno), lo Stato italiano e la Regione stanno mettendo a rischio la tipicità resiana del territorio. «Quel centinaio di resiani, caduti per il Tricolore nella prima e nella seconda guerra mondiale – afferma il presidente del sodalizio, Alberto Siega – non sarebbero felici di vedere l’attuale Resia inserita in una fantomatica minoranza slovena ed i suoi abitanti definiti “comunità nazionale slovena”. Non c’è soltanto la politica che divide gli italiani, ma anche una legiferazione che non asseconda l’unione nazionale bensì ne favorisce lo smembramento. Per noi cittadini del Nord-Est, di Resia e della Slavia Friulana c’é ancora un motivo plausibile per festeggiare l’anniversario? Quando, appunto, c’é in atto, grazie ad una illegittima e incostituzionale legge emanata “ad hoc”, un evidente e lucido progetto di annessione con conseguente perdita di identità culturale e allontanamento dalla Madre Patria». Siega si scaglia contro i rappresentanti politici italiani e sloveni: i primi per non aver tutelato abbastanza le comunità resiane, i secondi per il tentativo di far passare la Val Resia come territorio sloveno: «Con esternazioni ed ingerenze arroganti, anche da parte del Console sloveno in Italia, si proclama le suddette terre di nazionalità slovena e si considera la popolazione ivi residente come “comunità nazionale slovena”, cioè sloveni in Italia. Pure il Primo Ministro sloveno, nel 2010 - conclude Siega – ha presentato una vibrata protesta all’Onu, reclamando l’applicazione della grafia slovena nella toponomastica resiana». (a.c.)

 

- 3 marzo 2011 - Messaggero Veneto - Minoranza slovena, Resia non ne vuole proprio sapere - Continua la mobilitazione di Resia per ottenere l’uscita del comune dai territori compresi dalla legge 38 riservata alla minoranza slovena. Nei giorni scorsi un gruppo di cittadini resiani si è recato a Trieste a bordo di un bus messo a disposizione dell’associazione “Identità e Tutela Val Resia”. Obiettivo della trasferta, manifestare davanti al palazzo della Regione, dove si stava svolgendo una riunione della Commissione paritetica. «Non vogliamo – afferma il presidente del sodalizio Alberto Siega – che Resia resti compresa tra quei comuni dove si attuerà il bilinguismo (italiano-sloveno), a tutela della minoranza slovena che non è e non è mai stata presente nel comune di Resia. Inoltre la nostra manifestazione – prosegue – mirava a sostenere l’italianità, la tipicità e l’unicità dell’etnia resiana, fortemente calpestata dall’imposizione del bilinguismo (italiano-sloveno), che retrocede la lingua resiana (unica e tipica nel mondo) a dialetto sloveno. Ciò – conclude Siega – in contrasto anche con i risultati della ricerca scientifica, condotta da ricercatori del Burlo Garofalo di Trieste, sul genoma resiano che è diverso da quello di ogni paese circostante».(a.c.)

 

- 1 febbraio 2011 - Messaggero Veneto - Lettere - Resia - Ordini di scuderia - Ho appena letto con interesse l’intervento del signor Alberto Siega, presidente dell’associazione Identità e tutela della val Resia, inerente a ciò che sta accadendo nella Slavia friulana in merito alla forzata slovenizzazione di quei territori. Egli nel suo intervento non si lamenta tanto del comportamento delle correnti politiche che si rifanno al centro-sinistra italiano e a certi ambienti cattolici, in quanto da sempre filoslovene, ma piuttosto della reticenza sui problemi della tutela linguistico-culturale riscontrata negli ambienti politici di centro-destra, ampiamente e per ovvi motivi maggioritari nelle valli. Egregio signor Siega, il suo intervento non è l’unico che si riferisce a questo grave problema. Sia lei sia altre persone lo avete spesso rimarcato con precisione in numerosi interventi pubblicati su questo giornale: mostrate tutti quanti spesso la stessa rabbia, indignazione e stupore per questo stato di cose. Ebbene, io penso che non ci sia proprio nulla di cui stupirsi, dato che questi signori che voi avete votato in regione, cosa fatta del resto anche da altri vostri corregionali, dopo aver preso i voti si sono tranquillamente accomodati sulle loro sedie a prendere ordini dalle loro centrali politiche, regionali o statali che siano. Dei vostri problemi lor signori se ne infischiano bellamente, diciamolo pure. Egregio signor Siega, qui ci sono precisi ordini di scuderia piovuti da molto in alto che impongono per motivi di politica internazionale che nelle vostre valli sia imposta la presenza linguistica slovena al solo scopo di favorire la vicina repubblica di Slovenia. L’Italia è il secondo partner commerciale della Slovenia, inoltre la Slovenia nell’ottica strategica rivolta verso i Balcani, pur essendo uno Stato piccolo riveste una fondamentale importanza come cuscinetto rivolto verso le turbolenze delle regioni balcaniche e delle numerose spinte migratorie, per non parlare poi di tutti i “leghismi” e “autonomismi” che hanno in odio tutto ciò che è Italia e siccome voi vi sentite orgogliosamente di ceppo slavo, ma anche fedeli cittadini italiani, allora, cari amici delle valli, l’italianità sincera espressa sempre dalla maggioranza di voi e l’orgoglio di appartenere a un’antichissima cultura autoctona non serviranno a salvarvi da una cosa per me del tutto evidente: i politicanti di questa nostra povera patria, siano essi regionali o statali, vi hanno di fatto “venduto” e da loro è meglio che non vi aspettiate nulla, a parte le chiacchiere. Il presidente sloveno Turk è andato a Roma e ha ben presto messo in chiaro cosa avrebbe chiesto: i diritti acquisiti dalle minoranze nazionali residenti nelle area orientali italiane (intese come slovene naturalmente) e il denaro elargito alla faccia della crisi come contributi statali non dovevano essere messi in discussione. Ovviamente non occorre essere dei maghi per capire che non avrà dovuto lottare molto per portare a casa tutto questo. Allora a voi cosa resta fare? Non avrete mai rispetto dai notabili nostrani e quindi dovete difendervi da voi medesimi. Cominciate magari esponendo tutti quanti alle finestre di casa, come simbolico segno di appartenenza, la bandiera tricolore, la stessa che i vostri avi hanno sempre onorato e rispettato in pace e in guerra (quanti magnifici battaglioni alpini provengono dalle vostre terre) e lì lasciandole, come si può sempre ben ammirare, prendendolo a esempio, in quel di Clodig di Grimacco, fuori dal museo etnografico del mio caro amico Rutar. E poi non abbandonate la vostra terra, in fondo per arrivare a Cividale o in altre località del vicino Friuli anche andando piano in auto non ci si impiega poi molto. Se vi chiudono le scuole con la scusa che ci sono leggi di riordino non rassegnatevi ad andarvene per permettere ai vostri figli di studiare e non iscriveteli alle bilingui che sicuramente non chiuderanno, portateceli voi avanti e indietro, ma fateli vivere nella loro terra natia e insegnategli voi la vostra cultura, la vostra antica lingua e la vostra salda identità. (Oliviero Augusto - Gorizia)

 

- 9 febbraio 2011 - Messaggero Veneto - Lettere - Dan Emigranta - Pericolo di estinzione - Come ogni anno, il giorno dell’Epifania, la città di Cividale ha ospitato il “Dan emigranta” ovvero la Giornata dell’emigrante sloveno dalla e della provincia di Udine, città simbolo del Friuli. Siamo già alla 49ª tornata. Come l’anno scorso, la platea del teatro Ristori e la navata dell’ex chiesa dei francescani erano gremite. Gli amici sloveni hanno dato un caloroso benvenuto anche ai conterranei friulani partecipanti alla cerimonia, che si è conclusa con grande allegria e serenità. Sloveni e friulani della provincia di Udine sono alle prese con lo stesso pericolo di estinzione dovuto a ben scarsa tutela etno-linguistica nemmeno al livello di quella ricavata dagli sloveni delle province di Gorizia e Trieste, senza parlare dei tirolesi tedeschi e ladini e dei valdostani. Pur fruitori di una tutela trascurabile, gli sloveni e i friulani della provincia di Udine sono continuamente e acerbamente accusati di percepire finanziamenti esagerati e per meglio convincere l’ente erogante delle loro supposizioni gli emeriti oppositori delle minoranze linguistiche insinuano che gli slavi della Valcanale di Resia e della Benecia non sono di madrelingua slovena, ma parlano una lingua arcaica, un paleo-slavo altrimenti irreperibile, e che la parlata friulana è un dialetto italiano, tutte ipotesi campate in aria e prive di fondamento scientifico. Alla Festa dell’emigrante friulano e valcanalese di lingua slovena ha partecipato, esordendo in lingua slovena, l’assessore regionale De Anna, friulano di Cordenons, il quale ha assicurato i convenuti che i soldi per la scuola slovena di San Pietro al Natisone ci sono, sono stati ufficialmente stanziati e si tratta solo di attendere il completo disbrigo delle formalità burocratiche. Grave colpo per tutti i detrattori dell’insegnamento dello sloveno anche in Provincia di Udine e del diritto-dovere del suo uso negli atti della pubblica amministrazione nelle località friulane e valcanalesi ove sia presente la minoranza slovena. Come l’assessore De Anna ha rimarcato, la Regione ha percepito valide le argomentazioni degli sloveni udinesi, riconoscendo che la minoranza linguistica slovena della provincia di Udine è un elemento che rafforza e qualifica maggiormente l’autonomia speciale del territorio e delle sue genti. Non resta che considerare assurdo e ridicolo che dietro detta minoranza manovrino forze occulte al servizio della repubblica di Slovenia. (Bruno Tassotti - Malborghetto)

 

- 1 febbraio 2011 - Messaggero Veneto - Lettere - Non c’è stato un impegno chiaro - La questione cruciale della Slavia friulana e di Resia, territorio delle Prealpi Giulie, dove si cessa di parlare friulano per passare a varie parlate slave di antichissimo insediamento, è quella da un lato dello spopolamento e dell’invecchiamento che rischia di porre a repentaglio le basi demografiche di quelle comunità, dell’indebolimento delle caratteristiche etnico-linguistiche di quelle popolazioni che rappresentano un’importante componente del patrimonio culturale. Nelle Valli vi sono attualmente diverse posizioni sul problema linguistico, che possono essere così schematizzate. Una minoranza, orientata al centro-sinistra e sostenuta dal potente apparato della minoranza slovena di Trieste e Gorizia e della vicina repubblica di Slovenia, si muove per l’adozione a tutti i livelli dello sloveno ufficiale, coincidente con lo sloveno dell’area di Lubiana che è stato assunto come lingua standard, come lingua ufficiale di quella repubblica, e che trova importanti riferimenti nella Legge 38/2001. Una maggioranza che è assai legata alle locali parlate slave, ma che rifiuta ogni identificazione con la Slovenia e con la sua lingua, e che storicamente ha mantenuto legami di lealtà nei confronti di Venezia, dell’Italia e del Friuli, e che è stata orientata un tempo in modo compatto sulla Democrazia cristiana e tende attualmente verso i partiti del centro-destra che hanno conquistato nelle recenti tornate elettorali tutti i comuni tranne uno. Mentre sul problema della conservazione del patrimonio linguistico le forze di sinistra e talune componenti cattoliche hanno da anni fatto una scelta decisa a favore della lingua slovena quale si parla nella vicina repubblica, si pensava che le forze di centrodestra fossero più in sintonia con il comune sentire della maggioranza delle popolazioni locali, assai legate ai dialetti che da tempo immemorabile si parlano nelle valli del Natisone, del Torre e Resia. Il recente incontro organizzato dal centro-destra a San Leonardo il 3 dicembre sul tema «Impegno a favore delle Valli del Natisone, Torre e di Resia e della loro identità» ha fatto svanire tale impressione. Di fronte a un folto pubblico, che attendeva una parola chiara dai coordinatori regionali del Popolo della libertà Isidoro Gottardo e della Lega Pietro Fontanini, questi sono apparsi chiaramente impreparati o reticenti di fronte a quanto la gente voleva sentire: un impegno chiaro a favore dell’identità linguistica locale, che non deve coincidere con la diffusione dello sloveno in un territorio che rifiuta l’omologazione alle realtà d’oltre confine, ma che è ben orgoglioso della propria specifica identità. I rappresentanti regionali del centro-destra si sono dimostrati incapaci d’interpretare il sentire degli amministratori locali e si sono presentati con una serie di genericità che dimostra quanto siano distanti dai problemi del territorio e delle popolazioni locali. La nostra posizione sul tema è ben chiara. Senza cadere nella frammentazione portata all’estremo, riteniamo che si debbano valorizzare le identità linguistiche locali come si sono storicamente formate, che rappresentano una ricchezza su cui far leva per esprimere l’orgoglio di un’appartenenza a una cultura millenaria che va preservata e trasmessa al futuro, quale fonte di coesione e d’identificazione locale. Bisogna parlare, leggere e scrivere lo slavo locale. Chi saprà conoscere bene la parlata dei propri avi, e ne nutrirà l’orgoglio, potrà passare agevolmente alla conoscenza dello sloveno standard, qualora ne dovesse avere bisogno, o di qualsiasi altra lingua di ceppo slavo che viene parlata da Praga a Vladivostok. Non si deve imporre una lingua che viene da lontano e che non è sentita localmente come la propria. Comunque è necessario distinguere bene i ruoli. Compito della Provincia e della Regione non è quello di diffondere il tedesco standard nelle comunità di Sauris e di Timau. Questo sarà il compito del Goethe Institut o di altre istituzioni culturali tedesche o austriache. La Provincia di Udine o la Regione devono impegnare risorse e sforzi per conservare gli antichi dialetti carinziani che ivi si parlano. Lo stesso vale per le Valli slave. La diffusione dello sloveno standard sia compito delle istituzioni culturali della Slovenia. Provincia e Regione devono impegnarsi per conservare e valorizzare il patrimonio linguistico locale. Un invito agli amici delle Valli a non lasciarsi pervadere da complessi d’inferiorità nei confronti di politici che anche in questa occasione hanno dimostrato tutta la loro superficialità o insensibilità ai grandi temi dell’identità. D’altra parte, da chi sostiene gli interessi e segue gli ordini delle centrali politiche non ci si può attendere altro. (Alberto Siega - presidente dell’associazione Identità e tutela Val Resia)

 

- 13 gennaio 2011 - Messaggero Veneto - Lettere - Parlate locali e lingua slovena - Dalla loro fondazione e sovvenzionamento da parte italiana, i circoli culturali (o politici?) sloveni asserivano che attraverso l’insegnamento della lingua grammaticale slovena si sarebbe salvata la secolare lingua slava locale. Se, dal principio, questi “disinteressati” circoli culturali avessero dedicato le proprie energie a valorizzare la parlata locale con studi e ricerche mirate, cercando di coinvolgere in tal senso la classe politica e l’opinione pubblica, certamente i risultati oggi si vedrebbero: lo slavo locale e il resiano non correrebbero il rischio di estinzione. Senza il clima di sospetto e di confusione (voluta?) non ci sarebbe stato alcun ostacolo da parte di alcuno a insegnare anche lo sloveno; invece l’attività di quei circoli, voluta e sostenuta da una ben nota parte politica al di qua e al di là del confine, ha generato una forma di rigetto, specie nei giovani, che non se la sentivano di sottostare a queste proposte non condivise, ben conoscendo la forma di “democrazia” che il maresciallo Tito aveva instaurato in Slovenia, a pochi chilometri di distanza. Questi giovani (pur di diversa estrazione politica) avevano scelto liberamente, senza imposizione di chicchessia, di parlare l’italiano, dissociandosi non solamente dallo sloveno, ma anche dalla loro lingua madre pur sentendola parlare dai loro genitori, riconoscendone qualche atavica somiglianza con quella straniera lingua. Se le cose fossero andate diversamente da come le si vuol farle andare oggi, l’insegnamento dello sloveno nella scuola bilingue avrebbe avuto un altro seguito da parte dei nostri slavi. La “cortina di ferro” che divideva due diverse filosofie di vita e le invasioni subite nei secoli ci ha resi saggi... e prudenti nei confronti di chi fa “spassionatamente” i nostri interessi. Tuttora, la Slovenia, libera dalle politiche dell’ex Jugoslavia, pur essendo in Europa, tenta di mantenere certe nostalgie. Allorquando le nostre peculiarità fossero riconosciute e tutelate, come l’Europa dei popoli richiede, certamente i rapporti verso lo sloveno e la sua madrepatria cambierebbero decisamente in positivo, in un clima di reciproca fiducia con una più decisa integrazione europea. I rappresentanti politici attuali di centro-destra, votati a tutti i livelli: nazionali, regionali, provinciali e comunali dalle popolazioni della Slavia friulana, a tutt’oggi si rendono sordi (esclusi pochi) alle sollecitazioni che ricevono sulla questione dell’appartenenza etnico-linguistica di questi cittadini. Cittadini che da anni chiedono che venga fatta chiarezza e giustizia sulla questione suddetta. Cittadini che principalmente per questo motivo hanno riposto in loro la fiducia. Si ha la sensazione di sbattere contro un muro di gomma, viene da pensare che accordi sovrannazionali impediscano una giusta e definitiva conclusione di questa neverending story. Se le prevaricazioni che ci tocca subire da parte della minoranza slovena e dagli Stati che la supportano non saranno riconsiderate e ridimensionate dai suddetti politici non ci resterà che sperare che qualche hacker di Wikileaks, curiosando tra i documenti segreti di qualche ministero nostrano o estero, porti alla luce qualche scomoda trama o segreto accordo... (Renzo Onesti - San Pietro al Natisone)

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